Eric Cantona, l’enfant terrible

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Da sempre il calcio ha dato alla luce personaggi eccentrici, per certi versi megalomani, difficilmente decifrabili anche a causa di un’infanzia difficile e una fama arrivata all’improvviso. Il capostipite di tutti loro è George Best, calciatore straordinario con un demone potentissimo al seguito, l’alcool, lo stesso che ha portato nel proprio bagaglio Paul Gascoigne. Loro hanno visto il proprio talento invecchiare precocemente a causa di scelte sbagliate fuori dal campo; mentre il nostro protagonista in quanto ad intemperanza dentro il campo non ha rivali. Eric Cantona, l’enfant terrible che ha stravolto due nazioni.

La foto che comunica il passaggio di Eric Cantona dall'Auxerre al Marsiglia
La foto che comunica il passaggio di Eric Cantona dall’Auxerre al Marsiglia

Gli inizi

Eric nasce a Marsiglia da una famiglia di origine sarda da perte di padre e catalana da parte di madre. Il primo club che lo tessera è l’Auxerre. Nel cuore della Francia trascorre due anni nel settore giovanile prima del salto tra i grandi, intervallati da un prestito al Creteil-Lusitans. Nel 1988 conquista l’Europeo u-21 con la Francia, vetrina perfetta per mettere in mostra il suo talento. Lo nota il Marsiglia, squadra di cui è tifoso, che lo acquista, sperando di aver trovato il calciatore che gli possa assicurare un futuro luminoso. Nella sua città natale rimarrà solo due stagioni intervallate anche queste da due prestiti. Il talento è indiscutibile ma le intemperanze caratteriali iniziano ad avere un peso nella sua crescita. Dopo la finale di Champions League persa contro la Stella Rossa, l’Olympique lo cede al Nimes dove in una partita scaglia il pallone addosso all’arbitro dopo esser stato ammonito.

A seguito di questo episodio, la Federcalcio francese lo convoca aspettandosi delle scuse ma lui di tutta risposta, li apostrofa uno ad uno come “Idiot”. Il risultato? Due mesi di squalifica. Dopo la sentenza, Eric è furibondo con la sua federazione, rea secondo lui di non valorizzare il suo talento e per questo annuncia l’addio al calcio ad appena 25 anni. In questo momento della sua carriera interviene l’ allora C.T. della Francia che di talento e di intemperanze se ne intende: Michel Platini. Le Roi non vuole di certo rinunciare ad un talento di quel calibro e cerca una soluzione per il ragazzo. La soluzione è una sola, l’Inghilterra. Lì i ritmi sono più elevati, la gente più passionale e meno pudica, ambiente perfetto per Eric.

Eric Cantona con la maglia del Leeds
Eric Cantona con la maglia del Leeds

King Eric Cantona

Lo cerca il Liverpool, ma lui rifiuta perché gli chiedono di mettersi in prova ed Eric Cantona, ovviamente, non fa provini. Gira un altro paio di squadre fino a che non trova quella perfetta per lui, il Leeds. Il suo approdo a Elland Road è un vero e proprio successo, riportando il Leeds sul tetto d’Inghilterra dopo 18 anni. Terminato il primo anno in Inghilterra, Sir. Alex Ferguson non ha dubbi, è lui l’uomo perfetto da cui far partire il ciclo vincente del Manchester United. Il leggendario manager gli affida la venerata maglia numero 7 dei Red Devils, appartenuta prima di lui al già citato George Best, un’iniezione di fiducia non da poco. La mossa si rivela azzeccata, Eric riporterà ad Old Trafford la Premier League che mancava da 26 anni.

