Iran-Usa: un gol può portare la pace?

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Una partita che va oltre lo sport, l’agonismo e i calciatori in campo. Un match che si fa contenitore di conflitti, divergenze politiche e visioni sociali agli antipodi. Iran-Usa è la partita più calda del Mondiale in Qatar. Nello stadio Al Thumama, si incontreranno, 24 anni dopo, Occidente contro Oriente, “grande satana americano” contro “teocrazia iraniana”. Il calcio si carica le tensioni della storia sulle spalle. Un gol vale la pace?

Iran-Usa
L’attaccante Taremi con la bandiera iraniana

Quel precedente a Francia ’98 e la vittoria dell’Iran. Nessun disgelo con il “grande satana”

Quasi sempre, sport e calcio fanno da portavoce a esigenze, condizioni e lotte civili, spesso inascoltate dai ‘potenti’. Basti pensare all’attuale Mondiale in Qatar e all’impegno di calciatori e Nazionali a favore del movimento “One Love”, rappresentato dalla fascia arcobaleno al braccio che la Fifa ha vietato ai capitani. Il calcio è seguito da miliardi di tifosi, per questo lanciare un messaggio sul rettangolo verde ha una risonanza globale. In tale contesto, acquista maggior valore la partita Iran-Usa, che si giocherà il prossimo martedì 29 Novembre. Allo stadio Al Thumama di Doha, le due compagini si affronteranno in un match che va ben oltre il semplice agonismo sportivo. Tra le attuali tensioni geopolitiche, dal Presidente Biden al leader iraniano Raisi, c’è un passato che riaffiora, mai cancellato del tutto. Le due Nazionali, infatti, già un’altra volta si sono affrontante ai Mondiali di Calcio, nell’edizione ’98, in Francia.

Fino al 1979, in Iran governava Rheza Palevi, premier filoamericano, poi, però, al potere salì il dittatore Khomeini e l’astio Usa-Iran aumentò, tra cittadini americani sequestrati e raid aerei da Washington. Da una parte gli ayatollah gridavano “America grande satana”, dall’altra gli ‘States’ volevano l’occidentalizzazione dell’Iran. Sullo sfondo interessi economici (petrolio) e politici (controllare Israele). L’Iran, battuta l’Australia nel palyoff-mondiale, capitò nel girone con Germania, Jugoslavia e Usa, con la quale partiva alla pari. Con il muro di Berlino caduto da un decennio, l’attenzione globale si concentrava proprio sulla diatriba Usa-Iran. Quella partita inglobava tutto ciò. Paura di possibili scontri o proteste da parte degli estremisti. Clima infuocato. Il calcio, però, riuscì, a regalare attimi di spensieratezza per 90 minuti. Le due Nazionali, infatti, fecero la cosa più sensata: “Regalare un bel match ai tifosi presenti a Lione”. Vinse l’Iran 2-1, in gol Estili e Mahdavikiam, per gli Usa McBride.

Le due Nazionali (Iran e Usa) fotografate insieme prima del match ai Mondiali di Francia ’98

Qatar 2022: nuove tensioni Iran-Usa. Il no all’inno dei calciatori iraniani, il governo sciita grida “traditori” e i missili americani. Come si arriva al match?

A livello politico-sociale, la situazione tra le due Nazioni non è cambiata. L’America ha sempre supervisionato quella fetta di medio-Oriente e dal canto suo l’Iran ha respinto ogni sorta di contatto con l’Occidente, richiudendosi nel suo “medioevo integralista”. I missili americani esplosi nel 2020 a Baghdad non sono piaciuti ai leader iraniani, che, in risposta, stanno appoggiando in toto la Russia nella guerra in Ucraina. Inoltre, la morte di Masha Amini, uccisa dalle forze repressive iraniane solo perché non voleva portare il velo, ha dato maggiore risonanza all’intera situazione. Non a caso, a ridosso dei Mondiali, tante sono state le manifestazioni per i diritti umani e per la salvaguardia delle donne. Attestati di solidarietà che sono giunti fin dentro al rettangolo verde degli stadi in Qatar, con i calciatori Iraniani che hanno scelto di non cantare l’inno nazionale, schierandosi contro la dittatura di Raisi.

