Genoa-Bologna, lo scudetto delle pistole

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Come ben saprete, il Campionato di Serie A non è sempre stato a girone unico come lo conosciamo oggi. Nei primi anni ’20, dopo i conflitti e i campionati paralleli organizzati da FIGC e CCI, il Campionato venne organizzato in due gironi: il primo riguardante le squadre del Centro-Nord, il secondo per le squadre del Centro-Sud. Quella che vi sto per raccontare è l’incredibile storia dello scudetto 1924/25, che a distanza di quasi 100 anni continua a far parlare di sé e a far discutere i diretti interessati. Il famigerato “Scudetto delle Pistole“.

Genoa e Bologna in azione durante la finale dello Scudetto delle Pistole
Genoa e Bologna in azione nella finale dello “Scudetto delle Pistole”

Storia di scudetto, calcio e pistole

24 Maggio 1925, a Bologna si gioca l’andata delle finali del girone Centro-Nord. A sfidarsi i padroni di casa del Bologna e l’altra squadra “Rossoblù” d’Italia, il Genoa. Gli emiliani sono alla caccia del loro primo titolo, mentre il “grifone”, dall’alto della sua già lunga storia, cerca il decimo scudetto. L’andata termina 2-1 per gli ospiti, risultato che sembrerebbe indirizzare l’esito della doppia sfida. Al ritorno invece i rossoblu emiliani, agguantano il 2-1 nel finale riportando tutto incredibilmente in parità. Dunque si rende necessaria una terza finale, per decidere chi tra le due compagini affronterà l’Alba Roma, una delle 3 squadre che formeranno l’a.s. Roma.

Si opta per un campo neutro, e viene scelto il campo di gioco del Milan in viale Lombardia. Allo stadio si presentano in 12.000 spettatori, tra cui molti estremisti politici. L’impianto non è in grado di accogliere così tante persone, le quali dovettero accomodarsi lungo il terreno di gioco, quasi al limite con la linea del fallo laterale. Nonostante le tante vicissitudini, arriva il fischio d’inizio del match. Il Genoa parte alla grande e alla chiusura della prima frazione di gioco sembra avere la sfida in pugno con un netto 2-0, ma è il secondo tempo ad accendere gli animi.

Foto ricordo del Bologna nell'anno dello Scudetto delle Pistole
Foto di squadra del Bologna

Il secondo tempo

La seconda frazione ha qualcosa di incredibile. Ruota tutto intorno al minuto 61, quando Muzzioli salta un uomo, va via sulla fascia, calcia in porta e… In questi puntini di sospensione c’è tutta la controversia della vicenda. Per i bolognesi la palla ha varcato la linea di porta e dunque sarebbe il gol del 2-1. Per i genoani e anche per l’arbitro, il portiere con una gran parata ha deviato il pallone in calcio d’angolo. In campo si accende un parapiglia. I tifosi bolognesi, che sono sempre al limite della linea del fallo laterale, invadono il campo accerchiando l’arbitro Mauro che dopo circa 15 minuti di feroce discussione, cambia idea e assegna il gol al Bologna. Dunque 2-1, palla di nuovo al centro e partita riaperta.

A 12 minuti dalla fine il Bologna segna il gol del pareggio con Pozzi e successivamente il gol del vantaggio con Della Valle, rete però annullata per una carica sul portiere genoano. La partita si chiude sul 2-2. Il Bologna è impaziente di riscendere in campo per disputare i tempi supplementari, ma il Genoa, indignato per le continue invasioni di campo, le minacce e le pressioni all’arbitro non si presenta, alimentando di fatto il caos attorno a questa finale. Nei giorni seguenti, il Consiglio della Lega Nord, prese una decisione ambigua, entrambe le squadre presentarono reclamo e come non era mai successo e come non sarebbe mai più successo, il Consiglio decide di respingerli entrambi. La decisione finale è di annullare il match per via delle condizioni anomale e di stabilire dunque una nuova data per questo infinito spareggio.

