Tennis: Madrid e Roma, chi è favorito dal nuovo format?

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Dal 2023, i tornei di Madrid e Roma hanno raggiunto lo stesso status degli storici eventi di Indian Wells e Miami, con una durata di 12 giorni e un tabellone a 96 giocatori. Il tennis trae vantaggio dalla nuova formula?

Madrid e Roma format

Tennis, dal 2023 Madrid e Roma come Indian Wells e Miami

Si è sempre sentita, da parte di appassionati, giocatori e addetti ai lavori, la necessità di stabilire quale torneo di tennis potesse essere considerato il “quinto Slam”. Senza considerare il Masters di fine anno (attualmente la denominato ATP Finals), la scelta è sempre ricaduta su uno dei due Masters 1000 che si giocano in primavera sul cemento americano. Parliamo dei tornei di Indian Wells e Miami, a cui la stessa ATP ha sempre dato particolare rilevanza, concedendogli una durata di 12 giorni e il tabellone allargato a 96 giocatori. Fino all’anno scorso si trattava senza dubbio dei due più importanti appuntamenti della stagione tennistica ad esclusione delle quattro prove del Grande Slam. Ma da quest’anno le cose sono cambiate.

Infatti, dal 2023 lo status dei tornei di Madrid e Roma è stato equiparato a quello delle manifestazioni sopracitate. Una scelta che porta ad avere quattro diversi Masters 1000 con il format “lungo”. Ma per il tennis in generale, questo rappresenta un vantaggio? E, più nello specifico, quali tennisti possono essere favoriti dal nuovo format? Domande a cui non è semplicissimo rispondere, ma su cui possiamo provare a ragionare. Partiamo da una novità che non riguarda direttamente la nuova formula di Madrid e Roma, ma che è connessa al nuovo format. Parliamo dell’introduzione dei nuovi Challenger 175, eventi che vengono disputati durante la seconda settimana dei Masters 1000 con la formula allungata. Si tratta dei tornei di Phoenix (seconda settimana di Indian Wells), Cagliari e Aix-en-Provence (durante Madrid), Torino e Bordeaux (Roma).

Madrid Roma format Djokovic

Montepremi e livello più basso, ma per qualcuno è meglio così

A parte il discorso legato ai nuovi “Super Challenger” ci sono diversi aspetti del nuovo format che possono essere analizzati. Senza fare ragionamenti troppo complessi, un allargamento del tabellone a 96 giocatori favorisce l’ingresso nel main draw di tennisti con classifica più bassa. Se prima, con il format a 56 giocatori, era praticamente impossibile entrare in tabellone senza essere un top 50, ora c’è spazio per un maggior numero di giocatori. Ovviamente, questo aspetto è molto positivo per quei tennisti di seconda fascia che navigano tra 50esima e l’80esima posizione nel Ranking ATP. Per quanto riguarda il montepremi complessivo, quello dei tornei più lunghi è maggiore. Ma con un turno in più, a parità di partite vinte nel torneo i premi vinti dai singoli giocatori sono inferiori rispetto al passato.

In sostanza, a Madrid vincendo una partita del tabellone principale e accedendo ai trentaduesimi di finale si otteneva un montepremi di €27.045, mentre a Monte-Carlo – il più “povero” dei Masters 1000, e anche l’unico non obbligatorio – una vittoria nel main draw garantiva un montepremi di €41.700, raggiungendo i sedicesimi di finale. Comunque, va anche considerato che maggiore è il numero di partecipanti, maggiore è la possibilità (teorica) di avere un primo turno più semplice. A ogni modo, i tennisti che sembrano essere maggiormente sfavoriti da questa formula, sono i top player. Costretti a partire dai trentaduesimi, i primi 8 giocatori del seeding – che con i vecchi tabelloni esordivano nei sedicesimi – devono giocare due turni per conquistare gli ottavi di finale e 90 punti in classifica, che a quei livelli di Ranking rappresentano un punteggio quasi irrilevante. In sostanza, la nuova formula favorisce i più deboli e indebolisce i più forti.

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