Alex De Piero, dal rettangolo verde alla panchina

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“Non avrei mai voluto smettere di giocare a calcio. Mai. A me non interessava quando, dove, con chi o contro chi: io chiedevo solo di poter avere un pallone tra i piedi e mi sentivo il più felice del mondo”. Si è chiuso un cerchio. Dopo aver incantato il calcio italiano per anni con la palla tra i piedi, adesso la sua nuova missione è provare a farlo attraverso le idee. Alessandro Del Piero si è fatto il miglior regalo di compleanno per i suoi 46 anni, ottenendo il patentino da allenatore. Ha superato a pieni voti l’esame e potrà allenare fino alla Serie C, con la possibilità di fare il secondo in B e in A. Si apre una nuova pagina della carriera calcistica di Alex che ha tutte le carte in regola per rendere storica quanto quella da calciatore.

Il nuovo capitolo calcistico di Alex Del Piero

Sarà strano vedere Del Piero in veste di allenatore. Intere generazioni si sono innamorate delle sue gesta e adesso sperano di rivedere quella luce riflessa nel gioco delle sue squadre. Come, però, abbiamo avuto modo di vedere in questi anni, non sempre essere stati grandi giocatori equivale ad essere grandi allenatori. In Italia spesso il tempo non viene concesso; è stato così per Seedorf e Pirlo, due che qualcosa da calciatori avevano fatto. Anche Alex dovrà riuscire a sopravvivere in un ambiente di fuoco.

Del Piero ha aperto la porta ad un sentiero lungo e tortuoso e questa volta non potrà rifugiarsi nei suoi piedi, quelli che gli hanno permesso di trionfare nelle battaglie del campo. Questa volta dovrà affidarsi alle sue idee, alla sua filosofia calcistica. Attingerà agli anni di analisi che ha avuto a disposizione dopo il ritiro dal calcio giocato. Il suo percorso porterà, inevitabilmente, i segni degli allenatori che, nel bene e nel male, hanno segnato la sua carriera calcistica, fino a renderlo uno dei simboli del nostro calcio.

Campionato TIM Serie A 2004 2005 Nella foto: Alessandro Del Piero e Fabio Capello

I modelli di Alex e il rapporto con gli allenatori

Come raccontato nel suo libro “Manualex”, Del Piero ha dei modelli di allenatore ben precisi:“I maestri della scuola olandese, Michels e Cruijff, poi Sacchi e Guardiola, sono quelli che hanno stravolto culturalmente il calcio mondiale e influenzato intere generazioni di allenatori”. Nella sua carriera, però, ha avuto allenatori molto diversi da quelli citati. Alcuni molto empatici, caratteristica che Del Piero ritiene fondamentale: “Credo che il bravo allenatore sia quello che riesce a costruire una buona relazione con i suoi giocatori e che è in grado di mettere ogni singolo giocatore nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie potenzialità”. Colui che corrisponde all’identikit è sicuramente Carlo Ancelotti, definito da ‘Pinturicchio’ “il miglior allenatore della storia a livello mondiale”. Alex, però, ha un debole anche per un altro big della storia italiana: “Non posso non citare Marcello Lippi, con il quale ho vinto tutto quello che c’era da vincere”.

Altri, invece, erano dei sergenti di ferro che puntavano sulla propria autorità, come Trapattoni ma soprattutto Fabio Capello, con il quale non è mai scattata la scintilla. “Ci sarà un motivo se nessuno lo rimpiange. Il mio rapporto con lui non era gratificante da molti punti di vista. Una squadra non è solo una macchina per vincere ma un gruppo di persone, è condivisione”. La vera forza di Del Piero, però, è sempre stata la grande professionalità, abbinata ad una mentalità da campione che gli hanno permesso di gestire al meglio anche i momenti critici della sua carriera. Adesso Alex ha tracciato il nuovo sentiero della sua vita calcistica; non gli resta che percorrerlo, attraverso la passione che lo ha reso leggenda.

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