Fabregas, la banalità dell’assist

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La bellezza del calcio sta anche nella varietà di gesti tecnici visibili all’interno di una partita. Il gol, il tiro al volo, l’acrobazia, il colpo di tacco, la scivolata e non solo. Poi però c’è l’assist che da definizione del vocabolario sarebbe “azione con cui un giocatore mette un suo compagno di squadra in condizione di realizzare il punto; in particolare, nel calcio, il passaggio smarcante che mette un giocatore in condizione di tirare in rete”. Un gesto tanto semplice quanto complesso trasformato in arte da tanti giocatori, su tutti Cesc Fabregas che ha annunciato il ritiro dal calcio giocato.

Fabregas alza la Coppa del Mondo, trofeo più importante vinto prima del suo ritiro (Credit Photo: JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)
Fabregas alza la Coppa del Mondo, trofeo più importante vinto prima del suo ritiro (Credit Photo: JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

Da Wonderkids ad Architetto

La carriera di Fabregas non ha avuto grandi difficoltà a spiccare il volo. Dopo tutta la trafila nel settore giovanile del Barcellona, il nativo di Arenys de Mar passa dal sole della Catalunya al cielo grigio di Londra. L’ambientamento è stato solo apparentemente difficoltoso, anche perché di fronte a lui c’era l’ossatura del centrocampo degli invincibili. Dopo un primo periodo di ambientamento, l’esplosione. A 16 anni esordisce in prima squadra e a 21 ne diventa già il capitano. Classe sopraffina e leadership innata. Fabregas stupisce il mondo intero a suon di giocate sublimi e assist fantascientifici. La Premier è pazza di lui in particolare dopo la stagione da 15 gol e 15 assist ma la nostalgia di casa era troppa.

Torna nella sua Barcellona, dove trova gran parte dell’undici titolare della Spagna campione di tutto e dove pur di trovare spazio in un meccanismo di centrocampo che comprendeva tre mostri sacri come Busquets, Xavi e Iniesta, ha fatto anche la punta centrale. Poi la pugnalata al cuore dei tifosi dei Gunners, e non solo, lo sbarco sull’altra sponda di Londra, quella blu del Chelsea dove però non delude le aspettative mettendo a referto 58 assistenze in 198 partite giocate, raggiungendo anche quota 100 in Premier League. Poi il lento declino con il Monaco e il ritiro a Como, squadra che gli è entrata nel cuore e per la quale allenerà la squadra B e la Primavera.

L'assist di Fabregas, che ha annucnaito il ritiro, per André Schurrle (Credit Photo: weaintgotnohistory.sbnation.com)
L’assist di Fabregas, che ha annunciato il ritiro, per André Schurrle (Credit Photo: weaintgotnohistory.sbnation.com)

Cesc Fabregas era puro Fútbol

Se a 21 anni sei già capitano dell’Arsenal, forse qualcosa di speciale lo hai davvero. Se nella generazione spagnola di fenomeni, in particolare in mezzo al campo, tu sei il numero 10 allora speciale lo sei davvero. Cesc Fabregas ha rappresentato l’eleganza della furbizia. Non era il più rapido ma era quello che capiva prima di tutti la giocata. In carriera ha potuto fare anche il centravanti grazie proprio a questa sua capacità di leggere prima di chiunque altro il momento di gioco e di conseguenza punire difese e portieri avversari. Dobbiamo però necessariamente tornare al focus principale della sua carriera: l’assist.

Fabregas in Premier League ne ha realizzati 111, e nella classifica all time si trova alle spalle solo di Ryan Giggs che però ha disputato circa il doppio delle sue partite. La sua incredibile capacità di fermare il tempo è perfettamente visibile nel passaggio che ha portato al gol di André Schurrle nell’agosto del 2014. Fa partire l’azione servendo Hazard e poi trotterellando alla sua maniera prende posizione al limite dell’area. Chiama insistentemente il pallone, che riceverà pochi istanti dopo da Ivanovic, e con tutta la difesa del Burnley schierata dentro l’area di rigore, con una facilità disarmante, serve di controbalzo l’esterno tedesco che deve solo raccogliere il cioccolatino e buttare la palla in rete. Come? Come ha fatto? Impossibile da spiegare, ancora più inutile chiederselo. Cesc Fabregas non aveva bisogno di spiegazioni, l’unica cosa da fare era sedersi davanti la Tv o ancor meglio sulle tribune dello stadio, per ammirarlo con il pallone tra i piedi. Genio.

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