Videla passa, l’Argentina resta

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La storia dei Campionati del Mondo e quella politica di un Paese si sono molto spesso intrecciate. La portata sociale di questo torneo, ha fatto si che nel corso degli anni molti governi o presunti tali, lo utilizzassero come strumento di propaganda e di rafforzamento del potere centrale. Il Mondiale del 1978 in Argentina è probabilmente il caso più eclatante di vicinanza tra Mondiali e Politica interna di un Paese. Un evento sportivo ribattezzato il Mondiale Desaparecido.

Videla per le strade di Buenos Aires con la sua Junta Militar
Videla, al centro della foto, per le strade di Buenos Aires con la sua Junta Militar

Il quadro politico-sociale

Il 24 Marzo 1976 è una data scolpita sulla pelle di ogni argentino. Con un colpo di stato la giunta militare guidata dal generale Juan Rafael Videla prese il potere. Dopo aver arrestato Isabela Peron, l’allora capo dello Stato, il nuovo dittatore diede inizio al ‘Processo di Riorganizzazione Nazionale’. Come prima operazione, la Junta Militar sospese la Costituzione, abolì ogni partito, compreso quello conservatore e sciolse il Parlamento che fu sostituito da un’assemblea di capi militari. Le atrocità più grandi, come spesso accade in dittatura, furono commesse contro gli oppositori politici o presunti tali. Ogni persona iscritta ad un sindacato, che avesse partecipato a manifestazioni politiche o che fosse iscritta al partito peronista, venne perseguitata. Di notte centinaia di macchine di Stato, con a bordo militari, perlustravano ogni casa alla ricerca di questi ‘nemici’, strappandoli alle famiglie.

Donne e uomini venivano trasportati nei palazzi di tortura e sottoposti alle più atroci violenze. Gli unici momenti di pausa, come raccontarono i superstiti anni dopo, erano i 90 o più minuti delle partite della Seleccion. Il più famoso palazzo di tortura era l’Esma, Escuela de Mecanica de la Armada, ex caserma della marina, oggi museo della memoria. Sorge a qualche centinaio di metri dal Monumental di Buenos Aires, lo stadio della finale del mondiale d’Argentina. Un’altra pratica molto frequente era quella dei ‘voli della morte’. I militari, dopo aver drogato i prigionieri, li scaraventavano direttamente dall’aereo in volo. Si contano oltre trentamila vittime di questa procedura, passate alla storia con il nome di Desaparecidos. Trentamila persone freddamente gettate da una carlinga d’aereo e lasciate scomparire nell’oceano.

l'Esma, il più grande centro di tortura del regime, oggi museo della Memoria
l’Esma, il più grande centro di tortura del regime, oggi museo della Memoria

Las abuelas de Plaza de Mayo

Mentre il regime proseguiva indisturbato la sua opera, le uniche proteste erano quelle dalle madri dei Desaparecidos: in silenzio, ogni giovedì, percorrevano la piazza di fronte al palazzo di governo per chiedere giustizia ma soprattutto verità per le loro morti. Le donne divennero il simbolo della lotta al regime, alle madri dei Desaparecidos si aggiunsero le Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne in lotta per il riconoscimento dei figli dei prigionieri di guerra. Si contano oltre 500 “Chupados”, neonati sottratti ai genitori e dati in adozione a militari e generali del regime. Queste donne non ricevettero l’attenzione dovuta. Solo alcune emittenti olandesi, unica nazione pubblicamente esposta contro la dittatura videlista, diedero loro spazio televisivo, con un servizio andato in onda durante la cerimonia di apertura del mondiale d’Aergentina, nella quale il Generalissimo pronunciò il suo finto discorso di pace e amicizia tra i popoli.

Testimonianze dirette dell’epoca affermano come alcuni giocatori olandesi e svedesi avessero boicottato la cerimonia per prendere parte alle manifestazioni, ma dalla ricostruzione dei fatti ciò non accadde, per lo meno non quel giorno. Probabilmente un incontro privato tra alcuni giocatori e le madri ci fu, anche se non riscontrato ufficialmente, se non da alcune donne presenti: “Giocatori olandesi e svedesi vennero in Plaza de Mayo. Camminarono con noi. Sapevano che manifestavamo ogni giovedì e la cerimonia di apertura del mondiale fu un giovedì. Loro si avvicinarono, si presentarono, e camminarono con noi. Seppero dare valore allo sforzo delle Madri di sopportare quella che era una festa di aguzzini. In generale il popolo olandese fu molto importante per noi”.

