Paolo Banchero, l’americano snob che forse non serviva all’Italia

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Miglior Rookie dell’ultima stagione, media punti da fenomeno e giocate da fuoriclasse. Nel primo anno in NBA, ha spaccato gli schemi, prendendosi la scena. Poteva essere un giocatore azzurro. Ha preferito gli Usa. Poco chiaro e scorretto verso tifosi e Federazione? L’Italia come sostituirà Paolo Banchero?

Da sinistra Banchero e Petrucci (fonte basketballForever)

Prima l’amore per il tricolore, poi hanno vinto gli Usa. Banchero perché hai cambiato idea?

“C’eravamo tanto amati” recitava un famoso film degli anni ’70 con Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman e Nino Manfredi. Una frase che calza a pennello per la vicenda tra Paolo Banchero e l’Italia. Peccato che questo amore non si è mai consumato. Il talento di Seattle, dopo flirt, promesse, desideri e retromarce, ha scelto il Team Usa. Ha snobbato alla grande la Nazionale italiana di pallacanestro, deludendo tifosi e Federazione. La mamma Rhonda Smith (ex cestista professionista) è a tutti gli effetti statunitense, mentre papà Mario Banchero ha chiare origini liguri. L’ala grande dei Magic aveva tutte le opzioni sul tavolo. Con le carte perfettamente in regola, tra cittadinanze e DNA, poteva prendere qualsiasi strada. Il mondo baskettaro italiano ci aveva sperato. Lo scorso settembre, dopo essere diventato prima scelta al draft, Banchero aveva lanciato un messaggio tutt’altro che sibillino: bandiera tricolore come mantello per la foto di rito con Orlando e dichiarazioni d’amore verso gli azzurri.

Più chiaro di così si muore. Le sue parole erano state dirette: “Voglio giocare per la Nazionale italiana. La quantità d’amore che ricevo dai tifosi è pazzesca”. Quasi un anno intero di corteggiamenti e gesti di vicinanza, poi il silenzio. Dietrofront. Banchero snobba l’Italbasket e sceglie la casacca Usa. Risentimento e delusione da parte della Federazione, scena muta dall’entourage di Banchero. Le parole del Presidente FIP Petrucci spiegano tutto: “Ci ha presi in giro. Preferivo saperlo da lui, piuttosto che dalle agenzie. Lo abbiamo sempre supportato, aiutando anche la sua famiglia a prendere la cittadinanza italiana. Purtroppo, esistono tante maschere e pochi volti”. La domanda ora sorge spontanea. Dopo tanto amore italico, perché Banchero ha cambiato idea? Difficile rispondere, certo è che nel suo primo anno in NBA, Paolo ha compreso di essere tra i migliori e di poter diventare una stella del Team Usa. Da Rookie ha infranto record e primati, incrementando le sue ambizioni e l’unica Nazionale che poteva saziare il suo desiderio di vittoria era propria quella a statunitense. Il corteggiamento serrato di un manager come Grant Hill ha fatto il resto.

Italbasket (fonte Fanpage)

Sedotta e abbandonata. Povera Italia senza Paolo Banchero?

Intorno a Banchero, i dirigenti dell’Italbasket avevano creato un progetto ambizioso e di grande impatto. Non solo sarebbe stata valorizzata l’immagine del giocatore sul suolo italiano, ma Paolo avrebbe indossato i panni dell’icona italiana della nuova pallacanestro. L’uomo immagine del movimento baskettaro azzurro, che grazie a lui e al suo carisma avrebbe compiuto l’agognato upgrade mai veramente raggiunto. Quella mossa di marketing e merchandising, già tentata nel 2006 con Andrea Bargnani e poco dopo con Danilo Gallinari, ma dai risultati rivedibili, sarebbe andata a buon fine. Negli ultimi 15 anni, il basket tricolore è cresciuto, riscuotendo notevole interesse stagione dopo stagione, Banchero, quindi, era perfetto per questo ruolo. Punta di diamante della pallacanestro azzurra e fuoriclasse del parquet oltreoceano. Un sistema studiato alla perfezione, che, però, si è scontrato con la forza attrattiva del Team Usa e del mondo americano. La possibilità di vincere subito e di ottenere medaglie o trofei, che siano Olimpiadi o Mondiali, hanno giocato un ruolo decisivo per Banchero.

Intendiamoci, con i tanti fenomeni nella rosa statunitense, Paolo ha la concreta opportunità di raggiungere traguardi speciali, mentre tra le file azzurre vittorie e trionfi sono tutt’altro che assicurati. L’ala grande degli Orlando ha preferito essere importante in una squadra di fuoriclasse, anziché essere il migliore in una Nazionale costruita intorno a lui. E ora che ne sarà dell’Italbasket? “Mai piangersi addosso” ripete sempre il Ct Pozzecco, ha ragione. Banchero è un talento immenso, questo è vero, capace di giocate fuori dalla norma, ma i ragazzi azzurri con la forza del gruppo possono sopperire a questa assenza. D’altronde gli importanti risultati raggiunti tra Europei e Olimpiadi, li hanno ottenuti senza l’americano. Calzano a pennello le dichiarazioni di un italiano doc come Fontecchio: “Banchero? Mi aspettavo sarebbe finita così. Chi viene in Nazionale deve avere qualcosa dentro, essere consapevole di cosa voglia dire indossare la maglia dell’Italia. Una responsabilità e un onore. Ci sono giocatori che darebbero tutto per vestire azzurro”. L’Italbasket, quindi, deve ripartire dalla forza del gruppo, che, andando a guardare bene, non è affatto privo di campioni, anzi.

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