Il sogno italiano di Simone Fontecchio: dalle Olimpiadi all’approdo in NBA

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Il mondo NBA è da sempre un pianeta sconosciuto e irraggiungibile per gli italiani. Si contano sulle dita delle mani i giocatori che sono riusciti a calcare i palcoscenici della Lega più prestigiosa del mondo e uno di questi è Simone Fontecchio. L’ultimo italiano ad aver realizzato il sogno di ogni bambino.

Simone Fontecchio Utah Jazz
Simone Fontecchio Utah Jazz (Credit Foto Getty Images)

Il sogno di Fontecchio: la chiamata in extremis in NBA

“L’NBA non era nemmeno qualcosa di pensabile quando ho iniziato a giocare. Nella storia siamo 8-9 italiani ad esserci riusciti. Solo due anni fa, durante le Olimpiadi, ho percepito che forse avrei potuto avere una chance”. Così Fontecchio ai microfoni del podcast ‘Passa dal BSMT’. L’ala piccola degli Utah Jazz ha raccontato il suo percorso nella pallacanestro, fino al fatidico momento della chiamata in NBA da free agent. Quest’anno ha vissuto la sua prima stagione nella Lega, confrontandosi con i migliori cestisti del mondo. Ha dovuto faticare per trovare spazio all’interno di una franchigia già molto strutturata ma in fase di ricostruzione. Pur essendo già un giocatore dalle numerose esperienze in Europa, è arrivato in America da rookie e ha dovuto confrontarsi con un mondo del tutto nuovo: “Sono consapevole di avere un’esperienza diversa da un ragazzo che arriva in NBA dal college ma di fatto sono un rookie come loro nella Lega e devo conquistarmi tutta la fiducia”.

Tra alti e bassi, Fontecchio ha sfruttato discretamente i minuti che ha avuto a disposizione. Nella sua prima annata in NBA ha viaggiato a una media di 6.3 punti e 1.7 rimbalzi, tirando con il 36.9% dal campo e il 33% da dietro l’arco. Certamente il tiro da tre punti rimane il suo punto di forza ma su diversi aspetti può ancora fare quel salto di qualità necessario per diventare un protagonista dalla prossima stagione. Fontecchio ha anche raccontato la trattativa che in extremis lo ha portato negli States: “Se entro il 15 luglio non si fosse concretizzato qualcosa sarei rimasto in Spagna. Sembrava non sbloccarsi nulla e invece il 14 notte è arrivata l’offerta. In quel momento stava succedendo. All’inizio non mi rendevo minimamente conto di dove mi trovassi, ho realizzato davvero la prima volta quando ho giocato la prima partita a Huston, segnando il mio primo canestro da tre punti dopo pochi minuti dal mio ingresso”.

Simone Fontecchio Utah Jazz
Simone Fontecchio Utah Jazz (Getty Images)

Un rookie col background europeo

Quella di Fontecchio è una responsabilità non indifferente. Ad oggi è lui l’esponente italiano in America e spetta a lui, attraverso le prestazioni, portare in alto il basket italiano. Modelli come Marco Belinelli e Danilo Gallinari possono essere dei punti di riferimento in questo senso ma certamente Simone ha ancora uno status tutto da costruire. Dalla sua può vantare un background europeo di assoluto livello che gli ha permesso di approdare in NBA e che dovrà sfruttare anche nelle prossime stagioni. “Sicuramente qualcosa ho già fatto, sono arrivato in NBA a 27 anni con un bagaglio di esperienze importanti”. Dagli inizi nella Virtus Bologna all’Olimpia Milano, fino alle esperienze in Germani all’Alba Berlino e in Spagna al Saski Baskonia. Senza dimenticare le esperienze con la nazionale con cui ha disputato le Olimpiadi e gli Europei nel 2022. Punto di riferimento del gruppo azzurro, non giocherà, però con Paolo Banchero che ha scelto di vestire la maglia di USA.

Il 16 dei Jazz, però, ha ben chiare le sue priorità, come raccontato durante l’intervista: “La Mamba Mentality è un concetto esasperato. Di Kobe Bryant ce n’è stato uno. Le cose importanti nella vita sono altre e la mia famiglia è fondamentale. La pallacanestro occupa solo una piccola parte e serve sempre il giusto equilibrio”. Un atleta che ha saputo adattarsi a un mondo del tutto nuovo come quello americano e che con grande umiltà ha affrontato a viso aperto i migliori cestisti della Lega. Il percorso oltreoceano di Simone Fontecchio è appena iniziato e noi tutti ci auguriamo che possa continuare per tanto tempo. Le premesse ci sono, adesso servirà uno switch in termini di completezza del gioco. Così da acquisire quello status necessario per stare al passo in una Lega di elite come quella americana.

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