Tennis, una storia tormentata e secolare quella tra l’Italia e la Coppa Davis

Ultime notizie

Coppa del mondo di sci, bene solo le azzurre

Slalom gigante, Marta Bassino sfiora il trionfo a Killington,...

Iran-Usa: un gol può portare la pace?

Una partita che va oltre lo sport, l’agonismo e...

Apoteosi Canada: Coppa Davis conquistata

Le foglie d’acero vincono per la prima volta la...

Beach Volley, Lupo – Rossi: che esordio in Australia

In Australia è il corso l'ultima Challenge del Beach...

Share

100 anni di storia e una sola vittoria. Tante finali a un passo dalla coppa e ancora più semifinali. La storia che lega l’Italia e la Coppa Davis è fatta di numeri, a volte deludenti. Ma adesso che giochiamo la semifinale, dopo 8 anni, sognare è lecito.

Coppa Davis: l’Italia tra passato e presente

L’Italia di Volandri vola in semifinale dopo 8 anni. Lo fa senza Sinner, infortunato, Berrettini non al meglio. Anzi che fa il tifoso in panchina. O l’allenatore. Comunque è lì ad incitare i suoi colleghi.
Una bella impresa. C’è stato Sonego che battendo Tiafoe 6 -3 7 – 6 porta in casa azzurra il primo punto. Poi è arrivata la resa di Musetti. L’americano d’altronde è in momento di splendida forma per perdere. Batte il tennista di Carrara7- 6 6 – 3. E’ la coppia Fognini – Bolelli che regala il sogno. Infatti, avendo la meglio sulla coppia americana Sock – Paul nel doppio decisivo, hanno conquistato il punto per la semifinale. Un 6-4, 6-4 senza storia in favore degli italiani. Così hanno sancito anche il record di imbattibilità degli italiani nella seconda fase.

“I consigli di Berrettini hanno fatto la differenza” ammette Volandri. E il sogno si fa grande. E’ lecito sperare di arrivare in finale, è lecito sognare di vincerla. La storia del rapporto tra l’Italia e la Coppa Davis è di quelle un po’ tormentate. Quelle in cui pensi sempre di essere a un passo dalla conquista e poi qualcosa cambia. E ti delude.
Era il 1976, quell’anno il tennis italiano di Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli superarono i padroni di casa a Santiago del Cile e vinsero la finale, portando a casa il trofeo. L’unica Coppa Davis del tennis italiano. In quell’edizione l’Italia batté la Polonia 5-0, poi la Jugoslavia 5-0, la Svezia 4-0, la Gran Bretagna 4-1 e l’Australia 3-1. In finale Barazzutti superò Fillol 7-5 4-6 7-5 6-1, Panatta battè Cornejo 6-3 6-1 6-3, in doppio Panatta e Bertolucci ebbero la meglio su Cornejo-Fillol 3-6 6-2 9-7 6-3, Panatta sconfisse Fillol per 8-6 6-4 3-6 10-8 e nell’ultimo singolare Prajoux superò Zugarelli per 6-4 6-4 6-2.

Eterni ritorni storici: un po’ di numeri sulla linea del tempo

Se dovessimo tracciare una linea del tempo e raccontare questa storia d’amore e odio. Ci sono alcuni anni su cui soffermarci. Il 1976 è l’anno d’oro di questo binomio.
Ma poi ce ne sono ben 6 da ricordare. Quelli in cui siamo arrivati in finale ma abbiamo perso. Come la gatta che arriva al lardo e poi ci lascia lo zampino. Delle 6 finali giocate dagli italiani 2 sono finali propriamente dette e 2 sono Challenge Round. Queste (dalle origini fino al 1971) permettevano alla squadra detentrice del titolo di giocare la finale dell’anno successivo contro la vincitrice della finale interzone. La prima fu nel 1960 a Sydney contro l’Australia per 4-1, la seconda nel 1961 e Melbourne contro l’Australia per 5-0, la terza nel 1977 a Sydney contro l’Australia per 3-1, la quarta nel 1979 a San Francisco contro gli Stati Uniti per 5-0, la quinta nel 1980 a Praga contro la Cecoslovacchia per 4-1 e la sesta nel 1998 a Milano contro la Svezia per 4-1.

Così si è arrivati fin qui. Alla 18esima semifinale che l’Italia gioca nel torneo indoor. Di queste, 10 volte si è fermata in semifinale. L’ultima è stata nel 2014 contro la Svizzera a Ginevra; perse 3-2 contro i fortissimi Federer e Wawrinka. Oggi in un anniversario importante si riconquista la semifinale e si sogna a ragion di causa. L’Italia entrò a far parte del torneo proprio nel 1922. Un secolo fa. Un secolo di storia, di sconfitte, di finali, di passione. E una vittoria. Nel 1976. Una finale dibattuta, causa: storia che ritorna sempre. Motivi politici di reazione contro il regime di Pinochet in Cile muovono le masse. L’Italia viene accusata di appoggiare il regime cileno. Così Panatta propone di indossare la maglia rossa per dimostrare che non c’è solidarietà alla dittatura cilena. Sarà una vittoria ingiustamente relegata nell’oblio. Ma c’è stata e figura lì nel palmarès nazionale, speriamo come solo la prima di altre Coppe Davis.

spot_img