Riforma dello sport: cose dette e cose non dette

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Il Senato ha approvato le Legge Delega sulla Riforma dello Sport e questo piace poco al CONI, a Malagò, a tutte le Federazioni Sportive e agli atleti stessi. Molti aspetti risultano vaghi, poco concreti, inutili e soprattutto non conformi alla Carta Olimpica. Questo già di per sé, considerando le sanzioni che può comportare, sarebbe un motivo che, da solo, potrebbe far crollare la validità di questa legge. Ma al netto di questo, davvero ci sono gli estremi per dire che questa legge è completamente inutile?

Riforma dello sport: snellisce la burocrazia o declassa il CONI?

C’era una volta il Coni. Poi qualcuno, precisamente l’attuale ministro Spadafora con una legge delega, l’ha delegittimato. Ancora dopo, la Giunta Nazionale del Coni si è riunita per smontare questa proposta. E si potrebbe continuare fino all’infinito perché la storia non è ancora conclusa. Ma andiamo con ordine. Il ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport, Vincenzo Spadafora,  ha proposto una riforma del sistema sportivo italiano che è stata approvata dal senato. E’ questa riforma che ha messo l’Italia al centro delle preoccupazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di Losanna per le disposizioni che include. Il CIO si è detto preoccupato in quanto con la riforma viene meno il rispetto di alcuni fondamentali princìpi della Carta Olimpica. Ragion per cui la pena non è da poco: l’esclusione della delegazione italiana alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e l’annullamento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Ma ancora si tratta di ipotesi.

La legge si pone l’obiettivo di snellire la burocrazia che sta dietro il sistema sportivo italiano e di semplificarne il funzionamento. Per alcuni è una legge che soffoca lo sport, inapplicabile. Perché crea tante perplessità? I punti focali sono due: la gestione dei fondi e il limite di mandati. Il primo è subordinato a un altro aspetto, il riordino del CONI, diviso tra Comitato Olimpico e CONI Servizi Spa che si occupa dello sviluppo dello Sport in Italia grazie ai finanziamenti statali. Tuttavia il CONI Servizi è stato sostituito da un nuovo ente, chiamato Sport & Salute. Sembra ingarbugliata perché gli attori in questa pièce théatrale sono parecchi (è questo il problema) ma è piuttosto semplice. Quello che avverrebbe con la riforma è che i proventi statali del CONI, verrebbero suddivisi tra Sport & Salute, che si occuperebbe degli organismi sportivi, l’anti doping, le promozione sportiva, le struttura territoriali e il CONI (in minor parte) che li investirebbe nella preparazione olimpica di alto livello e nella giustizia sportiva.

Ad ognuno il proprio compito

Arrivati a dama. Il punto che viene meno ai princìpi regolatori della Carta Olimpica riguarda proprio la (non) autonomia economica del CONI. Ciò che viene contestato è che non sembra trattarsi di riordino, ma del declassamento di un simbolo del nostro paese. Le attività del CONI devono essere decise dal suo stesso statuto, la sua governance deve rimanere interna. Dopodiché ognuno ha assolto il suo compito: il CIO ha palesato le conseguenze derivanti dalla non curanza dei princìpi della Carta Olimpica. Gli oppositori si sono organizzati in un movimento e in campagne antiriforma. Malagò ha avvertito il Senato del serissimo problema col CIO e non senza mettere, allo stesso tempo, la luce dei riflettori sullo stesso problema, avvertendo chi di dovere al CIO. Una sorta di doppio gioco (o almeno così è stato visto da alcuni). Ma questi sono atti dovuti per il ruolo che ricopre qualora venga violata la carta olimpica.

I dubbi dell’opinione pubblica (o dei maligni, questo dipende da che posizione si assume in tutta la storia) sono giunti per il secondo punto sopracitato, ossia quello che riguarda il limite dei mandati: tre al massimo, due consecutivi.  Cosa che non piace a Malagò, ça va sans dire. Questo ha portato un misto di cinismo e della solita (legittima) disillusione degli Italiani che, di fronte un problema non prettamente politico, lo vedono trasformarsi poi in esclusivamente politico, oltre che economico. Ma chi può dirlo? Avvertire della mancata ottemperanza ai doveri imposti dalla carta olimpica è un dovere, appunto, del presidente del CONI. Quindi nella serie a episodi in corso, ora siamo al punto che la Giunta Nazionale del CONI ha approvato, senza nessun voto contrario, un documento contro questa legge delega considerata completamente da rifare.

Gli altri aspetti della riforma

Ma al netto degli aspetti di questa riforma con attenzione centripeta come quelli sopracitati, chi davvero si è domandato cos’altro prevede? Nella bozza del testo unico tra le altre cose appaiono:

  • Apprendistato per i giovani atleti.
  • Eliminazione del vincolo sportivo.
  • Una definizione di lavoratore sportivo ancora inesistente nell’ordinamento italiano.
  • Un fondo per incentivare il professionismo nel campo femminile.
  • Misure a sostegno della formazione dei giovani, in materia di tutela contro gli infortuni e sul trattamento pensionistico degli sportivi.
  • Più peso delle tifoserie negli organi societari e norme ad hoc per incentivare l’azionariato popolare.

I primi due aspetti sono orientati allo sviluppo dei giovani. Infatti nel primo caso si tratta di incentivare la formazione dei giovani atleti ricorrendo a nuove tipologie contrattuali, tra cui i contratti di apprendistato che potranno essere siglati dalle società. Nel secondo caso si tratta dell’eliminazione del vincolo sportivo, l’obbligo non contrattuale che lega i giovani atleti alle società che li hanno formati. Il quarto punto poi pone la lente d’ingrandimento anche sullo sport al femminile, stanziando un fondo ad hoc, inizialmente di 2,9 milioni di euro per il sostegno e la promozione del professionismo femminile. Aspetti che non sembrano così malvagi, ma forse fanno meno notizia. Ecco giustificata la solita vecchia disillusione di cui si parlava.

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