Ciclismo, strada assasina. Troppi morti

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Rebellin la punta dell’iceberg. Nel 2022, in soli 8 mesi, 105 incidenti mortali per i ciclisti. Perché il ciclismo su strada è diventato sopravvivenza? Dalla tragedia Scarponi poco è cambiato. Pantani, Wiggins, Zanardi e tanti altri hanno rischiato la vita. Occorrono leggi ad hoc e più sanzioni. Ciclismo, strada assassina.

Ciclismo strada assassina
Davide Rebellin esulta all’arrivo in volata

Tragedia Rebellin, quando non c’è rispetto per i ciclisti

Uno degli sport più nobili di sempre. Sudore, fatica, allenamenti, preparazione e forza mentale, queste sono le basi del ciclismo, disciplina troppo spesso sottovalutata, tornata tristemente sotto i riflettori negli ultimi giorni. A canalizzare l’attenzione sullo ‘sport da bike’, è stata la tragedia che ha colpito il noto ciclista italiano Davide Rebellin, morto investito da un ‘camion killer’ all’età di 51 anni. Punto di riferimento del ciclismo nostrano nei primi anni 2000, Davide ha vinto le tre classiche del nord in una sola stagione. Nell’incidente, a travolgerlo un camion, poi trascinato per diversi metri. Il conducente non si è nemmeno fermato, l’ha abbandonato agonizzante sulla carreggiata. Una scena straziante. Tralasciando la pena ‘monstre’ che aspetterebbe al camionista (che sembrerebbe anche recidivo), l’aspetto che colpisce di più è l’assoluta mancanza di rispetto per la vittima, un ciclista.

Aldilà che Rebellin era un professionista di altissimo livello, plurititolato e con una passione viscerale per la bici, in questa tragedia è stata ‘acciaccata’ ancora una volta la dignità di chi ama questo sport, è stato calpestato con pesanti ruote l’amore per la bici. Con sempre maggiore leggerezza e noncuranza si viaggia sulle strade, dimenticandosi di chi, a bordo strada, pedala per coltivare la sua passione. Le alte velocità e la mancanza di sanzioni adeguate, hanno fatto si che il ciclismo, da nobile sport, si sia trasformato in sopravvivenza. I cambiamenti e i miglioramenti, tanto sbandierati dopo la “tragedia Scarponi” del 2017, non ci sono stati e norme ad hoc sembrano lontane anni luce. Fanno da eco le parole dell’ex ct azzurro Cassani, che a suo tempo abbandonò la bici proprio dopo un incidente stradale: “Inutile girarci intorno, fermare la strage si può. Occorrono più piste ciclabili, ma devono essere sicure ed ogni Comune abbia un ufficio di sicurezza stradale”. Le proposte per fermare questa tragedia, quindi, ci sono, una si chiama “Salvaciclisti”, ma ancora non è stata trasformata in legge. Perché aspettare ancora? Servono altri morti?

Ciclismo strada assassina
Michele Scarponi ‘gragario’ di Nibali al Tour de France

Ciclismo, strada assassina. In 8 mesi, 105 incidenti mortali per i ciclisti. Da Pantani a Wiggins, quanti hanno rischiato la vita

Rebellin è la punta dell’iceberg di una piaga che non sembra fermarsi. E dire che Davide si stava allenando vicino casa, un po’ come Michele Scarponi investito nel 2017. Considerato da tutti ‘il miglior gregario del mondo’, Michele stava finendo la preparazione nel suo Comune natale, Filottrano. Di lì a poco avrebbe corso il Giro d’Italia da capitano. Un furgone non si fermò allo stop e lo tirò sotto. Da allora il fratello Marco porta avanti con forza una campagna di sensibilizzazione per rendere il ciclismo uno sport più sicuro. Lo sta facendo con grande impegno e dedizione, ma vedendo la ‘tragedia Rebellin’, tutto sembra tornare al punto di partenza. D’altronde i dati parlano chiaro, nel 2022, in soli 8 mesi, sono stati 105 gli incidenti mortali per i ciclisti e in queste 105 vittime, oltre a professionisti come Michele e Davide, c’è anche Luca, 14enne di Milano che stava andando a scuola in bici. Una tragedia, quindi, che non colpisce solo chi pratica ciclismo come lavoro.

Tornando indietro negli, molti altri sono stati i campioni delle due ruote coinvolti in gravi incidenti, uno su tutti Marco Pantani. ‘Il pirata’, durante la sua carriera, fu investito diverse volte. Ancora 16enne, nel 1986 rischiò la vita dopo un frontale con un auto e nel 1995, subì addirittura due incidenti, riportando danni alla milza e fratture esposte di tibia e perone della gamba sinistra. Parlando di campioni senza tempo che ‘l’amato Marco, non possiamo non citare il fuoriclasse Bradley Wiggins, oro olimpico a Londra. Nel 2012, il ciclista belga fu investito dall’auto di una signora sulle strade di Wigan, finendo all’ospedale in condizioni gravi. Uno degli incidenti più recenti, riguarda, invece, l’handbike, ‘sport cugino’ del ciclismo. Ad essere coinvolto, fu il pluricampione Alex Zanardi, investito da un camion durante una gara, quando in realtà le strade dovrebbero essere a disposizione solo degli atleti. Si salvò nonostante le gravi ferite. Emblematico sempio di ‘ciclismo, strada assassina’.

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