Valentina Petrillo: meglio donna più lenta ma felice, che uomo veloce ma triste

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Meglio donna più lenta ma felice, che uomo più veloce ma triste”. A scriverlo sui suoi profili social e di WhatsApp è Valentina Petrillo, e a farne il suo motto di vita, è sempre lei. Non è stata Valentina per più di 40 anni, e ha cercato per troppo tempo di scappare da Valentina, per la paura di essere quella che oggi felicemente è. Tanta determinazione, un amore infinito per la corsa, un mito di nome Pietro Mennea e una vita che le ha già regalato il suo sogno più grande. Non è solo una storia da raccontare. Si tratta di determinazione e grinta da ammirare, e di una “corsa” che diventa inconsapevolmente esempio per molti.

Valentina Petrillo

Chi è Valentina Petrillo

Chi si nasconde dietro al pettorale con su scritto Petrillo? “Si nasconde Valentina e la sua difficoltà nell’affermarsi come donna e nell’accettare di non essere un uomo”. Impieghiamo qualche giorno prima di riuscire a trovare il pomeriggio perfetto per sentirci al telefono. E quando lo troviamo, questa è una delle prime domande che le faccio. Ero molto emozionata quel giorno. Stavo per fare un’intervista telefonica a colei che a settembre 2020 ha scosso il mondo dello sport. Di chi parlo? Di Valentina Petrillo.

Classe 1973, una passione per la corsa, e un sogno: gareggiare come Valentina. Proprio così. Perché per oltre 40 anni Valentina è stata, per tutti, Fabrizio. Quando la chiamo al telefono, il web è già pieno di interviste e articoli su di lei. E come si legge, e si ascolta, anche dalle sue parole, Fabrizio aveva capito di essere nato nel corpo sbagliato fin da piccolo. Fabrizio si sposa, e crea una famiglia, ma dentro di lui Valentina continua a battere forte i pugni. Un conflitto interno che la sua anima alla fine non riesce più a contenere. Il suo percorso di transizione tramite terapia ormonale inizia a gennaio del 2019, e l’11 settembre 2020 Valentina diventa la prima atleta transgender italiana a partecipare a un campionato italiano gareggiando nella categoria del proprio genere percepito.

In realtà da quando è Valentina ne ha fatte di gare, ma ha sempre gareggiato fuori classifica, perché agli occhi delle federazioni lei era ancora Fabrizio. Difficile da accettare, ma se c’è una cosa che percepisco dal tono della sua voce, è la determinazione e la tenacia con cui ha inseguito questo sogno. Con tutte le sue forze. Non ha mai accettato di arrendersi, perché per essere Valentina al 100%, non può esserlo solo nella vita, ma anche nello sport, la sua passione più grande.

Valentina Petrillo
Valentina Petrillo: vittoria nei 200m ai Campionati Italiani Master di Arezzo

Dalla FISPES alla FIDAL: Valentina Petrillo è nella start list

Lo sport ha sempre fatto parte di lei, e anche di Fabrizio. Si è difeso molto bene nel calcio, ma il suo vero amore è la velocità in pista. Proprio come il suo mito Pietro Mennea, la freccia del sud. Valentina è così diventata negli anni, allenamento dopo allenamento, una velocista pura. È ipovedente (ha la sindrome di Stargardt), e gareggia nella categoria T12. A darle infatti la possibilità di realizzare il suo sogno è stata la FISPES, la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali. La prima federazione a muovere un passo importante per superare una barriera culturale presente anche nello sport. La prima federazione in Italia ad accogliere il regolamento della World Athletics, che fissa il parametro dell’eleggibilità per atleti trans ‘he to she’ in 12 mesi continuativi con una concentrazione certificata di testosterone inferiore a 5 nmol/L.

Ci ha impiegato più tempo, ma alla fine anche la FIDAL, la Federazione Italiana di Atletica Leggera, si è mossa e ha accolto a pieno Valentina Petrillo. Dopo il primo appuntamento ai Campionati Italiani Paralimpici Assoluti di atletica leggera, Valentina affronta anche i Campionati Italiani Master di Arezzo. Davo per scontato che il suo grande sogno fosse arrivare a Tokyo 2021. Ma quando glielo chiedo, lei, con la felicità che le fa da colonna sonora, mi risponde: “io il mio sogno l’ho già realizzato. Ed è stato l’11 settembre 2020, a Jesolo, quando ho tagliato il traguardo della mia prima gara da Valentina. E ho vinto”.

