Lo scacco matto della campionessa Anna Muzychuk che ha lottato per la libertà

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Anna Muzychuk nasce nel 1990 a Leopoli, città ucraina e diventa campionessa di scacchi. Dal 2004 partecipa alle Olimpiadi fino a che nel 2012 diventa Grande Maestro, il più alto riconoscimento negli scacchi.

Anna Muzychuk e il Djoko degli scacchi

Per tanti la regina degli scacchi è Beth Harmon, nella realtà la vera regina degli scacchi è invece Anna Muzychuk. I suoi titoli la precedono, ma un evento più grande la definisce non solo a livello sportivo ma anche umano. Sono giorni questi in cui i diritti riempiono le pagine di giornali e le bocche di molti, bocche che trovano un mezzo facile per rimanere mute esprimendo opinioni, i social. Lì ognuno prende una posizione, è il bello della democrazia. Così, in giornate in cui sui rotocalchi sportivi impera l’affaire Dkokovic, si crea quella spaccatura social tra i pro Djoko e i contro Djoko. Praticamente la divisione è tra No-Vax e Si-Vax. Eppure qui si va oltre l’assunzione di una posizione in tema vaccino che piace perché ci fa sentire parte di un qualcosa. Quello che ha fatto Djokovic è illegale, ingiusto, irresponsabile; aggettivi che si susseguono in una scala che va dal gravissimo al super gravissimo. L’illegalità è una scelta che viene pagata da chi la attua. L’irresponsabilità grava sugli altri, non (solo) su chi decide di esserlo. Djokovic nella sua vicenda è stato l’una e l’altra cosa.

Questa digressione a No-Vax Djokovic, come uno dei tanti meme che lo ha visto protagonista lo ha appellato, ha scatenato le furie e i consensi. Nel mio caso le furie. Furia soprattutto perché la mia memoria mi ha riportato al 2017 quando la sopracitata regina degli scacchi ha fatto qualcosa di più grande, ma con una risonanza più piccola. Complice sicuramente l’eco minore che gli scacchi hanno rispetto al tennis. Tuttavia quello che Anna Muzychuk ha fatto non ha nulla a che vedere con lo sport, ma con i diritti umani. La scacchista nel 2017 era la giocatrice migliore al mondo. Quell’anno il mondiale fa tappa in Arabia Saudita. Tuttavia a febbraio di quello stesso anno Anna gioca un torneo in Iran dove dovrà gareggiare con un hijab in testa. Questo fa presagire che la sua presenza al mondiale di settembre sia scontata. Errore di calcolo, una mossa inaspettata che solo da una campionessa come lei ci si poteva aspettare.

Scacco matto Muzychuk, quando la libertà batte l’oro

I suoi ori sono praticamente sicuri e anche grandi guadagni. Ma decide di rinunciare, complice forse la sensazione di malessere provata al torneo di febbraio dello stesso anno. “Tra pochi giorni perderò due titoli del campionato del mondo, uno dopo l’altro. Ho deciso di non andare in Arabia Saudita. Per non giocare secondo le regole di qualcun altro, per non indossare l’abaya (un lungo abito che copre tutto il corpo delle donne), per non essere necessariamente scortata quando sono fuori, per non sentirmi una creatura di seconda categoria”. Queste le motivazioni portate avanti con convinzione anche di fronte ai tentativi di farle cambiare idea attuati dalla federazione (FIDE), che ha cercato anche di trovare un compromesso con l’Arabia. Ma la questione non era per l’abito o i soldi, spiegava la scacchista. “Questa è una presa di posizione per far valere i diritti in cui crediamo, la cosa più terribile è che sembra non interessare a nessuno”.

Scacco matto. Si vedono persone prendere le parti di un atleta di sesso maschile che vuole capricciosamente giocare un torneo a cui non può partecipare. Non lo può fare perché non vaccinato, in tempi in cui per battere la pandemia la campagna vaccinale e l’invito a sottoporsi all’inoculazione è un leitmotif delle nostre esistenze. Non abbiamo assistito, all’epoca, alla stessa mobilitazione e non abbiamo sentito la stessa risonanza della coraggiosa decisione di Anna Muzychuk che ha agito esattamente al contrario. Si è ritirata in nome di un principio. Perché ciò che fa rabbia dall’affaire Djokovic non è se lui sceglie di vaccinarsi o no. Perdersi nel fazionismo vaccinale è errato e lo lasciamo agli stessi che si esprimono sui social. Ma se Djokovic crede con fermezza che sia giusto non vaccinarsi non pretenda di non rispettare le regole perché ciò che prima di tutto fanno gli sportivo è rispettare le regole e dare il buon esempio, e il secondo punto è propedeutico al primo primo. Abbiamo rischiato di creare un drammatico precedente. Questo rischio lo abbiamo scampato.

Quello che resta invece vero è che a fronte di tante querelle sulle scelte linguistiche per affermare il matriarcato sul patriarcato, c’è chi definisce lotta alla libertà qualcosa che non lo è, e ignora cosa lo è davvero, classificando una libertà di primo e second’ordine. Questo deve far arrabbiare più di un sostantivo maschile.
Io dico che Anna Muzychuk ha lottato per la libertà, Djokovic per la vanità.

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