Al match del 29 Novembre, quindi, si arriva con un clima quanto mai teso, accentuato maggiormente dall’ultimo episodio avvenuto nella giornata di giovedì scorso. La polizia iraniana ha, infatti, arrestato il calciatore Voria Ghafour, simbolo della lotta contro il regime. Il beniamino dei tifosi è stato, prima, accusato di “propaganda sovversiva”, poi, arrestato difronte al figlio più piccolo. Non era stato convocato per il Mondiale, scegliendo di rimanere ad allenarsi con la sua squadra, il Foolad Khuzestan. Un destino che toccherà anche agli altri calciatori iraniani, dopo il rientro in patria? Difficile dirlo, fatto sta che il governo sciita li ha già definiti “traditori” dopo il loro ‘no all’inno’. Insomma, il match Iran-Usa si fa contenitore di grandi tensioni, ma forse, il calcio, come successo in passato, saprà conciliare due popoli, facendosi portavoce di valori profondi come fratellanza e rispetto.

Da sinistra: Pulisic, giocatore di riferimento degli Usa e Azmoun attaccante talentuoso dell'Iran
Da sinistra: Pulisic, giocatore di riferimento degli Usa e Azmoun attaccante talentuoso dell’Iran

Che partita sarà? Taremi attaccante moderno e faro dell’Iran. Gli Usa, tra giovani talenti e rapidità, hanno alzato il livello

Dal punto di vista calcistico, Iran-Usa potrebbe risultare decisiva per il passaggio del turno, visto che è l’ultimo match del Gruppo B. L’Iran, dopo il Mondiale ’98, si qualificò nuovamente solo nel 2006, per tornare poi a Brasile 2014 e a Russia 2018. Questa, quindi, è la terza Coppa del Mondo consecutiva per la Nazionale di Queiroz, che ha saputo dare un innovativo gioco europeo ai suoi. Il miglioramento dell’ultimo decennio è evidente. Sempre più calciatori iraniani militano in Europa, tra Olanda, Grecia, Portogallo e Germania. Tra i giocatori più qualitativi spiccano Taremi, centravanti moderno con grande fiuto per il gol, in forza al Porto e il partner d’attacco Azmoun, impressionante ai tempi dello Zenit, meno convincente dopo il passaggio al Leverkusen. Fari puntati anche sull’ala dal Feyenoord Jahanbakhsh e sul veterano Ehsan Hajsafi (AEK Atene).

Gli Usa, un tempo noti solo per NBA, football e baseball, ad sono cresciuti molto anche nel ‘soccer’. L’MLS ha alzato il livello, grazie anche ai milioni provenienti da diritti tv e investitori. I club ‘copiano’ il calcio europeo e puntano sui giocatori d’oltreoceano, attirati dalle ricche ‘paghette’ e dall’affascinante sogno americano. Per il Ct americano Berhalter, niente più veterani come Howard, Donovan e Dempsey, ma solo tanti giovani talentuosi. Gli Usa puntano su di loro. Mancato il Mondiale nel 2018, ora c’è voglia di rilancio e con una formazioni rinnovata si può eccome. Capobranco degli ‘states’, è l’attaccante del Chelsea Pulisic, affiancato dal promettente figlio d’arte Timothy Weah. Dighe di centrocampo sono lo juventino McKennie e la promessa Musah. In difesa spicca Dest del Milan. Ma tra Iran e Usa chi è favorita? Il ‘pendolino’ sembrerebbe andare più verso gli statunitensi, anche se l’Iran, dopo la vittoria con il Galles, si è decisamente rilanciato. Di sicuro, Taremi e compagni, per superare il turno, dovranno lasciarsi alle spalle le pesanti e pressanti questioni extracalcistiche, come fatto contro la Nazionale di Bale, prima con le lacrime durante l’inno, poi sfoderando una prestazione che ha onorato un popolo intero.

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