Ceuta, una squadra della periferia europea che sfiderà il Barcellona

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Non è facile gestire, tifare per, giocare nel Ceuta. E’ una squadra ai confini d’Europa. Eppure in quel puntino che conta poco più di 80mila abitanti questa sera si disputerà Ceuta-Barcellona per gli ottavi di finale della Coppa del Re.

Ceuta-Barcellona, quando l’ultima della classe incontra la prima

L’abbiamo vissuta in Italia poche sere fa, l’imponderabilità del calcio e le sue conseguenze. Non ha fatto in tempo a festeggiare la vittoria contro la Juve, il Napoli, che si è ritrovato a perdere con la Cremonese, ultima in classifica. Chissà quale sarà la sorte di una partita simile ma con una forbice di distanza ancora più ampia: quella tra il Ceuta e il Barcellona. Il match si terrà stasera ed è per gli ottavi di finale della Copa del Rey, l’equivalente della nostra Coppa Italia. Il Ceuta, ultimo in classifica del suo campionato, la terza divisione spagnola (come la nostra serie C), dopo aver superato i tre turni precedenti, ha raggiunto a sorpresa questo punto del torneo. Così si ritrova da ultima delle ultime a giocare contro una delle squadre più titolate, blasonate, vincenti e importanti del calcio mondiale.
Va da sé che i blaugrana sono i favoriti.

Il match tuttavia è particolare non solo per la distanza qualitativa dei due club. Ceuta è un posto ai confini dell’Europa. Qui la cultura spagnola si mischia con quella marocchina e raramente, quasi mai, si ospitano squadre di questo calibro. E soprattutto raggiungere o muoversi da Ceuta è complicato. I giocatori del Barcellona arriveranno a Ceuta poche ore prima della partita, in elicottero, e partiranno subito dopo la fine della gara. È una scelta inusuale quella dell’elicottero, ma la dirigenza del Barcellona ha ritenuto che fosse il metodo migliore per diminuire la scomodità del viaggio verso un posto assai periferico, che pur essendo territorio spagnolo non ha nemmeno un proprio aeroporto.

Ceuta, una periferia difficile ma affascinante

Questi problemi noi li abbiamo ogni 15 giorni” fa sapere il direttore sportivo Edu Villegas. Il Ceuta, quando deve andare a giocare sulla penisola, usa le soluzioni scartate dal Barcellona il traghetto fino a Algeciras, con spostamento in pullman fino a destinazione o fino all’aeroporto di Malaga, oppure un volo da Tetuán, in Marocco, che dista circa un’ora ma che comporta formalità doganali. Talvolta per questo motivo non solo è difficile gestire un club del genere, ma anche convincere i giocatori a venire nella squadra non è facile. Poi c’è il budget. Quello di quest’anno si aggira intorno ai 3-4 milioni di euro, di cui 1,2 arrivano sotto forma di sovvenzioni da parte del governo locale: non basterebbero per pagare l’ingaggio annuale di quasi nessuno tra i titolari del Barcellona. Infine, ultimo non per importanza, c’è il problema immigrazione.

Con poco più di 80 mila abitanti e una superficie di 18,5 chilometri quadrati, Ceuta è circondata dal Marocco. Nonostante la frontiera sia recintata, per bloccare o limitare gli ingressi dei migranti nel territorio dell’Unione Europea, Ceuta appare sui quotidiani spagnoli come luogo di immigrazione clandestina. Un match del genere diventa occasione per far parlare di sé per un motivo diverso. L’evento è anche redditizio dal punto di vista economico. La storia insegna che biglietti di partite come questa attirano tifosi anche dal vicino Marocco. Come già accaduto dai precedenti incontri col Barcellona. Infatti, Ceuta-Barcellona è un film già visto. Prima della Seconda guerra mondiale, poi nel 2000 e l’ultima nel 2010. Nemmeno a dirlo, è sempre passato il Barcellona e anche questa sera i pronostici sono tutti a favore della squadra catalana. Ma per qualche ora è lecito sperare anche nella periferia d’Europa.

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