Siniša Mihajlović, il ricordo di un guerriero

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Stella Rossa, Roma, Lazio, Inter, Sampdoria. Sono le squadre dove ha giocato. Bologna, Catania, Fiorentina, Nazionale serba, Sampdoria, Milan, Torino, Sporting Lisbona sono le squadre che ha allenato. Poi la vita privata, 5 figli, una nipote e un’infinità di amici. Il dolore che lascia lo dimostra. Addio a Siniša Mihajlović, scomparso a 53 anni, guerriero indimenticabile e, sicuramente, indimenticato.

Siniša Mihajlović 
Siniša Mihajlović 

Siniša Mihajlović giocatore e allenatore: la carriera

C’era una volta un guerriero e ci sarà per sempre. Lo spirito combattivo non muore mai. La leucemia ha ucciso l’uomo ma non il ricordo che sarà sempre dolce. Siniša Mihajlović nasce a Vukovar in Serbia. La sua infanzia non è stata facile. Una cosa era chiara sin da quei tempi: avrebbe giocato a calcio. Lo avrebbe fatto nel migliore dei modi. L’esordio è in casa, nello Stella Rossa. E’ il 1990 e vince la Coppa dei Campioni. Nel 1992 con la Roma arriva in Italia. Poi si trasferisce a Genova. Nel 1994 arriva alla Sampdoria dove si consacra come specialista del gol su calcio di punizione. Titolo che gli rimarrà sempre. Dopo la Samp arriva il grande amore, la Lazio. Qui rimarrà per 6 stagioni. Un campionato (2000), due Super coppe Italiane (1998 e 2000), una Super coppa Uefa (1999), una Coppa delle Coppe (1999) e due Coppe Italia (2000 e 2004) dopo lascia la Lazio per chiudere la sua carriera da giocatore all’Inter, dove rimarrà due anni, fino al 2006.

Finisce l’era di giocare perché inizia quella dell’allenamento. La sua vita da allenatore inizia col Bologna e finisce col Bologna. In mezzo, Catania, Fiorentina, Nazionale serba, Sampdoria, Milan, Torino, Sporting Lisbona. Il ritorno al Bologna è a gennaio 2019, subentra all’esonerato Filippo Inzaghi. Una rimonta incredibile del Bologna porterà la conferma del tecnico nonostante a luglio dello stesso anno arriva la doccia fredda: Mihajlović ha contratto una rara forma di leucemia. Viene confermato nonostante si ritirerà un periodo per dedicarsi alle cure. Al Bologna è rimasto fino a settembre scorso. Poi la ricaduta e la corsa fino a quest’ultima fase. Drammatica per i familiari, dolorosa per gli amici, triste per tutti, anche per chi non lo conosceva.

Siniša per sempre un guerriero

Sinisa è quel tipo di giocatore che non è Siniša Mihajlović, si sceglie di chiamarlo per nome. Come se fosse un amico. Perché se anche non esprime quella dolcezza accomodante, è un esempio da seguire. Condottiero sincero e diretto, onesto e scomodo, severo e capace, allegro ed onesto. Questi ultimi due aggettivi sono quelli utilizzati da Zeman che lo ha visto fino a poche settimane fa. E’ stata l’ultima uscita pubblica di Mihajlović, la presentazione del libro di Zeman scritto insieme al vicedirettore di Gazzetta, Andrea Di Caro. Attraverso la sua penna Siniša si è raccontato in una biografia sincera. Infanzia, carriera, famiglia. Il suo grande amore dopo, o forse prima, del calcio. Sua moglie Arianna che gli è sempre stata accanto, 5 figli e da poco una nipotina. Sono loro ad aver dato il triste annuncio dopo la lunga e dignitosa battaglia.

Loro hanno scelto di non rendere pubblica l’agonia finale del campione lasciando il loro dolore nel riserbo. Ma un tweet di Clemente Mimun ha lasciato capire che Mihajlović era ricaduto nell’incubo. Fino all’ufficialità. Oggi si sono svolti i funerali a Roma nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Una chiesa gremita che conferma quanto detto fin qui: Siniša Mihajlović era amato per il suo modo dolce amaro di arrivare alle persone. Una burbera sincerità che nasconde una profonda sensibilità. Intenso il cordoglio dei suoi colleghi del mondo del calcio. “Voglio ricordare Sinisa come un combattente e uomo di valore, mai trovato una persona che parlasse male di lui.” sono le parole di Montella. “E’ un esempio di dignità e di forza. Ha sempre avuto il sorriso. Questo dimostra che è un grande uomo” commenta commosso Lotito. E poi Mancini che ha trasportato il feretro lungo la navata della chiesa dopo essere stato presente ogni giorno in questi ultimi in clinica. “E’ stato un onore averlo come amico” ha detto.


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