La Germania tra est e ovest: un gol per dimenticare il muro

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Mondiali del 1974, in scena una partita che va al di là del semplice calcio giocato, una sfida dal sapore politico e sociale, entrata nella storia. In campo si affrontano Germania ovest e Germania est, concittadini contro fratelli separati da un muro, divisi da un gol. Una vittoria cambia la storia? Forse no, ma per un istante può dare respiro ad un popolo e rinvigorire la speranza.

Muro di Berlino (fonte Skytg24)

Molto più del semplice calcio. Americani e Russi, Germania Est vs Ovest, gol contro povertà

“Questa paura di andare al di là del muro” cantava Luca Barbarossa in un suo brano. Aveva ragione, di paura in quel periodo ce n’era eccome. Fine anni ’60, tra divergenze politiche, deliri governativi e pretese territoriali, il mondo intero è diviso a metà. Da una parte il capitalismo occidentale, capeggiato dall’onnipotenza USA, dall’altra le catene comuniste tirate a forza dall’Unione Sovietica. A far tremare i popoli, bombe atomiche, armi nucleari e presunte guerre missilistiche mai scoppiate veramente. Teatro della diatriba che ha tenuto in scacco il mondo per 30 anni, è la Germania. Troppo debole per riprendersi dopo le sonore sconfitte nelle due Guerre mondiali, il territorio tedesco viene assoggettato politicamente da Americani e Russi, squarciandosi a metà. Ad occidente la Repubblica Federale, sotto l’influenza Usa, ad oriente la DDR sovietica. Emblema della divisione? Il muro di Berlino.

In un quadro storico tanto fragile quanto pericoloso, mette la sua firma lo specchio della società di ogni tempo, il calcio. A circa 15 anni dalla costruzione del ‘gigante di cemento’, arrivano i Mondiali del 1974. Quel torneo si svolge proprio in Germania, nella parte ricca, dove vivono banchieri, imprenditori illuminati, dove il salario minimo è dignitoso e l’istruzione è d’obbligo. Insomma, nella Germania occidentalizzata, che a calcio ci sa fare eccome. Si qualifica anche l’altra Germania, quella ovest, dove regna povertà, inflazione, lotta proletaria e arretratezza governativa. In quell’angolo di territorio, il calcio non è nemmeno considerato uno sport. I sorteggi le mettono una contro l’altra. Una partita che va oltre i semplici confini sportivi. Un match dal sapore storico-politico. Una sfida tra i ricchi, convinti della loro bravura e i poveri, aggrappati ad un gol che sa di speranza.

Germania est ovest gol
(fonte MinutoSettantotto)

Il naso di Sparwasser, un gol brutto e la bellezza di festeggiarlo in faccia ai prepotenti

Attesa come la partita tra Occidente e Oriente, a livello calcistico quel match vale poco. Le due Nazionali hanno già conquistato la qualificazione al turno successivo. Serve solo decidere chi si piazza primo e chi secondo. La Germania Ovest, con capitan Beckenbauer e gente del calibro di Breitner, Muller, Overath e Hoeness, è una schiacciasassi, gioca in casa ed è maledettamente forte. Spoiler, quel Mondiale lo vincerà, battendo in finale l’Olanda di Cruijff. Eppure, i ‘figli di un dio tedesco minore’, nonostante siano sfavoriti, hanno sorpreso tutti, giocando bene anche se non sono professionisti. Il regime sovietico, infatti, punta molto sull’atletica, snobbando il calcio. Per intenderci, mister Buschner ha in squadra ex centometristi e duecentisti, scartati dalla squadra olimpica. Insomma, da pronostico la debacle è dietro l’angolo, ma il calcio è imprevedibile. I ‘tedeschi scarsi’ arrivano al Volksparkstadion di Amburgo dopo un bel cammino mondiale. Ad accoglierli fischi assordanti.

La partita sarà ben diversa dalle altre. Il copione è chiaro. I futuri campioni del mondo governano il match, schiacciando i parenti in area di rigore. La superiorità, oltre al livello calcistico, si vede anche sul lato estetico. Beckenbauer e compagni, grazie ad una Federazione ultraricca, hanno divise moderne e attrezzature all’avanguardia, mentre ‘quelli al di là del muro’ indossano sfilacciate maglie blu, con cucito sul petto il simbolo della minoranza operaia. Eppure, nonostante l’inferiorità, la Germania est resiste. Con un catenaccio di italica memoria, respinge ogni tiro. La sicurezza dei più forti crolla al minuto ’77. Contropiede della speranza, il factotum Jürgen Sparwasser si getta in area, col naso stoppa un pallone vagante, se lo porta avanti e beffa il portiere. Quelli scarsi hanno fatto gol. La povera gente vince. Amburgo è ammutolita. Festeggiano gli 8.000 tifosi accorsi dall’altro lato del muro, grazie ad un permesso speciale concesso dall’Unione sovietica. Un risultato storico, non tanto per il regime che userà il replay del gol per propaganda politica, quanto per le persone svantaggiate che, almeno per un istante, si sono sentite al di qua del muro, dove essere tedeschi era molto più semplice.

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