Bruno Conti: auguri sindaco di Roma

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Classe ’55, Bruno Conti doveva diventare un professionista del baseball ma la storia ci racconta altro. Il calcio è da subito entrato nella sua vita e ad oggi il 7 della Roma sarà sempre e soltanto lui.

Bruno Conti

Quel lancio dello scarpino è stato come chiudere un sipario.

«Alla Roma dal ‘73 fino al ‘91, a parte quei due anni al Genoa. Questa è la mia casa».

È il 23 Maggio del 1991. Lo Stadio Olimpico è pieno ed esplode in un tripudio di bandiere giallorosse. Sono tutti lì non per una partita ufficiale. Con la sconfitta alle spalle che ancora brucia, c’è da riempire le tribune per un evento a detta di tutti traumatico: è la partita d’addio al calcio giocato di Bruno Conti. E pensare che in molti non andarono allo stadio: troppo forte l’emozione. Troppo difficile dire addio ad una bandiera, ad un romano e romanista doc che aveva fatto sognare la Curva per sedici lunghe stagioni, tra addii e ritorni.

E pensare che se avessimo dato retta ad Herrera e Moggi, che definirono quel giovanotto romano “troppo minuto per giocare”, probabilmente la Roma non avrebbe vinto lo scudetto nel 1982/83. Per non parlare del Mondiale di Spagna dell’82. E invece il piccolo Bruno c’era in entrambe le occasioni. Eccome se c’era! Dopo il suo addio è sempre rimasto nella famiglia Roma. Per anni ha allenato gli esordienti e, per un breve periodo, pure la prima squadra ma è da osservatore che dicono dia il meglio di sé. Alla fine ha sempre scommesso su se stesso quando in pochi lo facevano. Ed ha vinto. Figuriamoci se non riesce a ripetersi cercando di scovare il talento celato in altre persone.

“Un gioco da ragazzi” il suo libro. Dalla Roma alla Nazionale, il calcio di una volta

«Signor Conti, suo figlio Bruno è davvero bravo e vorremmo portarlo con noi in America» dice il dirigente della squadra di baseball di Santa Monica. Alla parola “America”, mia madre chiede senza pensarci due volte: «Scusate, ma l’America dove si trova?». Fortuna che si espresse mio padre: «Mio figlio è piccolo e da Nettuno non si muove». Se lui avesse detto sì non sarei mai diventato Bruno Conti. Nel libro Bruno si racconta dall’infanzia fino all’addio con la sua Roma.

Cresciuto in una famiglia semplice e molto unita vicino alla Capitale, ha fatto la gavetta per campi e campetti. Dopo anni passati a giocare a baseball a Nettuno, la sua carriera calcistica inizia nelle giovanili della Roma. Indimenticabile il suo esordio in serie A, avvenuto nel 1973. Nel 1976, dopo essere stato qualche anno al Genoa, Bruno torna a vestire la maglia della Roma che indosserà per 12 stagioni, collezionando 300 presenze e 37 gol. Con la Roma, Bruno ha vinto uno scudetto nel 1983 e cinque Coppe Italia. È stato anche uno dei protagonisti della vittoria del 1982 contro la Spagna con la nazionale italiana. Il 20 settembre 2012 è stato uno dei primi 11 giocatori ad essere inserito nella Hall of Fame ufficiale di Roma. Dal 14 marzo al 30 giugno 2005, dopo le dimissioni dell’allenatore Luigi Delneri, ha guidato la prima squadra giallorossa in via provvisoria, portandola alla finale di Coppa Italia e garantendo loro l’accesso alla Coppa UEFA.

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