L’hijab ai mondiali di calcio femminile

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Il 30 luglio 2023 una calciatrice del Marocco, Nouhalia Benzina, è scesa in campo durante i mondiali in Australia e Nuova Zelanda, indossando l’hijab. La storia di una libertà guadagnata ma controversa.

L’ hijab ai mondiali e la ricostruzione storica del traguardo raggiunto. La questione pratica

Per le donne musulmane il velo fa parte profondamente della quotidianità. È espressione di libertà spirituale e religiosità. Concetti e profondità difficili da capire per chi non li vive sulla propria pelle. Per questo motivo la FIFA, nel 2014, ha concesso alle atlete di indossare l’hijab ai mondiali. Tuttavia, è soltanto qualche giorno fa che, per la prima volta, gli spettatori di un mondiale hanno visto una calciatrice giocare con il velo. Un traguardo storico raggiunto dopo anni di lotte, polemiche e squalifiche. Perché sono state necessarie? Una delle risposte è pratica. Il regolamento prevedeva il divieto di indossare qualsiasi indumento impedisca il normale svolgimento del gioco. Per questo, per esempio, non si possono tenere bracciali o collane. Lo Hijab altro non era considerato che un velo legato attorno al collo. Dunque, per limitare i rischi di infortuni al minimo, era vietato scendere in campo con il copricapo.

Lo sport, però, è la voce dei tempi. La società ha iniziato a capire che non si tratta soltanto di un semplice copricapo ma di un indumento essenziale per l’individuo, non solo religioso ma anche culturale. Allora la praticità passa in secondo piano. Così grandi colossi dell’abbigliamento sportivo, come Nike e Adidas, iniziano a lavorare sua hijab traspiranti e più pratici. Conquistando sì, una nuova fetta del loro mercato ma, allo stesso tempo, sdoganando il velo. L’inclusione, l’apertura delle federazioni nazionali e le storie di grandi atlete, lontane dal panorama calcistico, hanno fatto il resto. Dalla scherma arriva Ibtihaj Muhammad a ispirare una nuova barbie che indossa l’hijab. Amna Al Haddad è campionessa di sollevamento pesi. Dal pattinaggio sul ghiaccio, la talentuosa Zahra Lari è stata il volto della Nike durante il lancio del velo sportivo per le atlete musulmane. Benzina ha potuto giocare con l’hijab grazie a loro.

Credits: Amazon

La questione maschilista e quella filosofica

I motivi di ordine pratico che vietavano l’uso dell’hijab ai mondiali sono superati. Tuttavia, altri, sono ancora controversi. Quando il regolamento della FIFA è cambiato, alcune figure hanno criticato l’organo internazionale. Accettare l’imposizione di indossare l’hijab significherebbe accettare anche il pensiero maschilista di dominazione sulla donna che si nasconde dietro la scelta di portare il velo. Scelta, in alcuni casi, obbligata per le donne. D’altro canto, anche costringere una donna a non portare l’hijab, limita la sua libertà. Per questo, in realtà, il nuovo regolamento a permesso a molte donne di avvicinarsi al calcio e, tramite esso, di emanciparsi da situazioni difficili. Ne è un esempio la storia di Zaynab, raccontata in questo podcast dell’Internazionale da Stefano Liberti. La calciatrice dell’Afghanistan è riuscita a lasciare il suo Paese e raggiungere l’Italia grazie al calcio. C’è un’altra questione, più “filosofica“, dietro il divieto di indossare l’hijab in un campo da gioco.

Si tratta del rapporto tra sport e religione o, meglio, tra sport e laicità. La stessa questione che, al momento, giustifica il divieto francese di poter praticare sport con il velo. Esatto. In Francia non è possibile scendere in campo con l’hijab ma non perché sia scomodo o perché possa rappresentare una mentalità maschilista. Nella nazione che nel 2024 ospiterà le Olimpiadi, la religione deve restare fuori dallo sport. Quindi, ogni simbolo religioso è vietato. Sarebbe vietato, per esempio, anche indossare il rosario. Permettere il velo sarebbe privilegiare la religione musulmana anche se si tratta di un simbolo culturale. In Italia, la situazione non sembra essere molto diversa visto che un arbitro ha sospeso una partita perché una calciatrice indossava il velo. Tuttavia, la sensibilità delle nuove generazioni sta aumentando.

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