Le Nonne di Plaza de Mayo in protesta
Le Nonne di Plaza de Mayo in protesta

L’Argentina si prepara al Mondiale

Il generale Videla ereditò il compito di organizzare il Campionato del Mondo del 1978. Competizione perfetta per ridar lustro alla Nazione e per dare l’immagine di un Paese unito e pacifico alle nazioni estere. Un torneo con intenti puramente politici, paragonabile a quello che Hitler organizzò a Berlino nel ’36. L’organizzazione del torneo portò notevoli finanziamenti: una cifra paragonabile a 700 milioni di euro per la ristrutturazione degli stadi e altri 700 milioni per opere di urbanistica.

La Seleccion non stava passando il suo miglior momento sportivo. Nei tre mondiali precedenti non riuscì mai a superare la prima fase e in quello del ’70 non si qualificò. La federazione capì che era il momento di cambiare registro e per portare avanti questa rivoluzione, come guida tecnica scelsero Cesar Luis “El Flaco” Menotti, un allenatore visionario, che nonostante fosse vicino all’opposizione politica, riuscì a salvarsi poiché considerato l’unico in grado di portare alla vittoria l’Argentina.

Il Mondiale d’Argentina

L’inizio non fu dei migliori per il mondiale dell’Argentina. Sconfitta dagli Azzurri all’esordio grazie ad un gol di Bettega nella ripresa, riuscirono comunque a passare il primo turno arrivando fino al girone delle semifinali. Essendo il primo vero Mondiale televisivo, le partite non si giocavano in contemporanea. Così Menotti e i suoi scendono in campo contro il Perù consapevoli di dover segnare 4 gol per raggiungere la finale. I peruviani schierano il portiere di riserva, Quiroga: argentino naturalizzato peruviano nonché ex giocatore del Rosario Central, città che ospita proprio la semifinale. Negli anni successivi, si venne a conoscenza di  altri dettagli riguardanti quella partita come la visita di Videla negli spogliatoi avversari. La partita non ebbe storia. L’Argentina vinse 6-0 con doppietta di Mario Kempes e si qualificò per la finale del mondiale, in una giornata ribattezzata la Marmelada Peruana.

Nell’altro girone delle semifinali, l’Italia uscì sconfitta per 2-1 contro l’Olanda di Ernst Happel e la Germania Ovest perse contro la già eliminata Austria grazie ad un gol all’88’ di Krankl. E’ dunque tutto pronto per la finalissima, Argentina-Olanda. I padroni di casa passano in vantaggio con il solito Kempes ma si fanno raggiungere all’81’ da un colpo di testa di Nanninga. Al 90’ minuto l’Olanda avrebbe il colpo del k.o ma Rensebrick colpisce il palo a portiere battuto. I tempi supplementari confezionano il trionfo della Seleccion: prima il 2-1 firmato sempre da Kempes e poi il 3-1 realizzato da Bertoni. Il Paese esplose in un’incredibile festa, i canti e le urla per le strade sostituirono per qualche giorno quelle dei prigionieri torturati.

El matador Mario Kempes esulta dopo un gol in finale contro l'Olanda
El matador Mario Kempes esulta dopo un gol in finale contro l’Olanda

Le conseguenze e il ruolo dei giornali

Il mondiale riuscì solamente a rafforzare il potere di Videla, nessuno fu capace di fermarlo tantomeno i giornali italiani, parte dei quali in stretto contatto con la loggia P2, e di conseguenza con il governo argentino. A testimonianza di ciò, l’ex direttrice di Amnesty International in un intervista, spiegò come ogni mese in prima pagina sul Corriere della Sera, veniva pubblicato un articolo riguardante una dittatura nel mondo e le sue nefandezze nei confronti della popolazione; ma nel momento in cui fu proposto un articolo sulla situazione argentina, tutto tacque. La collusione tra il regime e l’Italia era evidente, nonostante buona parte della popolazione avesse origini del nostro Paese, nessuno condannò le atrocità commesse.

L’unico a farlo fu Gian Giacomo Foà, corrispondente per il Sudamerica del Corriere della Sera, che riuscì a far pubblicare un articolo sui Desaparecidos. A causa di quell’articolo fu costretto, sotto minaccia dei militari argentini, ad abbandonare Buenos Aires. Un altro articolo che rappresenta a pieno questa vicinanza, uscì sempre sul Corriere della Sera a firma di Paolo Bugialli. Evidenzia la linea morbida tenuta dal quotidiano italiano nei confronti del regime. ‘Lasciamo che i calciatori giochino i loro campionati mondiali, che centinaia di milioni in tutto il mondo se li godano, che gli argentini esprimano senza altre remore la soddisfazione di averli organizzati, e bene, pagando di tasca propria. Sarebbe forse l’ora di smetterla con le sciocchezze. Il Paese intero sta sforzandosi perché tutto funzioni, perché i visitatori trovino amicizia, si sente sotto esame e lo affronta con trepidazione. Videla passa, l’Argentina resta”. L’Argentina del calcio trionfò ma il Paese intero ne uscì sconfitto. Videla continuò a governare e per conoscere gli orrori commessi si dovettero aspettare molti anni.

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