Nella corsa, per la corsa. Potere benefico del running tra società, cultura e solidarietà

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Due sono le prossime corse che hanno carattere benefico e sociale. In una, Io corro per loro c’è la solidarietà e la vicinanza a una causa di tutti, i bambini che stanno male. Nella seconda c’è il ricordo, quello dei nostri antenati. E’ la Corsa del ricordo con carattere culturale. Perché per la corsa e nella corsa c’è soprattutto condivisione e solidarietà. La storia ce lo insegna

Loro o l’oro?

La corsa è uno degli sport più solidali. Questa sfaccettatura riguarda lo sport in generale ma senza cadere nelle banalità, va detto che in alcuni sport si sente più forte che in altri. Così la corsa diventa terreno fertile per la solidarietà, occasione perfetta per veicolare valori più alti. Sarà per questo che se c’è da “fare del bene” si organizzano corse o maratone. E’ espressione comune “corsa benefica in favore di..”.
Prossimamente ce ne sono due in programma. La prima ha a che fare con i bambini.
Si chiama Io corro per Loro ed è la seconda edizione che si terrà il 16 ottobre a Roma, precisamente nei giardini di Villa Borghese. Sarà anche in modalità connessa. Sarà possibile partecipare ovunque in Italia e nel mondo.

L’obiettivo è riuscire a raccogliere 4 milioni di euro da destinare alla ricerca pediatrica. Si corre per loro, non per l’oro. L’intero ammontare raccolto sarà devoluto da Fiagop (Federazione italiana associazioni genitori e guariti oncoematologia pediatrica onlus) al bando europeo per progetti di ricerca Fight Kids Cancer 2022. Due settimane dopo, il 30 ottobre, il connubio vede protagonista, insieme alla corsa, la cultura. La corsa del ricordo vuole commemorare i massacri delle foibe e il drammatico esodo delle popolazioni di Istria Fiume e Dalmazia dai territori nazionali occupati dalle forze del Maresciallo Tito al termine della Seconda Guerra Mondiale. Si terrà infatti contemporaneamente a Roma, Milano, Trieste e San Vito dei Normanni. “Guardando al passato si costruisce il futuro. Questo lo scopo della corsa.” Ha commentato Riccardo Viola, Presidente CONI Lazio.

Corsa: 3 momenti di indimenticabile condivisione

Occorre ricordare che valori di fratellanza e amicizia nella corsa arrivano dagli atleti stessi. Gesti di indimenticabile solidarietà fra i runner durante gare importanti, dove è più difficile mantenere quel senso sportivo, a livelli così alti. Nel 2012 a Venezia Eric Fontanari, ragazzo tetraplegico corre la Venice Marathon. Al 25esimo chilometro il vento che si oppone è solo l’ennesima difficoltà per Eric che non riesce a terminare la gara. Alex Zanardi dopo aver tentato con le parole a spronarlo fa molto di più. Lo spinge e lo trascina fino al traguardo dove sgancia la handbike per permettergli di conquistare la vittoria.

4 anni dopo nel 2016. Alle Olimpiadi di Rio durante la corsa dei 5000 metri femminili, la neozelandese Nikki Hamblin cadde al terzo chilometro. Trascinò con sé l’americana Abbey D’Agostino. Proprio quest’ultima, cadendo inaspettatamente, si procurò un infortunio al ginocchio. Fu lei, però, la prima a rialzarsi e a spronare la compagna neozelandese a fare lo stesso. Per arrivare fino alla fine. Così come in Messico ha fatto Alistair Brownlee che ha portato al traguardo suo fratello nell’ultima tappa del World Series di Triathlon. Qui il corpo di Jonathan si spense e la sua vista si annebbiò. Raggiunse l’arrivo grazie a suo fratello. Resteranno loro i due vincitori morali del Triathlon. Ultimo ma solo per cronologia, impossibile dimenticare la condivisione dell’oro di Gimbo con Barshim a tokyo 2020. Lo sport è anzitutto condivisione. Nella corsa ancora di più.

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