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Marco Van Basten, il Cigno di Utrecht: un lampo di luce rimasto in eterno

Godimento e rimpianto: la storia di Marco Van Basten (Credit: Imago)

Sinonimo di eleganza e maestosità, istinto e intelligenza. Poche parole che descrivono perfettamente l’essenza di Marco Van Basten. Il prototipo dell’attaccante perfetto, dal fisico statuario e col dono del gol. Una perfezione che, però, si è sgretolata troppo presto di fronte al buco nero degli infortuni. Nonostante una carriera interrotta a soli 28 anni, gli è bastato poco per scrivere un pezzo di storia e per diventare uno dei riferimenti eterni nel ruolo del centravanti.

Marco Van Basten
Marco Van Basten (Credit Foto Imago)

L’ultimo giro di campo a San Siro: il mito di Van Basten sgretolato dagli infortuni

Come spesso accade agli autentici prodigi, anche Van Basten è durato troppo poco. Come se la sua presenza sul campo da calcio fosse un privilegio da dover sfruttare, un attimo fugace di eccitazione prima di tornare alla normalità. Gli infortuni sono stati una condanna e gli sono valsi almeno 5 anni pieni di carriera. Cominciando dalla fine, è ben stampata nella memoria degli appassionati la fotografia dell’ultimo giro di campo di Marco Van Basten a San Siro. Il 18 agosto 1995 il fenomeno olandese saluta il pubblico rossonero da ormai ex calciatore, raccogliendo con commozione l’ovazione di tutto il Meazza. Era già preparato a quel momento, visto che l’ultima sua partita in rossonero risaliva al 26 maggio 1993, nella finale di Coppa dei Campioni contro il Marsiglia. In quella commovente notte la gente realizza che la poesia del Cigno di Utrecht sul rettangolo verde è davvero terminata.

Quella di Van Basten è una figura che ha segnato la storia dei numeri 9. Marco ha collezionato 3 Palloni d’Oro, 24 trofei di club e 8 titoli di capocannoniere, segnando il gol più bello mai visto in una finale dell’Europeo, quel meraviglioso destro al volo che ha sancito la vittoria dell’Olanda nel 1988 contro l’URSS. Aver smesso a 28 anni di giocare a calcio è una croce che si porterà per sempre dietro e per molti la domanda resterà sempre una: cosa sarebbe potuto essere se quei maledetti infortuni alle caviglie non lo avessero condannato? Altrettanto istintivo è chiedersi se la sua parabola sia stata più godimento o rimpianto. Forse non ci sarà mai una risposta ma di sicuro averlo visto giocare è un privilegio che solo in pochi possono dire di aver assaporato. Più di 300 gol in carriera, tra cui la rovesciata considerata ancora oggi la più bella della storia, quella realizzata con la maglia dell’Ajax.

Rijkaard, Van Basten e Gullit

La rivoluzione del numero 9: godimento e rimpianto per una carriera maestosa ma fugace

Nell’era di Sacchi è stata la punta di diamante del Milan degli olandesi. Rijkaard, Gullit, Van Basten, un trio leggendario che ha portato i rossoneri sul tetto del Mondo. Il rapporto con Profeta di Fusignano, però, non è mai sbocciato. A differenza di quello con Fabio Capello, un feeling decisamente intenso che gli ha permesso di vivere le stagioni migliori. Van Basten non è ricordato per i trofei vinti, quanto per il suo modo di aver innovato il ruolo del centravanti. In tanti si sono ispirati a lui, uno su tutti Zlatan Ibrahimovic che, oltre alle somiglianze fisiche e tecniche, ha ripercorso le tappe fondamentali della carriera di Marco, prima all’Ajax e poi al Milan. “E’ una leggenda, uno dei migliori attaccanti di sempre. Un modello per il suo stile di gioco, per i suoi tiri al volo”. Così lo ha incoronato Zlatan. Ha vissuto nell’epoca del più grande, Diego Armando Maradona. Eppure è riuscito a brillare, regalando al mondo del calcio delle autentiche perle che ancora oggi occupano i primi posti nella storia del gioco.

Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti“. Basterebbero le parole di Diego per dare la misura della grandezza di Marco Van Basten. Il soprannome Cigno di Utrecht non è casuale. La sua maestosità era paragonabile a quella di un elegante cigno. Un Leonardo Da Vinci del calcio che ha messo il copyright sul alcune giocate, due su tutte il tiro al volo e la rovesciata. Non si era mai visto un giocatore così completo tra qualità tecniche e doti fisiche. Forse un giocatore troppo perfetto per essere vero. Quella perfezione è stata velocemente perforata dai continui problemi fisici, una condanna che lo ha portato anche alla depressione. L’ultimo canto Marco lo ha lanciato a 28 anni, un’età dove generalmente un calciatore inizia a essere pienamente maturo. Ma d’altronde le cose belle durano poco e bisogna avere la capacità di apprezzarle nella loro fugacità. Van Basten è stato un lampo di luce che, però, ha avuto la straordinaria capacità di rimanere in eterno.

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