Jimmy Butler, quando il talento ti salva la vita

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Alcuni atleti hanno avuto percorsi lineari, altri hanno dovuto lottare contro gli ostacoli della vita per arrivare in alto. In pochi però hanno passato quello che ha passato Jimmy Butler, un esempio di perseveranza e forza contro un mondo che lo ha messo alla prova. Colui che tutti oggi conoscono come star del basket NBA è lo stesso ragazzo che è stato abbandonato e catapultato in una lotta per la sopravvivenza. Quel ragazzo oggi ce l’ha fatta e ha scritto una nuova pagina della sua fantastica storia.

Dalla lotta per la sopravvivenza alla svolta

La storia di Butler è una di quelle che di solito leggiamo nei libri o guardiamo nei film. Jimmy, nato nel quartiere di Tomball, uno dei sobborghi più malfamati di Huston, sfiora negli anni la criminalità, toccandola quasi con mano. Il padre lo aveva abbandonato prima ancora che nascesse e la madre da sola non riusciva ad occuparsene, soprattutto in una realtà di quel tipo. Il piccolo Jimmy all’età di 13 anni viene abbandonato e costretto a vagare in cerca di un posto in cui dormire. Passa circa 4 anni tra i pezzi di cartone, dormendo sotto i ponti e riuscendo rare volte a trovare ospitalità in qualche centro accoglienza. La sua adolescenza diventa vera e propria lotta per la sopravvivenza. Tutto, però, cambia quando a 17 anni conosce Jordan Leslie, un compagno di scuola che inizia a sfidarlo a basket. Jimmy non aveva nulla, tranne il talento nella pallacanestro.

Tra i due nasce un legame forte ma la vera fortuna di Butler è l’incontro con la madre di Leslie, Michelle Lambert. La giovane donna decide di prenderlo sotto la sua ala e per Jimmy diventa più che una mamma. La sua vita cambia e il supporto di Michelle è il fuoco che lo spinge a migliorare le sue doti nel basket. Lo switch decisivo arriva con l’ingresso nella Marquette, una delle migliori università d’America. Il ragazzo non teme affatto la pressione o le difficoltà; del resto dopo quello che aveva passato come avrebbe potuto avere paura. Il suo rendimento si rivela strabiliante e a quel punto il passo successivo è automatico: Butler è pronto per l’ingresso in NBA. Durante il Draft del 2011 viene selezionato come 30a scelta dai Chicago Bulls. Quel giorno Jimmy si apre al mondo raccontando la sua tragica storia, accompagnato proprio da Michelle.

Butler, la superstar che ha sconfitto la povertà

Dall’ingresso in NBA, Butler si è affermato confrontandosi con i migliori cestisti del gioco. Ha scalato le gerarchie nei Bulls, è stato scelto per l’All-Star Game, ha vinto il premio di NBA Most Improved Player nel 2015 e ha conquistato l’Oro olimpico nel 2016 con gli USA. I momenti bui, però, non sono mancati: le difficoltà a Minnesota e a Philadelphia ad esempio, ma Jimmy ne è sempre uscito con le spalle larghe. Poi il salto definitivo con l’approdo nel 2019 ai Miami Heat. Il suo talento è tornato a splendere, tanto da trascinare la franchigia alle Finals NBA del 2020 contro i Los Angeles Lakers nella bolla di Orlando. Il ragazzo di Tomball ha affrontato a viso aperto il Re, Lebron James, sfiorando il titolo. La vittoria, però, non è arrivata ma questo non toglie neppure una virgola alla straordinaria scalata di Jimmy.

“Get out of here”: questa è la frase che gli pronunciò la madre, abbandonandolo al suo destino. Jimmy, trascinato da quella frase, il suo destino lo ha ribaltato. “Non voglio che le persone provino compassione per me. Le difficoltà che ho attraversato mi hanno reso l’uomo che sono”. Butler si è espresso così quando ha raccontato la sua storia, dimostrando che anche quando hai toccato il fondo puoi trovare dentro di te la forza per risalire. Oggi Butler è una star NBA ma non ama stare sotto i riflettori. Il suo unico sogno era quello di giocare a basket, riscattando un’infanzia di privazioni e povertà. Il talento lo ha rimesso in carreggiata quando la rotta sembrava persa e lo ha accompagnato verso la sua rivincita che oggi è di ispirazione per tanti giovani che in Jimmy vedono un simbolo.

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