Euro ’68 e la monetina decisiva

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La Nazionale italiana, grazie anche ai risultati ottenuti, è da sempre considerata una delle migliori rappresentative di tutto il mondo. C’è stato però, nel dopoguerra, un periodo in cui i risultati hanno scarseggiato e l’interesse per gli Azzurri era via via scemato

Una foto di squadra ad Euro '68
Una foto di squadra ad Euro ’68

L’inizio del viaggio azzurro in Euro 68

L’Italia del 1968 è un Paese in cui rivolte studentesche, scioperi e tumulti contro la nuova società capitalista sono all’ordine del giorno. Come ogni Paese cresciuto a pane e sport, calcio in particolare, le alte cariche dello Stato sperano in un cammino vittorioso per la Nazionale di Valcareggi in modo da calmare anche solo per qualche giorno la situazione. Intorno agli Azzurri non c’è particolare fiducia, Facchetti e compagni sono reduci dalla disastrosa campagna d’Inghilterra di due anni prima quando la Corea del Nord fu nostro boia. L’ultima Nazionale vincente che il popolo ha visto è quella di Vittorio Pozzo e quei giorni sembrano più che mai lontani.

Nella prima fase dell’europeo ci raggruppano con Romania, Svizzera e Cipro. Superiamo tutti e tre gli impegni agevolmente e l’interesse per la fase finale dell’evento inizia a crescere. Nell’ultimo match prima della fase finale, peschiamo la Bulgaria e l’andata a Sofia si rivela più complicata del previsto. I padroni di casa conducono per larghi tratti con 3 gol di vantaggio ma con un colpo di coda riusciamo a riacciuffarla con un 3-2 finale. Al ritorno completiamo la rimonta con i gol di Pierino Prati, a segno anche all’andata, e Domenghini. Ad aspettarci ora ci sono Inghilterra, Jugoslavia e Unione Sovietica.

Facchetti e il capitano dell'Urss ad inizio partita
Facchetti e il capitano dell’Urss prima della semifinale di Euro ’68

Fase finale

L’organizzazione viene assegnata all’Italia con gli Azzurri impegnati al San Paolo contro l’URSS; mentre gli inglesi sono di scena a Firenze contro la Jugoslavia. Quel 5 giugno a Napoli la pioggia cade molto fitta, i Sovietici sono molto forti fisicamente e noi, complice l’infortunio di Rivera dopo pochi minuti, siamo in difficoltà. Per tutti i 90 minuti la nostra retroguardia tiene in modo esemplare grazie soprattutto ad un super Zoff, ma i Sovietici meriterebbero ampiamente in vantaggio.Nei supplementari il copione non cambia se non quando a 3 minuti dalla fine Domenghini colpisce il palo.

Le regole dell’epoca non prevedevano i calci di rigore ma una lotteria ben peggiore, la monetina. Si decide tutto nello spogliatoio dell’arbitro. Nella stanza ci sono: l’arbitro, Capitan Facchetti, il capitano sovietico e il loro C.T. “Testa o croce?”, il direttore di gara si rivolge al capitano ospite che ha l’espressione di chi non ha ben capito cosa sta succedendo. Nessuna risposta. “Testa o croce?”. Ancora nessuna risposta ma questa volta si inserisce il C.T. “Testa!”. Ovviamente la sua risposta non ha alcun valore perchè deve essere il capitano a farlo. L’arbitro si rivolge quindi a Facchetti. “Testa o croce?”. “Testa!”. E testa fu. E’ finale.

Il gol di Gigi Riva nel replay della finale di Euro '68
Il gol di Gigi Riva nel replay della finale di Euro ’68

La finale di Euro 68

I nostri avversari sono gli slavi che nell’altra semifinale hanno fatto fuori i favoritissimi inglesi. Così come l’Urss, anche la Jugoslavia è una squadra fisica ma con tasso tecnico sicuramente più elevato. Dragon Dzajic, uno dei loro giocatori più talentuoisi, sblocca il risultato al minuto 39. La partita sembra la fotocopia della semifinale, loro che controllano il gioco creando numerose palle gol, noi che facciamo fatica ad accompagnare l’azione ma con in porta sempre un super Zoff. A metà secondo tempo Domenghini colpisce ancora il palo, ma a 10 munti dalla fine trova finalmente l’angolo giusto, 1-1. Nei supplementari la parità non subisce scossoni nonostante una colossale occasione per loro. Anche in questo caso niente calci di rigore. Si rigioca la partita due giorni dopo e noi abbiamo l’impressione di averla scampata grossa e di avere per fortuna un’altra occasione per dimostrare il nostro valore.

10 giugno 1968, Stadio Olimpico, ore 21.15. Noi ne cambiano 5 rispetto all’andata. Zoff; Burgnich, Facchetti, Rosato, Guarnieri; Salvadore, Domenghini, Mazzola,Anastasi, De Sisti; Riva, ci presentiamo così. Loro non hanno una panchina all’altezza dell’impegno che stanno per affrontare e infatti optano per un solo cambio. Dopo 39 minuti il risultato è sul 2-0, Riva prima e Anastasi poi stendono una Jugoslavia priva di energie fisiche e mentali. L’Italia vince Euro 68 e dopo 30 lunghi anni torna a trionfare in una competizione internazionale. La festa su tutta la Penisola è incontenibile, i tumulti e le manifestazioni si prendono qualche giorno di ferie lasciando le prime pagine dei giornali all’impresa azzurra, fino ad adesso, unica nel suo genere.

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