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11 è il numero della maglia che indossa, 80 sono i tiri liberi che infilava già all’età di 17 anni, 1,96m è la sua altezza, 30 anni la sua età, 64 le pillole che deve assumere ogni giorno. Questa è Elena Delle Donne in numeri. A fatti è ancora di più. Lei è la stella delle Washington Mystics e ala piccola della Nazionale USA, protagonista del WNBA e attualmente al centro delle cronache sportive Americane.

La bolla, una questione di vita o di morte per Elena Delle Donne

Di origine italiana, come suggeriscono anche il suo nome e cognome, (il suo bisnonno era di Olevano Romano) Elena Delle Donne, nasce a Wilmington nello stato del Delaware. All’età di 30 anni e con una strepitosa carriera nel basket non è la prima volta che la giovane ma grandissima atleta fa parlare di sé aldilà del basket. E non per i pettegolezzi o i gossip che a volte sono riconducibili agli sportivi.
In questo momento si trova nell’occhio del ciclone per una causa che Elena sposa da anni, da quando, ai tempi dell’università, ha scoperto di avere la malattia di Lyme, contratta in seguito alla puntura di una zecca. L’atleta non si è fatta mai fermare dalla malattia, seguendo una vita normale e sopratutto continuando a fare ciò che ama di più: giocare a basket. Obiettivo centrato. E allora perché si parla di lei?

Quando il Covid-19 ha iniziato a diffondersi, Elena Delle Donne lo ha affrontato con una cautela in più, quella che appartiene a chi convive con una malattia che debilita il sistema immunitario. I cosiddetti soggetti deboli di cui abbiamo tanto sentito parlare durante la pandemia. Quelli che erano (e sono) da proteggere. Quando la WNBA ha cominciato a organizzare la bolla, l’attenzione di Elena è andata alle misure di contenimento prese per renderla sicura. Ma per quanto stringenti queste possono essere, non vi è certezza che il Covid non entri nella bolla. In quanto soggetto immunodepresso, lei questo rischio non se lo può permettere. Né per il Coronavirus, né per altri virus. E’ realmente una questione di vita o di morte. Non per la WNBA, però, che le ha di fatto imposto di giocare, pena la sospensione dello stipendio.

La lettera a cuore aperto di Elena Delle Donne

Così dopo le accuse di volersi approfittare degli ingaggi della WNBA soltanto per aver voluto proteggere sé stessa, ha scritto una lettera per esprimersi liberamente. La lettera inizia dicendo: “Prendo 64 pillole al giorno.” Dritta al punto. Questa routine è per lei un esasperante, infinito ciclo. Ma ad ogni modo lo fa. “E’ l’unico modo per mantenermi in salute abbastanza da poter fare quello che amo di più: giocare a basket” sottolinea Elena nella lettera. Ricorda che ha giocato le finali dello scorso anno con tre ernie del disco e che si allena anche quando non dovrebbe. Non a caso l’atleta è Mvp in carica della WNBA, quindi la miglior giocatrice, se non del mondo, almeno d’America. Oggi si sente ferita, perché non si può costringere un’atleta a scegliere tra la sua vita e il salario. Dopo aver messo in dubbio il report del suo medico e dopo averle negato l’esenzione.

Se è vero che deve esistere un equilibrio tra la paura e il senso del dovere, è altrettanto vero che esiste un limite da non oltrepassare, dato dalla somma dell’amore per la vita e la paura per la morte. Questo va rispettato.
Non solo non è avvenuto ma non è stato ricordato che quell’equilibrio sopracitato è sempre stato il principio guida della cestista. Di fronte a cotanta ingratitudine, la lettera si pone 3 scopi. Il primo, quello di ricoprire un ruolo pubblico per questa lotta contro la malattia, aiutando il più possibile. Il secondo, diffondere consapevolezza. “Nel mondo è pieno di cose di cui non sappiamo nulla“. Ecco il suo scopo è far conoscere i lati oscuri di questa problematica. Infine, consapevole di non essere l’unica a fronteggiare una situazione così difficile, anzi, che c’è gente in condizioni ben peggiori, coglie l’occasione della lettera pubblica per esprimere la sua solidarietà.

Primati in campo e fuori

La sua solidarietà non sorprende. Come già detto ha fatto molto parlare di sé, a prescindere dai suoi risultati nel basket. Il 3 novembre del 2017 si è sposata con nozze in diretta su The Knot, che le ha definite le nozze dell’anno, con sua moglie, Amanda Clifton. Ma le nozze fecero parlare comunque meno del suo Coming out avvenuto sulle pagine di Vogue l’anno precedente. Fu un grande passo, come lei stessa lo definì, per tutta la comunità Lgtb. Ma non solo. La trentenne di origini italiane è attiva nel sociale con spot motivazionali insieme a Nike. In questi è spesso in compagnia della sorella Lizzie, sordo-cieca, con la quale non manca mai di postare video teneri quando corre da lei, libera dagli impegni sportivi. Nonché sua damigella. Una vita di primati dentro e fuori il campo.

Ma evidentemente non è bastato. Non basta mai quando c’è da ricordarsi quanto è stato fatto e restituire quello che si è ricevuto. La sua squadra, la Washington Mystics, a differenza della WNBA, si è schierata dalla sua parte. Ma la sensazione è che ancora molto deve essere fatto per la condizione femminile nello sport, o per lo meno per la tutela della salute degli atleti. “Ho dato sangue, sudore e lacrime alla Lega. Mi sono battuta perché le cestiste fossero pagate di più“. Lo aveva già capito Elena. Perciò se vincerà anche questa battaglia come le sue partite in campo sarà un grande passo per tutto il mondo dello sport al femminile. Quando la WNBA volerà a Bradenton per portare a conclusione il campionato, vedremo se all’appello risulterà presente o assente Elena (amica) Delle Donne.


(per la lettera integrale e originale di Elena su theplayerstribune https://www.theplayerstribune.com/en-us/articles/elena-delle-donne-wnba-season-lyme-disease )

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