Valentino Rossi, l’ultima corsa del maestro

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“Non so da quale impasto di natura e da quali slanci d’amore sia nato Valentino in un paese chiamato Tavullia. Ma i figli delle favole non hanno anagrafe, sono stille di una benedizione del cielo”. Così lo aveva definito il grande giornalista Candido Cannavò. Una rappresentazione perfetta di quello che è stato e che tutt’ora rappresenta Valentino Rossi. In ogni sport c’è stato almeno un simbolo generazionale: Diego Armando Maradona nel calcio, Michael Jordan nel basket, Roger Federer nel tennis, Muhammad Ali nella boxe, Michael Schumacher nella Formula1. Se si parla di MotoGP e in generale di motociclismo, la leggenda è e sarà per sempre una: Valentino Rossi, ‘The Doctor’.

Valentino, il ‘Dottore’ delle due ruote

14 novembre 2021, una data che gli italiani non dimenticheranno facilmente. L’ultima danza di Valentino Rossi, prima di spegnere le luci e dare l’addio alle moto. Una carriera così spettacolare da far appassionare tutta Italia e il mondo intero al motociclismo. Valentino chiude lo straordinario capitolo della sua vita sportiva e lascia un vuoto enorme nello sport. Ogni domenica per gli italiani è stato un fantastico viaggio in sella insieme a Vale e adesso le nostre domeniche non avranno più lo stesso sapore. Valentino Rossi è la perfetta rappresentazione del ragazzo che, attraverso sacrifici e determinazione, è riuscito a realizzare il sogno di una vita, diventando non solo uno dei migliori piloti della storia, ma il simbolo indiscusso dello sport che ha sempre amato.

Valentino ha conquistato 9 titoli mondiali tra 125, 250, 500 e MotoGP ma non ha mai perso la passione. Il suo rapporto con la moto è stato il vero ingrediente segreto. Qualcosa di prezioso da proteggere e con cui entrare in simbiosi, come ha raccontato lo stesso Vale: La moto non è solo un pezzo di ferro, anzi, penso che abbia un’anima perché è una cosa troppo bella per non avere un’anima“. Il suo percorso è stato segnato anche da ostacoli quasi insormontabili, come la morte del suo collega e amico Marco Simoncelli, avvenuta in pista davanti ai suoi occhi, lasciandolo, forse per la prima volta, incapace di controllare il corso degli eventi. Anche la lotta personale contro la sua carta d’identità è stata emozionante; una continua guerra interiore tra la paura di essere giunto al capolinea e la voglia matta di continuare a correre verso il traguardo.

Idolo generazionale: il più amato dagli sportivi

In molti lo davano per finito, troppo anziano per uno sport veloce e dai mille rischi come la MotoGP. Vale, però, ha messo a tacere tutti vincendo quando nessuno ci avrebbe nemmeno provato e rimanendo in sella fino a 42 anni. Una dedizione al lavoro da tramandare e che lui stesso ha spiegato: “La forza mentale parte dal carattere, non si può studiare a tavolino. Si è forti di testa se si riesce a rimanere sereni anche quando le cose vanno male, non perdendo mai la fiducia”. Valentino ha portato in alto il motociclismo, come nessuno aveva fatto prima, avvicinando anche leggende di altri sport. Un mostro sacro come Michael Jordan ha detto di lui: “Valentino è esattamente ciò di cui questo sport ha bisogno, porta entusiasmo e possiede una grandissima carica di energia”. Indimenticabile anche l’incontro con Maradona che si presentò ad una sua gara baciando la mano di Valentino. Avvicinare figure mitologiche come quella di MJ e del ‘Pibe De Oro’ è un capolavoro che solo ‘The Doctor‘ poteva compiere.

Impossibile dimenticare le sue esultanze a tema dopo ogni vittoria. Ogni salita sul podio era una trepidante attesa per scoprire come avrebbe festeggiato. I suoi rivali storici hanno corso solo per cercare di batterlo. Basti pensare che Marc Marquez è cresciuto con il poster di Valentino in camera. Il ‘Dottore’ ha avvicinato milioni di giovani alle moto, ha creato una Academy a Tavullia, gettando le basi per la nascita di nuovi talenti. Si è differenziato dagli altri non solo per le sue gesta sportive, ma anche per il suo lato umano che lo ha avvicinato profondamente alla gente. La sua gente. Non basteranno i video, le telecronache o le prime pagine dei giornali per dare la percezione della grandezza di Valentino a chi non l’ha vissuta. Tutti, però, sapranno che da quando Rossi non corre più, non è più domenica.

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