La stagione, ‘93/94, è la migliore dal punto di vista personale. 27 gol, seconda Premier League consecutiva, F.A.Cup, 4 espulsioni e terzo posto nella classifica di France Football per il Pallone d’oro, alle spalle solo di Baggio e Bergkamp. Eric è ormai l’idolo indiscusso di ogni bambino, una sorta di Sivori degli anni ’90, tanto impulsivo quanto angelico e anche lui con un tratto distintivo unico nel suo genere: il colletto della maglia sempre rigorosamente alzato, un’autentica icona di arroganza. La stagione 1994/95 vede ancora favoriti per il titolo i ragazzi terribili di Ferguson. Pronostici alquanto affrettati visto che alla fine a trionfare è il Blackburn di Alan Shearer. Durante la stagione, i Red Devils si vedono superare proprio dai Rovers, accorgendosi così che il terzo titolo consecutivo sta sfuggendo. L’aria ad Old Trafford non è delle migliori e a confermare ciò arriva il 25 gennaio del 1995, data indimenticabile per ogni amante del calcio.

Il calcio rifilato al tifoso del Crystal Palace
Il calcio rifilato al tifoso del Crystal Palace

Kung fu Eric

Londra, 25 gennaio 1995, a Selhrust Park si gioca Crystal Palace-Manchester United, partita fondamentale per gli ospiti. L’allenatore dei padroni di casa riserva al talento francese un’attenzione speciale, mettendo Richard Shaw a uomo su di lui. Il difensore del Crystal Palace non gli dà respiro con falli e trucchetti che solo chi ha giocato a calcio conosce. Pochi minuti dopo l’inizio del secondo tempo, Eric gli rifila un calcione sotto gli occhi dell’arbitro che non può far altro che espellerlo. All’uscita dal campo è accompagnato da una bordata di fischi, passa a testa alta vicino ai tifosi di casa e uno di loro in particolare inizia ad inveirgli contro, apostrofando in tutti i modi. Eric si ferma, lo osserva per qualche secondo e poi lo aggredisce con un calcio volante. Le immagini fanno il giro del mondo, la situazione è ingestibile e così lo United oltre ad una salata multa, lo sospende fino al termine della stagione.

Eric va in vacanza con la moglie incinta a Guadalupa così da sfuggire ai tabloid che non fanno altro che parlare di lui. Al suo ritorno lo attende la FA che lo interroga sull’accaduto e lui risponde così. “Vorrei chiedere scusa al presidente della commissione e anche al Manchester United, a Maurice Watkins e ad Alex Ferguson. E vorrei chiedere scusa anche alla prostituta che ha dormito nel mio letto la notte scorsa”. La Federazione lo squalifica per 8 mesi mentre al termine del processo penale, la condanna è di 2 settimane di carcere tramutate poi in 120 ore di servizi sociali. Al termine di quest’altra sentenza, riserva ai giornalisti presenti la sua frase più iconica, una frase sfuggente, incomprensibile ed indecifrabile proprio come lui. “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine”. Si alza, ringrazia e se ne va, senza aggiungere altro.

Eric Cantona durante il processo
Eric Cantona durante il processo

La Nazionale e gli ultimi anni

Con la maglia dei Blue, Cantona vanta uno score di tutto rispetto. 20 gol in 45 partite, numeri che però non gli hanno permesso di entrare nell’Olimpo degli eroi transalpini. Troppe le delusioni con la Nazionale come l’eliminazione da Euro ’92 e quella al mondiale di Usa ’94, senza contare le dichiarazioni ai tempi del Nimes e il calcio rifilato al tifoso in Inghilterra che gli hanno inimicato buona parte della stampa di casa.

Dopo l’episodio di Selhrust Park, Eric torna in campo, realizzando un gol al nuovo esordio. Regalerà un altro anno e mezzo di grande calcio, arricchito da altre 2 Premier League, una F.A. Cup e il suo quarto Charity Shield. A poco meno di 31 anni decide che è arrivato il momento di dire basta con il calcio. Il gioco di cui si è innnamorato non esiste più e lui, da anticonformista quale è sempre stato, non vuole far parte di un business. Oggi è un attore e un regista di discreto successo ma la sua fama all’interno di ogni campo di calcio riecheggia ancora oggi perché personalità come quella di Eric Cantona non nascono ogni giorno.

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