Mondiale femminile, accordo Rai-Fifa per vederlo in tv. Ma che fatica!

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La Rai ha acquistato dalla FIFA i diritti mediatici per le partite della nazionale italiana di calcio femminile. Vedremo i mondiali in tv, ma che fatica!

Credits: FIGC

Cosa vuol dire esattamente servizio pubblico? Le polemiche per le partite dei mondiali in tv

Una polemica andata avanti per settimane, se non mesi. La televisione pubblica italiana (ma le fanno compagnia anche altre emittenti nazionali europee) è entrata in contrasto con la FIFA per i mondiali di calcio femminile che si giocheranno in Australia e Nuova Zelanda tra il 20 luglio e il 20 agosto 2023. Il primo a intervenire è stato Gianni Infantino, presidente del principale organo calcistico globale, accusando la RAI di aver proposto una cifra troppo bassa per i diritti della Women’s Word Cup. Un importo addirittura duecento volte inferiore rispetto a quello corrisposto per i mondiali in Qatar (in cui, ricordiamolo, la nazionale italiana NON giocava) definendolo quindi ridicolo. Il passo successivo: la minaccia di oscurare i mondiali ai Paesi con cui non è possibile raggiungere un accordo. Dunque, tutti a favore della parità tra i sessi e della diffusione del calcio femminile, fin quando non ci sono di mezzo i soldi.

Da un lato c’è un organo internazionale che ha investito una cifra ingente per garantire un bel torneo e un montepremi degno di questo nome anche al calcio femminile ma che ha bisogno di un ritorno economico dell’investimento. Dall’altro un ente che usa i soldi dei cittadini e deve rendere conto delle operazioni economiche. La FIFA accusa la RAI di lavorare per l’uguaglianza di genere solo a parole. La RAI si difende: essendo comunque un’azienda, deve comprare tenendo conto dello share e dell’appetibilità del prodotto. Di certo il fuso orario non gioca a favore della nazionale. Tuttavia, essendo un servizio pubblico, il suo obiettivo principale non dovrebbe essere quello di far quadrare i conti. Ecco la definizione dalla Treccani: “Servizio che lo Stato fornisce al fine di garantire l’interesse generale e i diritti fondamentali dei cittadini e di assicurare un adeguato livello di protezione sociale e di cultura della popolazione“.

Credits: RAI

Il lavoro in vista dei mondiali

In molti hanno lavorato molto sul calcio femminile e sarebbe stato un peccato vanificare lo sforzo di tutti gli addetti ai lavori non garantendo la giusta visibilità alla nazionale. Sono scesi in campo giornalisti, calciatori, ex campioni del mondo, il ministro dello sport Andrea Abodi e alla fine vedremo i mondiali in tv (anche se le cifre non sono note). In vista del mondiale la FIGC ha allungato il campionato, modificandone la formula. Le calciatrici hanno continuato a giocare fino ai primi di giugno (la finale della Coppa Italia, vinta dalla Juventus, è stata disputata il 5 giugno). Va sottolineato lo sforzo dei club che hanno loro permesso di arrivare preparate all’appuntamento. La nascita del professionismo è un altro fattore che dimostra l’importanza dell’intervento dello Stato per l’interesse pubblico. Bisogna ammettere che anche la RAI ha fatto la sua parte, con alcuni interessanti documentari, come quello dedicato a Sara Gama.

La questione, comunque, per i diritti tv della Nazionale di calcio femminile è solo una parte di quella più grande che ha visto contrapporsi la FIGC e la Rai, tanto da far ipotizzare la creazione di un canale di Federazione. Anche se, visti gli ultimi cambi ai vertici, non è da escludere un nuovo contratto. Le recenti polemiche, comunque, non hanno minato le azzurre e il loro entusiasmo. La nazionale di Milena Bertolini inizierà il proprio cammino contro l’Argentina (ventottesima Ranking FIFA), il 24 luglio alle 8:00 di mattina (orario italiano). Nel girone G, insieme alla nostra Nazionale ci sono anche Svezia (terza nel ranking) e Sudafrica (cinquantaquattresima). Passano agli ottavi di finale le prime due classificate di ogni gruppo. Quindi, sulla carta, l’Italia potrebbe superare agilmente questa fase. Il miglior risultato, finora, della nazionale femminile è stato il raggiungimento dei quarti di finale.

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