I Golden State Warriors vincono il settimo titolo NBA nel segno di Curry

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Si chiude un’altra stagione NBA che porta per la settima volta il nome dei Golden State Warriors. La franchigia di San Francisco conquista l’anello dopo una splendida serie finale contro i Boston Celtics nel segno del suo fenomeno Stephen Curry. La dinastia degli Warriors torna sul tetto del basket americano a distanza di tre anni dall’ultima volta e diventa la terza franchigia più vincente della storia NBA dopo Celtics e Lakers.

Steph Curry riporta gli Warriors in cima alla NBA

I Golden State Warriors sono tornati a scrivere a caratteri cubitali il loro nome nella storia della NBA. Una vittoria che porta i nomi di Draymond Green, Klay Thompson, Jordan Poole ma sopratutto di Steph Curry. Lo ‘Chef’ ha preso per mano la squadra di San Francisco, mandando un segnale a tutta la Lega che li dava per scomparsi. Dopo tre stagioni nere, i Golden State hanno conquistato il settimo anello della loro storia, il quarto dell’era Curry, mettendo in ginocchio un avversario di livello assoluto. La serie finale contro i Boston Celtics è stato uno spettacolo unico, perfetta sintesi della bellezza del gioco. E pensare che la finale era iniziata nel peggiore dei modi per la franchigia guidata da Steve Kerr che in Gara1 aveva perso in casa, al Chase Center, dovendo inseguire gli scatenati Jason Tatum e Jaylen Brown.

Gli Warriors sono riusciti a rimettere tutto a posto in Gara2, dovendo poi soccombere al TD Garden in Gara3. La grandezza di campioni come Curry, Green e Thompson si è vista nel momento di massima euforia dei Boston Celtics. La vittoria in Massachusetts in Gara4, infatti, ha riacceso la scintilla della squadra di Kerr. Da quel momento in poi i Golden State hanno sentito l’odore del sangue e hanno sbranato la preda. Vittoria al Chase Center in Gara5 per 104 a 94 e colpo di grazie nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 giugno a Boston. L’ultimo atto della serie finale si è chiusa sul 90 a 103, dominato da uno straripante Curry da 34 punti-7 assist e 7 rimbalzi. Il Re del tiro da tre punti ha messo a segno 6 triple su 11 tentate (55%), tirando addirittura col 60% da due punti. Il primo quarto ha illuso il TD Garden che potesse esserci la tanto attesa Gara7. Avvio convinto dei Celtics e bagliore di luce all’orizzonte. Poi l’esplosione degli Warriors che sono scappati via, tenendo sempre una distanza di almeno 10 punti, diventata sempre più incolmabile col passare dei minuti, grazie a una difesa da manuale.

La dinastia di Curry-Thompson-Green vince il 4° anello

Non sono molte le franchigie ad aver vinto 4 titoli NBA con gli stessi giocatori. I Golden State Warriors, esclusi i primi tre anelli (1947-1956-1975), hanno costruito una dinastia che ha scandito il basket statunitense moderno, come solo i Chicago Bulls di Jordan e Pippen e i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e Shaquille O’Neal erano riusciti a fare. Potremmo paragonare gli Warriors moderni al Barcellona di Guardiola nel calcio, una squadra spettacolare ma allo stesso tempo estremamente efficace. Un mix vincente di estetica, classe e organizzazione, materializzato da un uomo che in carriera, tra giocatore e allenatore, ha conquistato 8 titoli NBA, Steve Kerr. I Golden State Warriors avevano vinto l’ultimo anello nel 2018, dopo i due precedenti nel 2015 e nel 2017. Nelle ultime tre stagioni hanno vissuto una profonda crisi, complici i gravi infortuni prima di Kevin Durant e poi di Curry e Thompson. Nelle ultime due annate non hanno neppure preso parte ai playoff, dando la sensazione di essere scomparsi dall’Elite della Lega.

L’inserimento di giovani talenti, uno su tutti Jordan Poole, e il ritorno degli ‘Splash Brothers’ (Curry e Thompson), hanno ridato ossigeno alla franchigia di San Francisco, tenuta in piedi fino a quel momento solo dal barometro della squadra, Draymond Green. L’epilogo a quel punto sembrava già scritto e neppure una squadra gloriosa come i Boston Celtics è riuscita a fermare il naturale flusso degli eventi. Rimane indiscutibile la straordinaria stagione dei Celtics che hanno superato franchigie del calibro dei Milwaukee Bucks (campioni NBA 2020-21) e dei Miami Heat. L’estrema organizzazione degli Warriors ha alzato un muro troppo alto anche per la squadra di Ime Udoka. Rotazioni continue, sintonia totale tra gli interpreti e tanta abitudine a gestire una serie finale: fattori decisivi che hanno dimostrato che i Golden State Warriors sono ancora la squadra da battere. Non resta che inchinarci davanti alla maestosità di una franchigia che ha scritto un’altra pagina di storia, contro ogni pronostico.

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