Ronaldinho vince il premio alla carriera: il Messia che ha portato gioia nel calcio

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Non basterebbe neanche il migliore dei riconoscimenti per descrivere cosa ha rappresentato Ronaldo de Assis Moreira, Ronaldinho, per il calcio. Il premio alla carriera ricevuto pochi giorni fa ai Globe Soccer Awards di Dubai, però, mette un altro importante tassello sulla storia di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Un personaggio iconico che ha fatto sognare intere generazioni; i denti sproporzionati da personaggio dei cartoni, l’espressione stupita, il sorriso stampato. Un genio nella parte di un bambino che non ha mai smesso di correre dietro al pallone, portando gioia a tutti coloro che lo guardavano.

Ronaldinho: il Messia del calcio

Il premio alla carriera è un riconoscimento che solo in parte rende l’idea di quello che ha rappresentato Ronaldinho nella sua epoca. Il giovane ragazzo nato a Porto Alegre è apparso al grande calcio nel periodo di massimo splendore di Ronaldo Il Fenomeno. Il cognome era lo stesso e per questo motivo nasce il nome Ronaldinho, Gaucho, perché proveniente dal sud del Brasile. Dinho muove i primi passi nel Gremio ma i primi veri lampi di talento li mostra in nazionale. Il grande salto arriva con l’approdo al Paris Saint-Germain nel 2001. Non gli serve molto per diventare uno dei giocatori sensazionali del momento e nel 2002 vince il Mondiale da protagonista. In Francia i colpi di genio non mancano ma la consacrazione definitiva e inequivocabile arriva con il trasferimento al Barcellona. Il club dove trova l’habitat ideale per esprimere tutta la sua genialità sopraffina. “Ronaldinho è il giocatore che tutti aspettavamo, io l’ho battezzato il Messia”, ha detto il grande José Altafini sul funambolo di Porto Alegre.

Dinho diventa l’espressione massima del calcio europeo. Migliora nella fase realizzativa ma gli assist diventano il suo marchio di fabbrica. Si diverte a tracciare corridoi invisibili per i comuni mortali, congiunge altruismo e genialità per far brillare il suo Barça. Quando il pallone gli arriva tra i piedi l’unica certezza è che diventerà oro. Ronaldinho rende il Barcellona la squadra del momento, vince numerosi trofei e il verdetto diventa quasi scontato: nel 2005 conquista il Pallone d’Oro nel cinquantesimo anno del premio, una coincidenza forse, o magari un segno del destino. Uno dei momenti di massimo splendore del brasiliano si materializza nella notte del 19 novembre 2005, al Santiago Bernabeu, nel grande ‘Clasico’ tra Real Madrid e Barcellona. Il testa a testa tra Ronaldo e Ronaldinho viene stravinto dal ‘Messia’ che segna due gol che lasciano senza parole anche Casillas e mandano al tappeto i blancos. Il Bernabeu è tutto in piedi ad applaudire. Un evento “non Real, ma irreale” (così definito in telecronaca da Altafini) capitato solo una volta prima di allora, per un certo Diego Armando Maradona.

Un genio complesso caduto sul più bello

Come spesso accade a molti brasiliani, anche il talento di Ronaldinho si è spento prima del previsto. Dopo aver toccato il punto più alto della carriera, ha regalato gli ultimi sprazzi di poesia in Italia, al Milan. Dobbiamo ritenerci fortunati ad averlo potuto ammirare nel nostro campionato ma certamente non abbiamo visto il Ronaldinho che aveva incantato il calcio per anni. Il Gaucho rossonero è stata solo un’illusione, spentasi velocemente a causa delle continue tentazioni: donne, alcool e notti in discoteca. Col passare del tempo Dinho ha perso la spensieratezza che lo ha reso diverso da tutti gli altri; quella ingenuità nel rincorrere il pallone, accarezzandolo come forse nessuno aveva mai fatto prima.

Ronaldinho ha vissuto un rapido declino che ha spento la sua scalata sul più bello e che è proseguito anche con vicissitudini extra-campo. Nel marzo del 2020 il dieci brasiliano è stato arrestato con il fratello Roberto de Assis. L’accusa riguardava possesso di documenti d’identità contraffatti. Una macchia non da poco nella storia di uno dei più grandi poeti del calcio che, però, non può cancellare quanto costruito sul rettangolo verde. Quanto ci mancano i suoi assist visionari senza guardare, i suoi passetti contati prima di ogni calcio di punizione, i passi di samba dopo i gol, i suoi sorrisi con i dentoni sporgenti. Basti pensare che ha preso sotto la sua ala un certo Leo Messi, guidandolo verso la sua esplosione. Ronaldinho è stato lo spot di un calcio puro e meraviglioso, il manifesto del talento cristallino che vale il prezzo del biglietto, in due parole, il Messia.

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