Rubén Limardo, da campione olimpico a rider

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Se avessi una medaglia olimpica al collo, da poter sfoggiare con orgoglio negli anni, penseresti mai un giorno di dover fare per necessità il rider? Probabilmente no. Eppure a Rubén Limardo è successo. Classe 1985, schermidore venezuelano, campione olimpico a Londra 2012, un secondo lavoro che lo porta a pedalare per circa 50km al giorno, ed un sogno chiamato Tokyo per cui ancora lottare.

Rubén Limardo
Rubén Limardo: medaglia d’oro a Londra 2012 – Credit Foto Getty Images

Rubén Limardo: la storia del campione olimpico venezuelano

Se ti trovi a Lodz, in Polonia, e ordini uber eats, il tuo cibo potrebbe essere consegnato da un campione che ha deciso di non mollare mai”. Rubén Limardo, schermidore venezuelano, medaglia d’oro alle olimpiadi di Londra 2012 e medaglia d’argento ai mondiali 2013 e 2018 nella spada individuale, oggi sta facendo parlare di sé per qualcosa che va oltre il risultato sportivo. Grazie ai suoi successi è il secondo atleta nella storia del suo Paese a vincere un titolo olimpico dopo il pugile Francisco Rodriguez, oro a Messico ‘68. E anche per questo in Venezuela è considerato un eroe nazionale.

Il suo talento parla da sé, eppure anche un campione Olimpico come lui ha bisogno di lavorare per mantenere sé stesso e la sua famiglia. È padre da ormai 5 anni, e adesso a Lodz, in Polonia, dove vive da 19 anni, fa il rider per Uber Eats, consegnando cibo a domicilio. Pedala per circa 50km al giorno per le vie della città, e sempre con il sorriso sulle labbra. Il suo sogno però resta sempre vivo: le prossime olimpiadi lo aspettano e non rinuncerà a Tokyo per nulla al mondo. Per coloro che credono che alcuni di noi abbiano “privilegi” per i risultati, lasciate che vi dica che non è così. Anch’io, ultima medaglia d’oro olimpica del Venezuela, esco tutti i giorni al lavoro per andare incontro ai sogni che devo ancora realizzare”.

Rubén Limardo
Rubén Limardo per le strade di Lodz, pronto a consegnare

Rubén Limardo: l’eroe olimpico che fa il rider

Adattarsi ai cambiamenti è senza dubbio un lavoro per coraggiosi”. A scriverlo è lo stesso Rubén in un suo post sui social. E mai alcuna frase è stata più azzeccata in un periodo come questo. La crisi economica in Venezuela, seguita da quella che il Covid-19 ha portato in tutto il mondo, ha causato ulteriori riduzioni ai rimborsi spese degli atleti venezuelani. E gli sponsor? Penserete. Se sei un atleta, e per di più con una medaglia d’Oro olimpica che ti ha proclamato eroe nazionale, avrai sicuramente degli sponsor a sostenerti e supportarti per il tuo lavoro di atleta, giusto? E invece no. Questo forse vale per molti atleti nel mondo, ma non per quelli come Rubén Limardo.

Gli sponsor che avevamo hanno interrotto da mesi i pagamenti dicendoci che riprenderanno a darci qualcosa il prossimo anno, visto che l’Olimpiade ci sarà nel 2021. Quindi dobbiamo inventarci qualcosa per tirare avanti, e quello del rider è un lavoro come un altro”. Ed ecco che Ruben, così come tutti i suoi compagni di squadra, ha dovuto cercare un secondo lavoro per continuare ad inseguire quel sogno che nel 2021 lo attende a Tokyo. Non ha interrotto una giornata di allenamento, e i suoi appuntamenti sono dai clienti che lo attendono per le consegne, e in palestra a sudare per sognare una seconda medaglia olimpica.

Rubén Limardo

Rubén, lo schermidore coraggioso

Leggere di questa storia oggi ci regala due facce dello sport. Quella bella, di un atleta che da inarrivabile per i suoi successi e il suo talento, diventa uno di noi, costretto a cercare un secondo lavoro per mantenere vivo il suo sogno, e non solo. Un atleta che quasi ci commuove per la sua tenacia. Dall’altra, ci mostra invece il lato più triste: ovvero quella di una incredibile disparità che già conosciamo nel mondo dello sport, dove per alcuni il primo ostacolo da battere non è l’avversario, ma il mondo che lo circonda. E in cui gli atleti, armati di spada e pronti a duellare, non sono semplici sportivi, ma uomini e donne coraggiosi.

Quelli come Rubén, hanno le idee chiare e la voglia di rimboccarsi le maniche. Non si possono permettere di aspettare fermi le risorse necessarie per fare l’atleta. Per la prima volta a 35 anni lo schermidore venezuelano si dedica anche a qualcosa che non è solo sport, e che, come dichiara lui stesso, lo riempie di soddisfazione. Posso dire con orgoglio che oltre allo sport ho un secondo lavoro per guadagnarmi da vivere e mantenere la mia casa […]. Ogni km che pedalo mi aiuterà a ottenere la medaglia che voglio ai Giochi di Tokyo”. E noi oggi, non possiamo che fare il tifo per gli eroi come Rubén, che nonostante tutto, non smettono mai di sognare.

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