Amedspor squadra curda aggredita in Turchia. Il nazionalismo entra in campo con coltelli e petardi

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Amedspor, squadra curda, disputa la venticinquesima giornata di TFF2 Lig, il terzo livello del campionato turco quando lo stadio diventa una bolgia infernale. Agressione per questioni etniche

I tifosa del Bursaspor contro i curdi

Amedspor oggetto di violenze e aggressioni a sfondo etnico-nazionalista. Lo stadio è una distesa di plastica

Incredibili e agghiaccianti le immagini condivise dall’Amedspor SK sul profilo ufficiale Twitter. Video e foto dell’ultima partita di campionato disputata fuori casa contro il Bursaspor non mostrano il pallone nell’obiettivo. Ad essere colpita nel corso dei novanta minuti di gioco non è, infatti, solo la palla ma sono soprattutto gli undici giocatori della squadra curda. Bersagli di pietre tirate con la fionda, bottigliette d’acqua, petardi e persino coltelli e proiettili. Già nel pre partita ci sono stati violenti attacchi contro la squadra, investita dall’odio nel corso della permanenza in città. I tifosi del Bursaspor hanno cantato cori razzisti e lanciato fumogeni la notte prima della partita, sotto l’hotel in cui alloggiavano i calciatori avversari. Ma è nulla in confronto a quello che succede l’indomani sul rettangolo verde.

Come si vede in questo video, l’Amedspor entra in campo e perlustra il terreno di gioco prima della partita quando, improvvisamente, riceve un’aggressione da parte della formazione avversaria. La polizia, tra i fischi della folla, interviene a calmare gli animi e la partita può iniziare. Nel corso del match, terminato 2 a 1 in favore della squadra di casa, la tifoseria espone i cartelli rappresentanti i più feroci sterminatori di curdi e la Taurus, macchina utilizzata per gli omicidi dei membri di spicco della comunità curda. A questo si aggiunge il lancio di qualsiasi tipo di oggetto a disposizione contro i calciatori dell’Amedspor. Il rettangolo verde cambia colore e diventa quasi una distesa di plastica, in netta contrapposizione alle immagini di solidarietà che ci piacciono. Al termine della partita si rientra negli spogliatoi ma l’Amedspor denuncia violenze anche nel post gara. I motivi dell’aggressione sono collegati alla storia del Paese.

Gianluca Costantini, fumettista italiano. Dal profilo Twitter dell’Amedspor

L’Amedspor, la squadra curda che milita nel campionato turco perché il Kurdistan non è una nazione

L’Amedspor è una squadra di calcio con sede a Diyarbakır (Amed in curdo), una città della Turchia che si trova in Kurdistan. Il Kurdistan non è uno Stato riconosciuto. È una regione geografica sede di conflitti etnici fin dalla caduta dell’impero ottomano. È suddiviso fra Turchia, Iraq, Iran e Siria. Alla fine della prima guerra mondiale il popolo curdo guadagna una certa autonomia messa però subito in discussione dalle potenze vicine (Iraq e Turchia in particolare). Così, nonostante numerosi tentavi di indipendeza, non esiste una nazione curda. I nazionalisti più radicali fondano il PKK. Esso è considerato una vera e propria organizzazione terroristica dalla Turchia e non solo. Anche gli Stati Uniti, la NATO e l’Unione Europea considerano il PKK criminale. Non lo è invece né per la Russia né per l’ONU per i quali resta un partito (partito dei lavoratori del Kurdistan).

La FIFA non riconosce il Kurdistan come uno Stato ufficiale. Tuttavia, esiste una nazionale curda che partecipa ad alcune partite internazionali organizzate dalla CONIFA. La CONIFA è una federazione internazionale di calcio. Rappresenta alcuni degli Stati non affiliati alla FIFA. La nazionale curda ha partecipato, con buoni risultati, alla coppa del mondo VIVA, una competizione riservata alle nazioni senza Stato. Quella del 5 marzo non è il primo episodio di violenza tra le due compagini, l’ostilità risale al 2016 quando la squadra curda, dopo aver eliminato il Bursaspor dalla coppa, ha subito un raid della polizia. L’Amedspor, nel campionato turco, gioca una partita diversa, oltre quella calcistica. Diyarbakır, infatti, è considerata la capitale del Kurdistan turco e la società ha sempre rivendicato le proprie radici, anche a costo di salate multe.

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