Ciclismo virtuale: cosa ce ne facciamo di una pedalata in salotto?

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Indoor cycling, il termine tecnico per definire una delle attività di home fitness più praticate degli ultimi anni. Dal lockdown in poi, i cultori del ciclismo virtuale sono aumentati esponenzialmente. Pedalata fissa, bici senza avanzamento e simulazione tecnologica. È questa la nuova frontiera ciclistica?

Ciclista professionista impegnato negli allenamenti a casa (fonte gazzetta)

Il metaverso va in bici. Tecnologie, app, visori, futurologia e addio tradizione

Il filosofo Pierre Lévy considera la parola “virtuale” come la più utilizzata dell’ultimo ventennio a livello globale e sarà preponderante nella vita di ogni essere umano nel prossimo futuro. Non tanto con l’accezione che gli veniva data nei primi anni ’70, come qualcosa di ignoto e quasi da esorcizzare, ma “virtuale” riferito ad un mondo sintetico elaborato da tecnologie digitali, capaci di entrare in ogni aspetto della quotidianità. Questo ‘ipertecnologismo’, misto alla futurologia tra intelligenze artificiali e metaversi, si è fatto spazio anche nel ciclismo, creando una nuova tendenza, l’indoor cycling. Sport da salotto, pedalata al coperto o ciclismo virtuale, stiamo parlando di una delle attività di home fitness tra le più praticate. A partire dal lockdown, con la pandemia che imperversava, tutti chiusi in casa e senza la possibilità di vivere all’aperto, l’indoor cycling ha preso piede, aumentando esponenzialmente il suo appeal. Già utilizzato in passato dai professionisti come metodo di allenamento, negli ultimi anni ha conquistato la grande platea.

Bici fissa al suolo, pedalata senza avanzamento su rulli smart e simulazione del ciclismo da strada attraverso visori ottici, app o tv full immersion. Insomma, l’indoor cycling ha dato vita ad un nuovo modo di pedalare. Che la tecnologia fosse entrata nel ‘ciclismo vecchia scuola’ lo sapevamo già tra bici all’avanguardia, gomme super-performanti, abbigliamento ultra-tecnico e minicomputer di bordo, ma ora c’è stato un ulteriore upgrade. Uno sport fatto di aria aperta, contatto diretto con la natura, pioggia, freddo, intemperie e caldo tropicale, senza dimenticare la tradizione della ‘pedalata coi soci’, sembra aver raggiunto un nuovo status. Come dal calcio di quartiere, giocando tra portoni e parchi cittadini, si è passati al pallone virtuale di Fifa, così anche per il ciclismo è iniziata l’era del metaverso. Simulare da casa la scalata del Mortirolo, o le tappe costiere della Tirreno-Adriatica si può. Grazie a software come Zwift, Garmin Connect e Training Peaks, l’esperienza è molto immersiva. Tutto davvero stimolante e avangaurdistico, un rischio però c’è: la perdita del tradizionale gusto di provare il vero ciclismo.

Home fitness con un programma di ciclismo virtuale (fonte LifeinTravel)

Ciclismo virtuale, semplice supporto al training o vero e proprio sport?

Che siamo nell’epoca del ‘virtualismo’ e delle tecnologie portate all’estremo è indubbio. Anche lo sport si sta adeguando a questo nuovo asset, però non vanno perse di vista quelle che sono le caratteristiche fondanti di questo settore. Contatto fisico, confronto con l’altro, relazione autentica con compagni o avversari e rapporto con l’ambiente reale. L’avanguardia tecnologica ha migliorato molti aspetti delle attività sportive, tuttavia il pericolo è quello di alienare e isolare chi le pratica. Console, app, o software dedicati all’home fitness spuntano come funghi, ma è opportuno trovare la giusta misura. “In medias stat virtus” dicevano i latini. Consigliabile alternare, trovare un giusto compromesso tra l’attività casalinga e lo sport outdoor. Sia esercizi in casa che sedute in palestra, tapis roulant in garage e corsetta al parco, ‘biciclettata’ domenicale con gli amici e pedalata in salotto quando piove. Un corretto mix per non perdere il valore della condivisione nello sport.

Come nuova pratica il ciclismo virtuale è letteralmente esploso nell’ultimo periodo. Gli acquisti di rulli, home bike e programmi appositi sono schizzati nelle tendenze Amazon. La pedalata vecchio stile, tuttavia, è un’altra cosa. Lo dice anche Peter Sagan, pluricampione mondiale: “Sono un ciclista vero e non virtuale. Odio pedalare sui rulli. La strada è ben diversa”. Per quanto una simulazione in salotto possa essere veritiera con pendenze riprodotte alla perfezione, tracciati mappati al millimetro e ampia scelta di grandi classiche da percorrere, il ciclismo a cielo aperto rimarrà sempre speciale. Le sensazioni nell’effettuare un curvone o il vento che contorna gambe, braccia e viso, sono qualcosa che difficilmente un simulatore può trasmettere. Allora, il ciclismo virtuale non potrà mai diventare uno sport? Difficile dirlo, l’UCI ha già provato ad organizzare qualche competizione di e-cycling, ma per ora resta allenamento, un support-training per i pro e per gli amanti delle due ruote.

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