I lestofanti dello sport, da Rosie Ruiz ai finti invalidi

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Oltre a medaglie d’oro, record e grandi imprese, nella storia dello sport non sono mai mancati imbrogli, truffe e tentati raggiri. Presunti atleti che hanno provato a raggiungere la vittoria con metodi poco ortodossi. Una su tutti Rosie Ruiz, maratoneta farlocca e ‘Regina dei lestofanti’. Altre farse sportive ne abbiamo?

Rosie Ruiz lestofanti
Rosie Ruiz premiata alla maratona di Boston (fonte atleticanotizie)

Vincere una maratona senza sudare, chiedere a Rosie Ruiz

Lo sport fa rima con lealtà, sacrificio, dedizione e nobili valori, elementi fondanti per vincere. A volte però a rubare la scena sono truffe, imbrogli e inganni, che fanno più clamore di una medaglia olimpica. Dagli almanacchi saltano fuori diversi episodi di questo genere. Uno su tutti, entrato nell’immaginario collettivo, riguarda la maratoneta ‘farlocca’ Rosie Ruiz. Di origine cubana, ripercorrendo vita e carriera, Rosie dell’atleta non ha proprio niente. Nata nel 1953, a 8 anni si trasferisce in Florida, poi va dagli zii a New York dove fa il college e trova lavoro come segretaria. Di colpo esplode la passione per la corsa. In pochi mesi, Rosie decide di partecipare alla maratona newyorkese. Per gareggiare all’evento sportivo più grande d’America però non basta compilare qualche modulo. Di fatto, la sua partecipazione viene respinta. Il tempo dichiarato non rispetta gli standard della maratona. A questo punto, un appassionato di atletica si allenerebbe per riprovare l’anno successivo, ma Rosie non è un’atleta come le altre.

Da qui si comprende l’indole da lestofante. Fa ricorso. Chiede una dispensa speciale per un cancro terminale al cervello. La richiesta viene accettata. Gareggia. Su migliaia di corridori, si classifica 11esima. Impressionante per un’esordiente, tant’è che in ufficio le concedono di partecipare anche alla Maratona di Boston. Qui, con un tempo allucinante, Rosie vince, sorprendendo tutti, ma durante la premiazione sorgono i primi sospetti. “Stamattina, mi sono alzata piena di energia”, ribatte ad un giornalista insistente, che aveva intuito come qualcosa non andasse. All’arrivo, Rosie non mostrava nessun segno di fatica tipico degli atleti dopo una gara così lunga. Nessuna goccia di sudore lungo il corpo. Capelli intonsi. Giudici e organizzatori mangiano la foglia. Le atlete dichiarano di non aver visto mai Rosie sorpassarle e tra le migliaia di foto scattate quel giorno, non compare mai la cubana. Alcuni dichiarano di averla vista scendere dalla metropolitana e rientrare nel percorso a pochi metri dall’arrivo. Dopo qualche settimana di indagini, la Ruiz viene squalificata. Per tutta la vita, Rosie si dichiarò vincitrice di quella maratona.

Il marchingegno inventato da Boris Onischenko per truffare i giudici (fonte Sportillustrated)

Dai finti invalidi alle stoccate farlocche, quando l’imbroglio è l’unica cosa che conta

Sorpassare gli avversari e vincere una maratona, utilizzando i mezzi pubblici, è qualcosa che va aldilà del semplice concetto di sport. Il gesto di Rosie Ruiz è stato talmente iconico da entrare nel linguaggio newyorkese. “Do a Rosie”, viene spesso usato per additare una truffa o un imbroglio. Ma la Ruiz non è l’unica ad essere entrata nella leggenda dalla porta sbagliata. Olimpiadi 1976, la Nazionale Sovietica è tra le più quotate in zona medaglie, eccetto in una disciplina: la scherma. Ci pensa Boris Onischenko a portare a casa le medaglie, o meglio a rubarle. L’atleta dell’ex Urss, consapevole di non essere all’altezza degli avversari, decide di truccare il sistema segna punti. Appiccicando un grossolano pulsante sotto la coccia della scherma, poteva interagire con l’apparecchio dei giudici e aggiungersi punti a piacere. Un marchingegno più che illegale, ma degno dei migliori lestofanti.

Dopo qualche stoccata e vedendo i punti raddoppiati, la giuria si rende conto dell’imbroglio e Boris saluta anzitempo le Olimpiadi, vedendosi ritirati tutti i premi vinti fino a quel momento. Rimaniamo in ambito Olimpico, per un’altra ‘truffata’ storica. Sidney 2000, le prime Paralimpiadi del nuovo millennio. Nel basket maschile, vince la Nazionale Spagnola. Medaglia d’oro per i ragazzi ispanici e meritato riscatto dopo una vita di problemi e sofferenze legate alla disabilità. Tutto bello se fosse stato vero. Dopo il trionfo, iniziano a girare dicerie strane su quella squadra. Si trattava di atleti normodotati e la Federazione aveva falsificato i documenti per farli partecipare. Sembravano voci assurde e invece a confermare i sospetti, arrivano le dichiarazioni del cestista Carlos Ribagorda. Confessò l’intero imbroglio dei falsi invalidi. Com’è giusto che fosse, Spagna squalificata, titolo revocato e multa salatissima ai dirigenti.

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