Valentina petrillo
Valentina durante un allenamento

Le salite di Valentina

La nostra intervista telefonica va avanti, tra una caduta di linea e l’altra. Parliamo per tante ore, la ascolto. Mi spiega molto bene i regolamenti dettati dalle federazioni, tutti i cambiamenti che ci sono stati negli anni, e quando mi racconta la sua storia personale non nasconde gli alti né i bassi, che ci sono stati e che ha dovuto superare. Prima fra tutti la terapia ormonale affrontata nel 2019 per diventare Valentina. “Ti distrugge, fisicamente e mentalmente. Un percorso che ha bisogno non solo di cure ma anche di un supporto psicologico importante”. Percepisco nelle sue parole tutto il dolore di chi prima ha dovuto lottare contro di sé  per accettarsi come donna, e di chi poi ha dovuto affrontare questi forti cambiamenti del corpo, anche perché “la mente andava veloce, ma il corpo no”.

Ma la terapia ormonale che affronta la distrugge soprattutto come atleta. “La mia temperatura corporea si è abbassata di 2 gradi. E i tempi di recupero si sono allungati. Il primo mese post terapia pesavo 10kg in più. E dopo tre mesi, non riuscivo a correre nemmeno un giro di pista completo”. Difficile da credere e da accettare per una persona che dal 2016 al 2018 ha collezionato come Fabrizio ben 11 titoli italiani di categoria. “Per me che sono un’atleta con l’agonismo che scorre nel sangue, tutto questo è stato difficile da affrontare”. Perché tutto ciò, tradotto in tempi di gara, ha significato anche un forte peggioramento cronometrico: otto decimi persi nei 100 m, oltre un secondo e mezzo nei 200 metri, dodici secondi nei 400 metri.

In molti oggi pensano che lei sia avvantaggiata rispetto alle altre atlete e possa vincere più facilmente. E quando le chiedo come risponde a tutto questo, lei mi dice: “io mi sono messa nei panni delle altre e lo capisco. Me lo hanno detto tante volte. E se qualcuna lo desidera, io sono sempre aperta al confronto per parlarne. Ma io seguo il regolamento. Le Federazioni si sono espresse a riguardo, e non sto facendo nulla di male. Posso lottare per una medaglia, perché non dire la mia, correndo come Valentina?”

valentina petrillo
Valentina vince ad Arezzo. Foto credit by Marco Mensa

Valentina Petrillo: un esempio per i più giovani

Valentina sta scrivendo una pagina importante nella storia dello sport, ma non solo. È felice di quello che sta “inconsapevolmente” facendo. Sì, inconsapevolmente. Perché in questi anni Valentina non ha mai smesso di credere che un giorno avrebbe potuto gareggiare dal suo blocco di partenza. La sua determinazione e la sua grinta sono state le scarpe chiodate migliori mai indossate prima. Stupita e felice mi dice “ho smosso gli animi di molte persone. Mi hanno scritto molti figli e genitori vedendomi in TV o leggendo di me in qualche articolo. Mi hanno scritto ‘Grazie perché sono riuscito a parlare con i miei genitori’. Oppure ‘grazie perché i miei genitori ora mi vogliono bene più di prima’. Ho capito di essere stata un esempio per molte persone”.

Ed è questo che oggi la rende ancora più felice. Perché se c’è una cosa che a lei è mancata in gioventù, è stato proprio un esempio che potesse dirgli: “non sei solo. Sii te stesso. Spera che di tutto ciò si continui a parlare, proprio per aiutare i giovani e le loro famiglie. Ai campionati italiani master di Arezzo organizzati dalla FIDAL, Valentina diventa anche la prima transgender a vincere un titolo non-paralimpico, arrivando prima nei 200m con il tempo di 26”96. Era l’11 ottobre 2020, e quella vittoria ha il sapore della felicità pura per Valentina. Le scrivo su whatsApp “Complimenti!”. Lei mi risponde “Grazie infinite. Oggi sono contenta di me”.

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