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Serie A e tris di finali in Europa. Allora non è tutto da buttare

Autore: MARCO BERTORELLO | Ringraziamenti: AFP via Getty Images

Non accadeva dal 1994. Quella volta in finale, nelle Coppe europee, c’erano andate Milan, Inter e Parma. Dopo 29 anni, il tris si è ripetuto. In Champions l’Inter, in Europa League la Roma e Fiorentina in Conference. Tre finali che fanno rima con rinascita, ripartenza e nuovi valori. La malandata Serie A dà lezioni a mezza Europa. La concretezza conta più dei milioni? Un top club si misura solo dal conto in banca?

Serie A Europa
I calciatori di Inter, Roma e Fiorentina esultano per aver raggiunto le finali (fonte magzine)

Dall’Europeo vinto alle finali di Coppa: il calcio italiano è rinato?

Critiche, processi alle intenzioni e funerali calcistici. Dopo l’ennesima mancata qualificazione all’ultimo mondiale, il calcio italiano ne aveva subite di ogni. Fango, sfottò e caterve di giudizi negativi gli sono stati gettati addosso. Giustamente direi, vista l’importanza regale della Coppa del mondo. Le squadre nostrane faticavano contro i colossi europei e i mezzi economico-finanziari non erano sufficienti per competere oltralpe. Eppure, soppesando gli ultimi risultati, qualcosa sembra cambiato. Quell’Europeo vinto nel 2021 e additato come un ‘trionfo miracolato’, forse non è stato un ‘gioioso episodio isolato’, ma c’è qualcosa di più concreto sotto. Prendiamo in esame le tre finaliste italiane in Europa: l’Inter all’ultimo atto della Champions, dopo un percorso sorprendente, la Roma alla seconda finale europea consecutiva in 11 mesi e la Fiorentina con pieno merito in Conference. Diversi giocatori di queste squadre facevano parte della spedizione con l’Italia di Mancio, vedi ad esempio Barella, Acerbi, Bastoni o Belotti, per fare qualche nome.

Il numero cresce esponenzialmente se si aggiungono i calciatori delle altre italiane uscite in semifinale o ai quarti come Juventus, Milan e Napoli. Insomma, questo tris di finali europee conferma che il trionfo azzurro non è stato un qualcosa fine a sé stesso e soprattutto che il calcio italiano non è tutto da buttare. Ma allora non siamo così scarsi? Il ‘nostro pallone’ è rinato? Brocchi, bidoni, scarsi, scegliete voi il termine, non lo siamo stati mai, di talenti in Italia ne abbiamo sempre avuti, ma spesso si guarda con troppa e immotivata ammirazione i presunti fenomeni esteri, denigrando ingiustamente i calciatori nostrani. Se il calcio italiano sia rinato, uscendo definitivamente dall’involuzione, è difficile dirlo, certo è che dal 2020 ad oggi, le squadre di Serie A, oltre ai recenti risultati, hanno raggiunto 4 semifinali e due finali di Europa League, senza dimenticare il dominio in Conference. Rispetto al precedente quadriennio (2015-2019), si è fatto decisamente meglio. Insomma, questa non è la resurrezione della Serie A, ma ‘tira un’aria’ di ripartenza.

Da sinistra la gioia di Lukaku e Dumfries, Mourinho e i calciatori della Fiorentina (fonte ilSole24Ore)

Milioni infiniti contro low cost e concretezza. In Europa, la Serie A vince con la resilienza

Guerre puniche, invasioni barbariche e battaglie contro i Galli, gli antichi romani ce lo avevano insegnato 2000 anni fa: quando l’avversario sembra migliore, bisogna incassare, saper soffrire e aspettare il momento propizio per vincere. Questo è quello che, in soldoni, i club di Serie A hanno mostrato nella recente stagione europea. D’altronde, l’indole della resilienza è parte integrante del DNA italiano e del nostro calcio. Non un semplice e banale ‘stile catenacciaro’, ma una propensione vera e propria ad affrontare, nel modo più giusto possibile, un evento complesso o un periodo difficile. Esempio chiarificatore di questa attitudine è senz’altro l’ultimo match europeo della Roma, che ha eliminato a suon di concretezza e chiusure difensive l’agguerrito Leverkusen. Ecco, la concretezza, altra parola da legare a questo triplete di finali. Mentre i top club europei sciorinano milioni ‘a iosa’ e ingaggi stellari, acquistando in blocco presunti campioni manco fossimo al supermercato, le nostre squadre sono concrete, non sperperano denaro e puntano su interpreti adatti alle loro caratteristiche.

Se andiamo a contare milioni e potenziale economico, i club di Serie A non potrebbero competere con nessuno, eppure Inter, Roma e Fiorentina sono arrivate decisamente più avanti rispetto a PSG, Bayern, Chelsea, Man United o Barcellona. Questo perché essere meno ricco non vuol dire essere meno forte, meno organizzato e meno quotato per la vittoria finale. Il conto in banca, in altre parole, ha un certo peso, ma non è preponderante, perché il risultato si può raggiungere attraverso altri percorsi. Questo storico tris di finali, che non si verificava da 29 anni, non deve farci dimenticare, però, che la realtà calcistica italiana presenta ancora diverse problematiche legate a infrastrutture, organi istituzionali, razzismo, violenza e impatto economico. Insomma, i recenti traguardi europei non devono gettare sabbia sopra queste tematiche così delicate, che vanno necessariamente affrontate. Allo stesso tempo, è giusto godersi questo bell’en plein nelle coppe europee, figlio della concretezza e della resilienza italiana.

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