Intervista a Pencil, eSports coach

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Abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche parola con Mattia Guainazzi, meglio conosciuto come “Pencil”, ex head coach degli Outplayed e attualmente co-owner del team. Da sempre appassionato di videogiochi, ha creato un sito di notizie relativo al fenomeno nascente degli eSports insieme ad un gruppo di amici: Outplayed.it. Con il passare del tempo, ha deciso di continuare ad osservare gli eSports, ma da molto più vicino, creando un team competitivo per i tornei di League of Legends. Stabilito il roster, Pencil ha deciso di occupare il ruolo di coach. Un po’ perché era l’incarico che più gli si addiceva, un po’ perché, ci scherza su lui stesso, con le mani non se la cavava poi così bene.

pencil coach
Gli Outplayed (2017) con il coach Pencil (primo da sx)

I primi successi da coach nel mondo eSports

Pencil ha iniziato a giocare a League of Legends dalla season due, risalente al 2012. L’ambiente competitivo, però, è tutta un’altra cosa. La partenza non è mai facile. Bisogna introdursi in un contesto ampio e affrontare squadre che hanno già gareggiato, che hanno già esperienza del mondo competitivo. Lui, però, si dice soddisfatto dei risultati ottenuti. “Abbiamo fatto molto bene, partendo da poco, subito. Siamo riusciti ad ottenere secondi posti raccogliendo quelli che in un certo senso erano ‘scarti’ di altri team”. La crescita è stata rapida e quasi sorprendente.

Con i primi piazzamenti, sono arrivati anche budget maggiori, con cui gli Outplayed sono riusciti ad assoldare giocatori più competitivi, raccogliendo un successo dopo l’altro. “C’è stato un anno in cui siamo riusciti a vincere tutto quello che si poteva vincere a livello nazionale, con il team di League of Legends” che, va ricordato, rappresenta il campionato esportivo più importante. Lol è il gioco con più visualizzazioni e più seguito e ha un campionato “successivo” dopo quello nazionale.

outplayed coach pencil

L’EU Master, il palcoscenico europeo per coach e proplayers

I vincitori del Pg Nationals, il torneo nazionale più importante di Lol, ottengono l’opportunità di gareggiare nell’EU Master, una sorta di Champions League di LoL. “Riot Games (casa produttrice proprio di LOL n.d.r.) è riuscita a creare una buona struttura a livello di tornei, e per ora è anche l’unica ad averlo fatto; forse c’è in programma di inserire una struttura simile per Rainbow Six”. L’Italia ha partecipato, riuscendo a strappare qualche vittoria nei gironi, ma senza mai arrivare alla vittoria finale. Chi, fino ad ora, è riuscito a fare meglio di tutti, sono stati proprio gli Outplayed.

Secondo me, un vincitore vero e proprio, lo vedremo tra un po’”, risponde Pencil quando gli chiedo della differenza con i team che riescono a fare meglio anche in campo europeo. “Il livello italiano, secondo me, non è così distante da quello europeo. Sicuramente lo staff dietro fa la differenza, a livello di preparazione in generale. Ci sono più persone che lavorano ad un unico scopo, più esperte, e quello aiuta”. Questo è uno dei motivi per cui nell’immediato sembra impossibile cambiare la situazione; le Academy hanno un’organizzazione troppo grossa alle loro spalle, e mezzi di cui molte altre squadre non possono usufruire.

Italia accademia di grandi talenti

Non abbiamo comunque visto Academy vincere sempre – continua Pencil –, perché ci sono team di leghe regionali che si impegnano un sacco. L’Italia è sicuramente una regione ancora in crescita, nel settore esportivo. Abbiamo ancora della strada da fare per arrivare al livello della Spagna, ad esempio, ma siamo già un competitor di un certo livello“. Da coach, ma soprattutto da esperto osservatore del panorama esportivo, Pencil si lascia andare a una previsione: “Penso che ci vorranno almeno tre anni per poter essere una contendente seria al titolo. Si sa, l’Italia è lenta al cambiamento, ma negli ultimi anni molte cose si stanno muovendo più velocemente, e meglio.”

