Doping negli sport virtuali e reali. Che differenza c’è?

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Perché doparsi pedalando sui rulli in salotto collegati ad una console? La risposta potrebbe essere “ma perché non farlo”. Anche il doping, ormai, ha sfondato il confine degli sport reali, sporcando anche quelli virtuali. Adderrall, bot per migliori prestazioni e l’intramontabile testosterone. Qual è il confine?

(fonte VirgilioSport)

Dal doping negli sport virtuali a quelli reali. Differenze tra un settore e l’altro?

Come in ogni settore, anche in quello sportivo c’è un lato oscuro, fangoso, sporco e deleterio: il doping. La buona competizione, il sano agonismo, la sfida leale, sempre più spesso, sono stati danneggiati e alterati dal doping. Utilizzo di sostanze proibite per over-performare, attrezzatura illegale per raggiungere migliori risultati o espedienti per indebolire l’avversario, questo oceano di irregolarità rientra nel settore doping. Nel corso degli anni, gli sport maggiormente contraddistinti da queste pratiche sono stati calcio e ciclismo, ma un po’ dappertutto ci sono esempi. Con l’esplosione di esport e sport virtuali, soprattutto dalla pandemia in poi, purtroppo il doping ha sporcato anche questi ambienti, diventando quindi virtuale. Dalle competizioni videoludiche ai tornei con pro-gamer, passando per vari tipi di giochi come Counter-Strike, Fortnite, League of Legends oppure il nuovo ciclismo virtuale da salotto, il doping sta condizionando anche queste discipline. C’è chi lo maschera, chi prova a nasconderlo, chi, invece, cerca di muoversi tra illegalità e buon senso, ma resta il fatto che le prestazioni vengono alterate.

“Innanzitutto, serve fare chiarezza. Riguardo gli sport virtuali, come può essere pedalare sui rulli, viene richiesta la medesima prestazione fisica della corrispondente disciplina reale, quindi il doping può essere lo stesso. Ad esempio, medicinali per una maggiore prestanza, più ossigeno o migliore circolazione sanguigna – spiega Francesco Lombardo esperto di gaming – Per l’esport, invece, si parla di aiuti illegali che aumentano la reattività e la concentrazione nel manovrare pad, tastiera o mouse. Famoso è l’Adderrall, un farmaco che va ad alterare proprio la capacità di concentrarsi sullo schermo. Questo può essere molto utile per i pro-player visto che svolgono un’attività soprattutto mentale”. Il doping, quindi, c’è su entrambe le sponde, però la differenza sostanziale è che nello sport reale i controlli sono serrati, nel virtuale o digitale, invece, considerato anche il terreno ancora vergine, i confini della legalità non sono tracciati con chiarezza. Ad oggi, c’è solo un caso conclamato di doping negli esport e riguarda il pro-gamer Cuyler Garland.

doping sport virtuali reali
(fonte ReBull)

‘Classiconi’, nuovi prodotti e scorciatoie. Come cambiano le prestazioni con il doping digitale?

Un talento della console, un prodigio dei videogame Cuyler Garland, alias Huke. Nel 2020 aveva vinto i Mondiali di COD, non rispettando le regole però. Pochi mesi dopo, confessava di aver usato il medicinale Adderall. “Un agglomerato di anfetamine, ecco cos’è Adderall – spiega Francesco Lombardo – Assomiglia alla dopamina, migliora la capacità recettiva delle cellule. Il cervello trasmette più segnali e informazioni, aumentano riflessi, coordinazione e soglia dell’attenzione”. Un perfetto esempio di doping digitale, insomma, ma non ci si ferma mica qui. Esistono, infatti, altre forme di scorciatoie per migliorare le proprie prestazioni. Ad esempio, nel ciclismo virtuale, si possono collegare dei bot all’apposito programma di pedalata e così facendo si truffano i risultati delle gare senza far alcuna fatica. In gergo si chiamano ‘bot code cycling’ e sono dei software che svolgono in maniera autonoma le funzioni dell’atleta, mentre il ‘gamer-truffatore’ si rilassa nel salotto. Diversi i ‘fuorilegge della pedalata digitale’ negli ultimi anni. Il più eclatante è senza dubbio quello di Cameron Jeffers, noto ciclcista-youtuber.

In occasione di un torneo internazionale online, il reo-colpevole, per sbloccare potenziamenti e upgrade sulla propria bici multimediale, ha utilizzato dei ‘bot-code’, alterando le proprie prestazioni all’interno della piattaforma Zwift. Risultato? Andava a mille rispetto agli avversari. Basti pensare che, in una simulazione del Tour de France, aveva battuto il record di Lance Armostrong. Tutto più semplice quando al tuo posto pedala un robot, vero Cameron? Multa e squalifica per lui, però questo fa capire come siano pressoché infinite le modalità per doparsi negli sport virtuali o nei cugini dell’esport. Facendo un recap, la bilancia dell’illegalità ad oggi sembra pendere più verso il settore digitale, visto che, ancora, non sono presenti dei veri e propri controlli o regole chiare per combattere questi episodi. Nella realtà, invece, analisi ed esami sono sistematici. Un aspetto, però, accomuna i due settori, che sia sopra una sedia da gaming, pedalando su rulli meccanici o in mezzo al campo con un pallone tra i piedi, ci sarà sempre qualcuno che proverà a giocare sporco.

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