Bebe Vio tra i cavalieri dell’As Roma

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Bebe Vio nominata Cavaliere della Roma. Con lei undici imprenditori, giornalisti, magistrati e docenti universitari. Sono tutti romanisti di fede assoluta, testimoni di impegno professionale e di una sana cultura sportiva

Questione di fede

Sabato mattina, classica ottobrata romana. Sole che scalda ma giacchetto sulle spalle, “just in case” come dicono gli inglesi. Quei giorni in cui il sole colora d’oro le facciate dei palazzi. Sul più alto dei sette colli di Roma, l’Esquilino, Palazzo Brancaccio invece si colora di giallo e rosso. L’appuntamento è con la designazione dei cavalieri della Roma.
Presente infatti lo stesso club con i suoi vertici: il CEO Pietro Berardi, la Consigliera d’Amministrazione Benedetta Navarra, il direttore del Roma Department Francesco Pastorella, il responsabile della comunicazione Luca Pietrafesa. Presente anche il tifo, rappresentato dall’Unione Tifosi Romanisti. Così, c’era il presidente Fabrizio Grassetti, memoria storica della Roma dalle origini ad oggi, e il presidente dei Cavalieri Supporters Romeo Capelli. Va da sé, tutti e due anche Cavalieri della Roma.

Dunque tra cavalieri e designati tali, padrini e prime nomine, erano presenti manager, , giornalisti, giudici, attori, politici. Denominatore comune la fede giallorossa. Ognuno con una storia personale e professionale che accompagna e si fonde con quella del tifoso innamorato Roma e di testimone una sana cultura sportiva. I cavalieri della Roma sono un’associazione di tifosi voluta nel 1999 da Lino Cascioli, maestro di penna sportiva e di passione romanista, e da Antonio Calicchia, fede giallorossa assoluta e lunga carriera ai vertici del cuore amministrativo della città che oggi li presiede e anima. Da 23 anni giungono a questo appuntamento dove avviene l’investitura dei nuovi Cavalieri che il direttivo sceglie per cooptazione.

Bebe Vio: “Vengo da una famiglia di interisti ma da piccola avevo l’astuccio della Roma”

Aneddoti, racconti di prima mano, confessioni di tifo coltivato da bambini di cui nessuno ricorda il motivo scatenante proprio perché c’è sempre stato. Ognuno con un’emozione troppo difficile da nascondere, tutti impettiti al farsi appuntare il pin da Cavaliere della Roma e a riceverne l’attestato per mano di Pietro Berardi, che in quel momento non era il CEO della AS Roma, ma braccio e mano che siglava la passione di una vita. Una passione che non accetta discussioni, perché d’altronde “la Roma non si discute si ama” direbbe uno di loro. Tra questa lista spicca un nome dello sport ad alto livello. Qualcuno che la cultura (oltre che l’eccellenza sportiva) sa bene cosa sia. Bebe Vio.

Originaria di Venezia e appartenente ad una famiglia di interisti ha raccontato come è nata la passione giallorossa. “I miei cugini me l’hanno trasmessa mio padre voleva regalarmi la divisa di Zanetti, invece loro mi hanno regalato quella di Totti“. L’onorificenza la inorgoglisce e in proposito racconta che “da piccola avevo l’astuccio della Roma e mi prendevano tutti in giro. Insomma ho fatto bene a venire a Roma. Ora ho il mio posto fisso allo stadio“. Ed è proprio con l’appuntamento sugli spalti che tutti i cavalieri e tifosi si sono salutati alla fine di quella mattinata magica. Come la Magica. Almeno per loro.

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