Addio Gianni Minà, maestro di tutto, signore del giornalismo

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Si è spento a 84 anni dopo una malattia cardiaca. Fuoriclasse della penna, cronista tra i migliori di sempre. Padre di prestigiosi programmi tv, era innamorato dello sport, raccontato con maestria attraverso storiche interviste. La redazione dell’Atleta piange Gianni Minà, icona del giornalismo, al quale si ispira da sempre.

La storica foto di Gianni Minà con Robert De Niro, Sergio Leone, Muhammed Alì e Gabriel Garcia Marquez (fonte fanpage)

“Eravamo io, Muhammed Alì, Sergio Leone e Robert De Niro”. Gianni Minà signore e maestro di giornalismo

Le icone, le leggende, i giganti, sono quei personaggi che, nel corso della loro vita, segnano epoche e marchiano con la loro impronta la cultura e la società di quel tempo. Gianni Minà è parte di questa ristretta cerchia. E’ stato uno dei migliori giornalisti italiani di sempre e tra i più apprezzati cronisti a livello mondiale. All’età di 84 anni, dopo una breve malattia cardiaca, si è spento fra l’affetto della famiglia e la redazione dell’Atleta ha deciso di omaggiarlo e ricordalo. Per noi è un esempio, un faro da seguire all’interno del mondo giornalistico. Il suo modo unico di raccontare lo sport ispira la squadra dell’Atleta ogni giorno. Perché è così, Gianni Minà possedeva un talento speciale che portava il lettore ad innamorarsi di quel particolare evento sportivo o di una determinata vicenda. Non raccontava semplicemente lo sport, non faceva una cronaca fine a sé stessa, lui andava oltre, trasmettendo l’amore per quella storia.

Questa innata capacità ha caratterizzato la sua intera carriera, dagli inizi a Tuttosport, passando ai racconti durante le Olimpiadi di Roma e negli 8 Mondiali di calcio che ha seguito. Oltre a programmi sportivi come ‘Dribbling’ e ‘Sprint’, ha partecipato in maniera decisiva alla crescita della tv italiana, collaborando a molti format indimenticabili. Iconiche le sue interviste ai personaggi sportivi e non più influenti di sempre. Da sublime ‘mastro-intervistatore’ ha saputo raccontare la vita, il carattere, le debolezze e le fragilità di leggende come Maradona, Fidel Castro, Jesse Owens e Mennea. Di queste personalità uniche, Minà ha regalato al lettore non solo le loro imprese sportive e sociali, ma è andato ben oltre. Ha mostrato la capacità dei grandi personaggi di incidere sulla storia, di attraversare epoche e allo stesso tempo di essere dei semplici esseri umani. Tra le sue interviste preferite, c’era quella con Muhammed Alì, protagonista anche di una storica cena romana, che Minà raccontava così: “Eravamo io, Muhammed Alì, Sergio Leone, Robert De Niro e poi si unì anche Gabriel Garcia Marquez”.

Maradona e Minà (fonte ilMattino)

L’amore passionale per lo sport, raccontato come la cosa più bella del mondo. Da Maradona a Mennea, da Troisi ai Beatles

In tutta la sua carriera, nonostante abbia dedicato prestigiosi lavori a temi come politica, religione, musica, o crisi sociali, si respira un infinito amore per lo sport. Nato a Torino, il 17 maggio del 1938, fin da bambino vive con questa passione piantata in testa. Seconda guerra mondiale, bombardamenti, il trasferimento a Brusasco, ma lui ha sempre nel cuore il Grande Torino, il calcio e il mondo sportivo. Crescendo capisce di poter rendere tutti partecipi di questo suo amore attraverso il racconto giornalistico e lo farà per tutta la vita. Dagli inizi nelle redazioni sportive ai programmi d’attualità, Gianni Minà manterrà sempre con orgoglio quella matrice da ‘cronista di bordo campo’, che renderà unici i suoi lavori. È anche grazie a questa sua indole che sarà apprezzato dal grande pubblico e si distinguerà come uno dei migliori. Non a caso vincerà prestigiosi riconoscimenti, tra cui il “Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo dell’anno” e “l’Award of Excellence all’ICFF di Toronto”.

Anche nelle sue storiche interviste ai personaggi del cinema o della musica, c’è, preponderante, la presenza dello sport, del suo amato sport. Basti guardare gli incontri televisivi con Pino Daniele, incallito tifoso del Napoli o un simpaticissimo siparietto a casa di Massimo Troisi. In quell’occasione, l’attore, nonostante il Napoli avesse già vinto lo scudetto da una settimana, si diceva ancora scaramantico riguardo al titolo, ma Gianni lo rassicurò, dicendo: “Tranquillo Massimo, in città sono gironi che festeggiano”. È proprio in questi episodi che si avverte lo straordinario talento di un vero ‘numero 10 del giornalismo’, capace di spaziare e conciliare sport, cinema, cultura italiana e attualità. Sono pochissimi quelli che riescono a lasciare la loro impronta in qualsiasi cosa facciano e Minà ne ha lasciata una indelebile. Perché se per fare un’intervista ti metti al volante di una fiat 500 con il tettuccio apribile, facendo salire i Beatles e portandoli in giro per Roma, devi essere per forza ‘un grande’, un maestro di tutto.

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