Ben Spies: dagli U.S.A. alla conquista del mondo

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Il Motomondiale torna ad Assen, dove l’americano Ben Spies vinse la sua unica gara in MotoGP nel 2011. Dai successi nel campionato AMA a quelli del mondiale, Ben è stato uno dei più grandi piloti statunitensi del nuovo millennio

Ben Spies Yamaha

Dagli Stati Uniti al mondiale, sempre a gomiti larghi

Dal 1999 al 2005 non c’era quasi mai stata lotta nel campionato AMA Superbike. Ad esclusione del 2002, anno del successo di Nicky Hayden, Mat Mladin era stato in grado di vincere tutti i campionati. Sei titoli in sette anni avevano fatto del pilota australiano il più vincente di sempre nella manifestazione statunitense riservata alla derivate di serie. Ma un anno più avanti l’esplosione di un un giovane ragazzo di Memphis avrebbe cambiato le cose. Stile inconfondibile, con i gomiti larghi, Ben Spies era il degno avvesario di Mladin che tutti gli Stati Uniti stavano aspettando. Ben si era già messo in mostra nel 2005 vincendo la sua prima gara, ma solo a partire dal 2006 avrebbe iniziato a contendere il titolo al rivale. Una lotta pazzesca durata tre stagioni, con altrettanti campionati vinti dall’americano al fotofinish.

La battaglia più bella fu quella del 2007, decisa all’ultimo giro dell’ultima gara, sul bellissimo circuito di Laguna Seca. La vittoria di Spies regalò il titolo a Ben per appena un punto: 652 contro i 651 di Mladin. L’australiano aveva vinto le sei gare precedenti, e avrebbe chiuso il campionato con dodici successi complessivi contro i sette di Spies, ma quest’ultimo ebbe il merito di ottenere solo due piazzamenti in tutto il campionato: o primo (sette volte) o secondo (dodici volte, sempre dietro al suo avversario). La costanza di rendimento fu decisiva per la vittoria finale del pilota a stelle e strisce. Confermato il titolo anche l’anno successivo, Spies ebbe la possibilità di fare la sua prima esperienza nel mondiale Superbike, passando alla Yamaha per la stagione 2009.

Il miracolo in Superbike, poi la sfida del Motomondiale

Il 2009 di Spies fu incredibile. Alla sua prima partecipazione di sempre nel mondiale delle derivate di serie, riuscì a mettere a segno la pole position e vincere gara-2 sulla pista di Phillip Island. A Losail, nel round successivo, la prima doppietta. Ben avrebbe realizzato la pole in tutti i primi sette appuntamenti della stagione – ancora oggi record per un esordiente – ma in quegli stessi round sarebbero arrivati anche diversi errori per l’americano. Dopo la gara di Kyalami, Spies era indietro di 88 punti rispetti a Noriyuki Haga, suo rivale per il titolo. Le speranze di poter trionfare erano quasi nulle. Poi il miracolo: sette vittorie nelle successive nove manches, fino all’epilogo di Portimao, con una vittoria e un quinto posto che permettono al pilota di Memphis di trionfare. Quattordici vittorie su ventotto gare, esattamente le metà di quelle corse nell’intera carriera in Superbike. Dall’anno successivo, inzierà l’esperienza nel Motomondiale.

Dopo una buona prima stagione nel team Monster Yamaha Tech 3 (una pole e due podi) nel 2011 Spies è già nel team ufficiale Yamaha Factory Racing, compagno di squadra del campione del mondo Jorge Lorenzo. Il futuro sembra essere dello statunitense, che nella settima prova della stagione domina tutti i suoi avversari. Ad Assen Ben sfiora la pole – viene beffato da Marco Simoncelli per nove millesimi di secondo – ma la domenica è il dominatore assoluto e chiude con oltre sette secondi e mezzo di vantaggio su Casey Stoner, conquistando il suo primo successo in una gara della MotoGP. Purtroppo per lui resterà un episiodio isolato. Arriveranno anche tanti problemi fisici nelle stagioni successive, che lo porteranno a un prematuro ritiro nel 2013: “In MotoGP non sono mai riuscito a essere a mio agio – dichiarerà Ben in un’intervista del 2020 – la differenza con una Superbike è enorme”.

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