E’ vero che solo gli Outplayed sono riusciti ad ottenere un discreto risultato agli EU Master, ma l’Italia è stata culla di talenti che sono riusciti a emergere agli LEC (League European Championship), il massimo campionato europeo. Orome e Shadow, per esempio, anch’essi passati tra le fila degli Outplayed, sono titolari nei MAD Lions, team attualmente al primo posto al LEC. “Di Orome non dico niente perché è stato solo di passaggio con noi, ma Shadow ce lo siamo cresciuto e coccolato, e sono molto felice di dove è riuscito ad arrivare”. Afferma orgoglioso Pencil che aggiunge: “Tra l’altro io glielo avevo detto che ci sarebbe riuscito, ‘tempo due anni e sarai ai LEC’, e così è stato”.

Il mestiere del coach

Gli occhi puntati sull’Italia sono un fattore molto importante. Non solo perché impreziosisce il prestigio della nostra nazione, ma anche perché ci eleva a campionato degno di nota. Ciò rende possibile l’acquisto di giocatori più forti e l’arrivo di più sponsor, che agiscono in termini di notorietà e liquidità. Per lo split in corso, Pencil si è fatto da parte dall’incarico di Head Coach, per occuparsi di questioni amministrative. Al suo posto, è arrivato Lasse Sleby, meglio conosciuto come Fykling. “Sono molto soddisfatto del lavoro che il coach sta facendo, le draft sono sicuramente le migliori del torneo, sia per coerenza che per funzionalità“. Come per i giocatori, per assicurarsi le prestazioni di un coach, si fanno dei “tryout”. Ovvero delle prove in cui si esaminano vari candidati e li si fa lavorare facendo esattamente quello che farebbero prima, durante e dopo una partita di torneo. Ma cosa fa, esattamente, un coach?

Pencil ci risponde esaustivamente, come solo un vero coach potrebbe fare.
Il coach si occupa di tutto quello che riguarda l’allenamento del team, che si divide in tre attività: scrim, VOD review, lavoro sul singolo giocatore e/o sulle sinergie di squadra“. La scrim è una partita d’allenamento contro altri team, amichevole e senza pubblico. È il fulcro di tutto l’allenamento, occupa almeno cinque ore della giornata ed è il lavoro pratico più importante per i giocatori. Il VOD review, come dice la parola stessa, consiste nel guardare, analizzare e scomporre i replay propri o degli avversari, per cercare di migliorarsi, correggersi e imparare. Con il lavoro sul giocatore singolo, s’intende andare ad analizzare i punti di forza e i punti deboli di un proprio giocatore, chiedendogli di allenarsi sui primi e correggersi sui secondi.

Come scalare la soloQ “facilmente”?

Cerchiamo di fare scrim quattro o cinque giorni alla settimana, e sono cinque ore di allenamento continuo, in cui bisogna mantenere la concentrazione dall’inizio alla fine“. Due giorni di solito sono di torneo, dove il coach interviene solo prima del match, nella composizione della draft, e dopo, nell’analisi finale. Sì, ma per chi non è un professionista o non ha un team strutturato su cui fare affidamento?

Non sono riuscito a far andare via Pencil prima di avergli fatto qualche domanda su come migliorare i miei risultati su Lol “Ashe e Varus in soloQ sono pick splendidi che in pochi considerano, hai modo di scegliere tu quando ingaggiare e crearti un fight con dei cooldown miseri, poi la scelta dei tempi e sapere o meno se è un fight vincibile sta a te“. Dopo queste pillole ci salutiamo, con l’amara consapevolezza di non avere alcuna speranza di entrare nel mondo competitivo di League of Legends, per quello del Tetris potrei essere ancora in tempo però.

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