Uefa: fuori i Russi dalla Champions League, e non solo

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Continuano le sanzioni sportive contro i russi: dopo il tennis ora è la Uefa a infliggere divieti di partecipazione alle principali competizioni 2022-2023. Così le squadre russe vengono escluse da Europa League, Conferenze League e Youth League. Oltre che dalla Champions

Uefa: ecco i provvedimenti

Arriva il colpo di scure dell’Uefa sulla Russia. Dopo l’esclusione dei tennisti da Wimbledon e dagli Internazionali BNL d’Italia, ora l’esclusione degli atleti russi riguarda anche il calcio. La federazione europea ha comunicato le decisioni del Comitato Esecutivo, una serie di provvedimenti che colpiscono sia i club sia le nazionali, maschili e femminili, a vari livelli. Lo scorso 28 febbraio, pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, erano state sospese da ogni torneo tutte le squadre rappresentanti del Paese. Misure che adesso sono state confermate e rafforzate in alcuni casi. Per quanto riguarda le società, nessuna squadra russa potrà partecipare alle principali competizioni 2022-23, come la Champions League maschile e femminile, Europa League, Conference League e Youth League.

Per quanto riguarda il ranking alla Russia, in quanto federazione, verrà assegnato d’ufficio per quest’anno il punteggio più basso che abbia totalizzato nelle ultime cinque stagioni, 4.333 punti per gli uomini e 1.750 per le donne. Come nazionale, sarà esclusa dalla Nations League e dagli Europei Under 21. La selezione femminile invece non potrà partecipare agli Europei di quest’anno (sostituita dal Portogallo) e alle qualificazioni per i Mondiali 2023. Un’ulteriore colpo a chi la guerra la sta subendo, non facendo. Gli atleti russi che non hanno preso decisioni belliche ma risentono del contraccolpo di un conflitto che gli sta facendo svanire il sogno sportivo a cui hanno dedicato la loro vita.

Sport che mette fine la guerra o viceversa?

Si legge sul China Daily dell’opportunità di una distensione tra Usa e Cina, possibilità offerte dallo sport. E’ stato il caso, scrive il giornale, delle
olimpiadi invernali appena ospitate da Pechino, dato che il 30% degli
atleti partecipanti si sono allenati in America, nello Utah, ma anche
dei motori, visto la casa automobilistica cinese Geely ha acquistato,
sempre nello Utah, un impianto di addestramento dei piloti, mentre vi
sono scambi nello hokey, e nella preparazione atletica tra Pechino,
New York e altre citta’ americane, come la californiana Irvine. Una buona nuova, legittima. Lo sport fa questo unisce.

D’altronde è la storia ad insegnarcelo. La tregua olimpica era proprio quel lasso di tempo in cui si interrompevano conflitti e inimicizie pubblici e privati. Soprattutto se si trattava di atleti e spettatori dei Giochi; la tregua era infatti in concomitanza delle Olimpiadi che si svolgevano nella città di Olimpia. Storicamente quindi se, a causa di un conflitto, si creava il rapporto tra sport e guerra (risultante quasi come un ossimoro) la direzione era opposta ad oggi. Lo sport metteva fine, anche se temporaneamente, alla guerra. Oggi si dà invece più potere all’odio. La guerra ferma lo sport, anzi gli atleti. Colpendo ancora di più quella dimensione umana già afflitta dagli scontri quotidiani.

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