Foto di squadra del Genoa durante lo Scudetto delle Pistole
Foto di squadra del Genoa

Il nuovo spareggio: lo scudetto delle pistole

Il 5 luglio a Torino si gioca quella che è la quarta finale, se di finale si può ancora parlare. Il risultato dopo i tempi supplementari è ancora di parità, 1-1, e sarà necessaria un’altra sfida. Nelle ore successive alla partita capita l’impensabile. Dal convoglio dei tifosi bolognesi partono dei colpi di rivoltella, che feriscono gravemente due tifosi genoani. Nei giorni seguenti, inizia una battaglia legale tra le due compagini. La Lega minaccia la radiazione del Bologna se la società non troverà i responsabili del fatto di Porta Nuova. Il Bologna, dal canto suo, mette in atto una strategia difensiva astuta. All’interno del Consiglio erano presenti uomini di diverse regioni, ma non emiliani. I rossoblu bolognesi gridarono quindi al “complotto” e al favoritismo verso il Grifone.

Nonostante la diatriba legale, giunge la decisione finale: la finalissima si disputerà il 9 agosto. Inizialmente viene scelta Torino, ma dopo il secco “no” da parte del sindaco a disputare una così delicata partita nel capoluogo piemontese, le squadre si troveranno nuovamente a Milano. Il campo non viene reso noto al pubblico per evitare nuovi scontri. Così in uno stadio vuoto ma estremamente militarizzato, si gioca l’ultima delle cinque finali. Se la aggiudica il Bologna per 2-0, grazie alle reti di Pozzi e Perin. Gli emiliani approdarono quindi in finale scudetto contro l’Alba Roma, vincitrice della Lega Centro-Sud, che non disputava una gara ufficiale da più di un mese. I campioni del Nord passano con un computo totale tra andata e ritorno di 6-0 e si aggiudicano così il loro primo titolo Nazionale.

L'ingresso in campo delle due sfidanti per la finale dello "Scudetto delle Pistole"
Le due squadre all’ingresso in campo per la finale dello “Scudetto delle Pistole”

Il ricorso genoano

Il contesto storico non va dimenticato in certi racconti. Quella del ’25 è un’Italia fascista. A Bologna comanda Leandro Arpinati, amico intimo e conterraneo di Mussolini e notoriamente tifoso rosso-blu. Arpinati è tra i primi eletti in parlamento nelle liste del PNF di cui è vicesegretario. Non è un caso se tra i tifosi bolognesi ci siano molte camice nere ed è altamente probabile che queste abbiano avuto un ruolo nel far cambiare idea all’arbitro Mauro. Dall’altra parte, Genoa è una città operaia. Molti dei giocatori di quella formazione sono portuali e la tifoseria genoana ha una radice che potremmo definire di sinistra.

Nonostante i decenni, il Grifone non ha mai digerito il modo in cui è arrivata quella sconfitta. Già a partire dagli anni ’80 e ’90 Fulvio Cerofolini, ex ferrotranviere eletto sindaco di Genova, presentò un’interpellanza parlamentare in merito al “Furto della Stella”. Così i genoani presero a chiamare quel campionato che per loro sarebbe stato il numero 10, con la conseguente assegnazione della stella d’oro. Dopo Tangentopoli, il fascicolo fu messo da parte. Nel 2016 e nel 2018, il Genoa ha ripreso in mano quel fascicolo per sottoporlo all’attenzione delle alte cariche, per far luce una volta per tutte su quanto accaduto. Nel 2019 il presidente della Lega Calcio, Gabriele Gravina, ha aperto una commissione che analizzi i fatti avvenuti in quell’annata da un punto di vista storico e scientifico così da chiarire definitivamente la verità sullo scudetto del 1925. Un titolo discusso, forse il più discusso nella storia del nostro calcio, che con il passare degli anni prese il nome di “Scudetto delle Pistole”.

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