Il declino dei lancieri? God save the Ajax

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Penultimo in classifica, allenatore e direttore sportivo licenziati, tifosi in rivolta e Amsterdam morta calcisticamente. L’Ajax è nella melma fino al collo, lotta per non retrocedere e non sa più giocare a pallone. Lontani anni luce il calcio totale, i ragazzetti terribili di Ten Hag e quella rosa che meravigliava gli appassionati. Calpestata l’eredità di Cruijff. I lancieri hanno ancora un futuro?

Ajax
(fonte HetParool)

Un mercato no sense, il peggior inizio di stagione della storia e la curva inferocita

La domanda regina è una: come si salva questo Ajax? Vedendolo in questo inizio di campionato, c’è da farsi il segno della croce. I lancieri sembrano uno scolapasta arrugginito. Penultimi, il direttore sportivo Mislintat cacciato ed indagato per loschi giri di milioni durante il calciomercato e l’allenatore Stejin esonerato. Da quando ho memoria, non ricordo un Ajax così in difficoltà come in questa stagione. È il peggior inizio di campionato di sempre. A rendere maggiormente l’idea del casino generale, c’è un dato molto curioso: la formazione biancorossa ha messo in campo 25 giocatori diversi dall’inizio della stagione. Senza scomodare gli almanacchi, è un record. Mai nell’Eredivisie una squadra aveva schierato tanti giocatori diversi in così poche partite. In quel di Amsterdam si è persa la rotta, è un dato di fatto, a testimoniarlo anche l’orribile derby contro la rivale storica, il Feyenoord. Tolto l’11 iniziale, composto da debuttanti assoluti, ovvero ‘millennials’ che non avevano mai giocato in Olanda, quello che fa impressione è l’atteggiamento.

Gli uomini dell’ex allenatore Stejin erano in uno stato confusionale imbarazzante. Non sapevano cosa dovessero fare o perché si trovassero lì. Puntuale è arrivata la protesta dei tifosi, estremamente feroce vista la partecipazione della compagine più agguerrita della curva. Scontri, bombe carte, fumogeni e sit-in militareschi contro la dirigenza anche nell’ultima sconfitta in campionato. Una protesta alimentata anche dal malcontento dopo il calciomercato estivo. Ad essere sinceri, si fa davvero fatica a trovare un senso nelle ultime trattative. L’ex DS Mislintat è stato protagonista di un caos totale. Il sistema Ajax lo conosciamo dai tempi di Cruijff, investimenti sul settore giovanile per crearsi i fuoriclasse direttamente in casa. È così praticamente da sempre. Bene, Mislintat ha sconvolto tutto, facendo crollare in due mesi un asset ‘ultraquaranttennale’. Venduti i migliori per incassare (Kudus, Alvarez e Timber), allontanati senatori (Klassen e Tadic), dentro ‘talentucci’ presi in giro senza esperienza o conoscenza del calcio ad alti livelli. Il risultato? Zero leadership, nessuno si prendere responsabilità, fragilità tattica e mentale, sconfitte a ripetizione.

L’Ajax 2019 (fonte IlFoglio)

Ma non può piovere per sempre. Da dove deve ripartire il nuovo ciclo dell’Ajax?

Perché ad Amsterdam il calcio si vive così, con passione carnale, visceralità, sentimenti profondi e fede incrollabile nella squadra. Un po’ come a Roma o a Napoli, per rimanere in terra nostrana. Il pallone, tra la Cruijff Arena e i sobborghi della capitale olandese, è un dogma, un credo che ti entra negli organi, si attacca al tuo DNA e resta lì generazione dopo generazione. Quella fiducia che i tifosi ripongono in club e giocatori è sinonimo di ricchezza, bellezza, amore per un qualcosa che va oltre il semplice gol, ma se viene tradita poi ci sono delle conseguenze da affrontare. Vedere l’Ajax penultimo in classifica, invischiato nella guerriglia della retrocessione, è come una pugnalata al costato per gli olandesi che mangiano, respirano, vivono di calcio. Andando a ritroso di qualche mese, le proteste della tifoseria c’erano già state sul finire della scorsa stagione. I lancieri avevano chiuso il campionato al 3^ posto, a 13 abissali punti dai nemici del Feyenoord campioni d’Olanda. Dopo 13 anni consecutivi in Champions, l’Ajax non si era qualificato.

La tifoseria si aspettava un potenziamento, un rafforzamento per risalire rapidamente sul tetto dell’Eredivisie, invece solo tanta confusione ed incapacità. Dopo la cacciata del DS Overmars (causa scandalo sessuale), a febbraio 2022, l’Ajax è lentamente ed inevitabilmente degradato. Insieme all’ex allenatore Ten Hag, Overmars aveva dato vita ad un decennio quasi perfetto, dove si ricorda l’epica cavalcata Champions del 2019. Sembrano infinitamente lontani gli anni con De Jong, Ziyech, Van de Beek, Blind, De Ligt o Mazraoui. Giocatori davvero forti, ultimi rappresentati dell’autentico modello Ajax. Talenti costruiti tra le mura domestiche ed esplosi in prima squadra. È proprio da qui che devono ripartire i lancieri, investendo sul settore giovanile e credendo in quei prodotti che vengono fuori da una cantera per anni presa a modello dall’Europa intera. Ben venga dar tempo ai nuovi acquisti arrivati da campionati minori dopo l’ultimo calciomercato (vedi Tahirovic, Borna Sosa, Borges, Sutalo) ma se ha funzionato per oltre 40 anni, perché il sistema Ajax non dovrebbe funzionare anche stavolta?

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