L’Arabia Saudita sta mettendo le mani sul calcio: perché la FIFA può e deve intervenire

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Contratti faraonici e cifre da capogiro. L’Arabia Saudita sta comprando il calcio a suon di milioni di euro grazie anche al tacito benestare di FIFA e UEFA. Il problema c’è ed è concreto nonostante Infantino e Ceferin non vogliano vederlo

Il presidente Fifa, Bin Salman e Lionel Messi durante la premiazione del Mondiale in Qatar (Credit Photo: La Ragione)
Il presidente Fifa, Bin Salman e Lionel Messi durante la premiazione del Mondiale in Qatar (Credit Photo: La Ragione)

Cristano Ronaldo Big Ben d’Arabia

L’Arabia Saudita si sta inserendo prepotentemente nel panorama calcistico mondiale. Nei quotidiani sportivi internazionali non si parla altro che di calciatori che scelgono questa meta “esotica” come prossima tappa della loro carriera. Ma cosa spinge un calciatore ancora in condizione ad accettare queste proposte? La risposta più banale questa volta si rivela anche quella giusta: i soldi. Tanti soldi, e si potrebbe tranquillamente dire anche troppi. La svolta è arrivata lo scorso dicembre quando l’Al Nassr ha presentato ufficialmente Cristiano Ronaldo. Le discussioni nate dopo questo trasferimento non riguardavano però la possibile espansione dell’Arabia Saudita nel mondo del calcio, bensì la discutibile scelta del portoghese ormai alla fine di una quantomai gloriosa carriera.

L’addio di CR7 al continente europeo era più importante di tutto quello che il calcio arabo poteva offrire in quel momento ma ai poteri forti è servito a spostare i riflettori, anche se inizialmente di pochi centimetri, verso il Mar Rosso. Tutte mosse di un piano studiato e ben congeniato. Tornando però ai soldi, vera chiave di tutto questo discorso, bisognerebbe pur parlare della loro provenienza. Di chi sono questi soldi? Chi sta investendo nel calcio? Come può permettersi tutto questo esborso? Domande giuste e lecite ma nulla che altre ingenti quantità di denaro non possano far dimenticare.

Ronaldo insieme ad un rappresentante della Saudi Pro League (Credit Photo: AL NASSR FOOTBALL CLUB / VIA AFP-JIJI)
Ronaldo insieme ad un rappresentante della Saudi Pro League (Credit Photo: AL NASSR FOOTBALL CLUB / VIA AFP-JIJI)

Il PIF e il legame con il Chelsea: cosa si rischia se non si interviene

Al Naasr, Al Ittihad, Al Hilal e Al Ahli sono tutte sotto il controllo del Public Investment Fund, fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Il PIF ha un patrimonio netto di 360 miliardi ed è stato instaurato per essere il motore finanziario per lo sviluppo della Saudi Vision 2030. Il proprietario è Mohammad bin Salman, figlio del settimo re dell’Arabia Saudita. Cosa centra il calcio in tutto questo? Il ritorno d’immagine. Il calcio non è solo uno sport ma un accentratore di anime e un creatore di storia. Non a caso gli ultimi Mondiali sono stati in Qatar e quelli del 2030 sono orientati verso queste latitudini. Ma uno Stato può essere proprietario di un club? È giusto che privati, più o meno danarosi, debbano competere con patrimoni illimitati? Dal controllo dei soldi, alla rintracciabilità passando per la quantità e le modalità: quando si supera una certa somma è sempre più difficile cercare di arginare il flusso del denaro e di conseguenza è più difficile cercare di tenere ben salde le redini del carrozzone calcio.

Un altro motivo per intervenire è il conflitto di interessi. Il PIF ha ormai messo le mani su diversi club, due su tutti il Newcastle e il Chelsea. I Blues sono stati acquistati da Todd Boehly e dal Clearlake Capital Group, società che investe in tecnologie. Nulla di cui preoccuparsi fino a pochi giorni fa quando i tabloid inglesi hanno iniziato ad indagare sui tanti giocatori che da Stamford Bridge hanno preso un biglietto aereo con direzione Medio Oriente. Kanté, Mendy, Koulibaly, Ziyech e forse Aubameyang, hanno tutti scelto la Saudi Pro League. Dopo i 660 milioni investiti in un anno, Boelhy e company hanno bisogno di liquidità ed ecco che arriva in soccorso l’amico PIF che, come riportato da Sportmail, “ha miliardi di sterline di attività gestite da Clearlake”. Scoperchiato il vaso di Pandora. La FIFA può e deve intervenire, fermando queste cessioni monstre volte solo alla pulizia e al riciclo di denaro. Il problema esiste ed è concreto, anche se il buon Infantino e il buon Ceferin e non vogliono vederlo.

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