Giuseppe Ottaviani, l’atleta centenario

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“Ciao Peppe”. In molti hanno salutato così, per l’ultima volta, Giuseppe Ottaviani. Quella che andiamo a raccontarvi è la storia unica di un gigante dello sport. A 104 anni, ci lascia l’atleta recordman nei Master. L’eredità di Ottaviani è una lezione di vita: la gioia e la voglia di reinventarsi nello sport. In pensione, all’età di 70 anni, si è dedicato anima e corpo allo sport, una passione che ha lasciato esplodere nella terza età. L’atleta marchigiano ha esordito a livello agonistico all’età di 83 anni collezionando record nazionali e mondiali. Le sue specialità: salto in lungo e triplo. Primo e unico centenario al mondo a fare il salto triplo della categoria M100. Ha praticato 11 differenti specialità dell’atletica leggera. Nel 2019, Ottaviani ha ricevuto il titolo di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica italiana.

giuseppe ottaviani

Un gigante esemplare dell’atletica leggera

“L’atletica è gioia” era il suo slogan. “Lo sport è vita, fa bene alla salute e si può praticare a tutte le età” dichiarò Giuseppe Ottaviani il 14 settembre 2019 a Jesolo dopo aver guadagnato la medaglia d’oro nella gara di salto in lungo. Vincere battendo i concorrenti è possibile; superare se stessi anche, ma è più difficile. Lui c’è riuscito ai master di Ancona nel 2017 stabilendo un nuovo record (1,16 mt) nel salto in lungo superando il suo stesso limite di 1,08 mt della stagione precedente. Quella di Ottaviani è stata una storia da gigante (più che da eroe) proprio per questo. Un gigante esemplare nell’atletica leggera e nella vita. 

Nella sua routine di allenamento al campo di Fano non c’era nulla di eroico: “Mi alleno 2-3 volte alla settimana in una palestra, corro…” raccontava lui. Prima di compiere i 100 anni, faceva pesi 3 volte alla settimana. Peppe ha ricordato un aneddoto: l’assicurazione della palestra dove si allenava gli rispedì le carte indietro sentenziando: “E’ impossibile fare sport a 99 anni”. Forse covava la passione per lo sport da sempre? Pare di no o, meglio, da ragazzo praticava sport senza grandi ambizioni. Dopo aver combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale ed aver lavorato come sarto, è arrivato alla pensione. Vedendo gli amici molto più giovani allenarsi al campo di atletica, ha pensato di riprendere a fare sport con la tessera Effebi Fossombrone. Voleva stare lontano dalla noia e, così, ha iniziato a far scorrere le lancette dell’orologio all’indietro.

giuseppe ottaviani

Giuseppe Ottaviani: the recordman

Giuseppe Ottaviani debuttò nella velocità e nei lanci ottenendo il primo titolo italiano a 83 anni (era il 1999). Il recordman nei Master vanta 55 titoli italiani, 1 record mondiale, 8 record europei e 13 record italiani M95, nonché 8 record mondiali, 4 record europei e 12 record italiani M100. Nel 2010, debuttò nel salto in alto (0,85 m), mentre l’anno seguente (a 95 anni) esordì con il salto in lungo e triplo. Fu il primo atleta 95enne a superare la soglia dei 2 m e dei 4 m nel triplo con 4,46: un record mondiale in entrambe le specialità. Nel 2012, fu suo il record mondiale al coperto nel salto triplo (4,37 m) come pure nei 60 m (Peppe fu il primo a scendere sotto i 15” con 14”28).

È primo anche per numero di vittorie in un Mondiale, nel 2014, con 10 medaglie d’oro ai master indoor di Budapest. Nel 2016, diviene il primo atleta della categoria M100 a competere in una rassegna nazionale. Giuseppe Ottaviani viene definito all’unanimità “uno straordinario esempio di longevità attiva nello sport”. Un campione della categoria Master (dai 95 ai 99 anni) senza rivali. Una grinta da fare invidia agli atleti più giovani. 

Un esempio e un caso da studiare

Dal 2012, su invito del prof. Ario Federici, Preside del corso di Laurea in Scienze Motorie dell’Università di Urbino, Ottaviani ha tenuto la lezione inaugurale del corso di attività motoria nella terza età. Dodici mesi prima del compimento dei 100 anni di Peppe, l’Università di Urbino (con i propri docenti ricercatori e laureandi) aveva organizzato e monitorato gli allenamenti del re del salto in lungo. Il monitoraggio era concentrato soprattutto sul primo studio dell’integrità psicofisica condotto su uno sportivo centenario. 

Per anni, il prof. Ario Federici ha seguito le straordinarie prestazioni di Giuseppe Ottaviani e non solo quelle. Lo definisce un uomo di grande spessore, etico, umano, sportivo in tutti i sensi. Ha trasmesso i valori più veri e profondi dello sport (gioia, rinascita dalle sofferenze, reintegrazione sociale per i detenuti). Gli incontri con Peppe sapevano dare sempre una forte carica di emozioni, speranza, commozione. Tenere accesa la fiamma vitale di un uomo: questa è la cosa più importante da fare nello sport e nella vita. 

Giuseppe Ottaviani e la fiamma dello sport

Il recordman nei Master ogni tanto prendeva il raffreddore senza fare nulla per riguardarsi. Un fisico normale (1,70 mt di altezza per una cinquantina di chili), un fenomeno unico. Qualcuno lo definiva una sorta di ET dell’atletica. Fino all’età di 50 anni era pigro, fumava. Da atleta mangiava di tutto senza rinunciare ad un bicchiere di rosso. L’uomo qualunque che sfida se stesso: questo è l’esempio che lascia in eredità a tutti coloro che lo seguivano con affetto ed interesse negli stadi.

Minimizzava le sue vittorie, non gareggiava sperando di riuscire a vincere. Lo sport è il modo migliore di vivere. “Ogni giorno va vissuto in pieno, con la curiosità che spinge ad andare avanti” diceva Peppe. Il suo segreto era proprio questo: la curiosità. S’era anche comprato un computer per navigare in Internet come un ragazzino assetato di sapere. Nel 2013, si è scritto all’Università per la terza età a Fossombrone. “Voglio sempre sapere di più. Invecchi solo se smetti di imparare. E io devo pensare al prossimo record da battere…“. L’entusiasmo fa parte della curiosità di esistere. Il ragazzo del secolo scorso godeva di ottima salute. Negli ultimi mesi, però, costretto allo stop totale per l’emergenza pandemica da Coronavirus, la lontananza dalle piste lo aveva debilitato. La vita di Peppe era legata al campo d’atletica e il suo gran cuore non ha retto alla mancanza. Infondo a lui, bastava correre.

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