Riforma dello sport: il professionismo femminile è un piccolo passo e un grande successo

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Mentre non è passato il decreto uno della Riforma dello Sport che metteva ordine nei ruoli e nelle funzioni degli organismi sportivi, sono stati approvati tutti gli altri 5 decreti della riforma Spadafora, tra cui la questione del professionismo femminile. Una svolta storica che tra un limite e l’altro rappresenta un grande successo per lo sport e per le donne.

Un passo indietro: l’emendamento Nannicini

In Italia non si passa mai da 0 a 10, si segue sempre la politica dei piccoli passi perché non siamo abituati alle rivoluzioni e abbiamo paura dei cambiamenti, li viviamo non come una risorsa ma come una preoccupazione. Questo è un passaggio storico“. Si esprime così Katia Serra, Responsabile Settore Calcio Femminile AIC nonché Consigliera Divisione Calcio Femminile FIGC riguardo uno dei punti della tanto discussa riforma dello sport, il professionismo femminile. Quando chiedo cosa cambierà nel concreto con la riforma fa un passo indietro, e mi parla dell’emendamento Nannicini. “E’ diventato legge l’emendamento Nannicini che metteva a disposizione dei soldi per la transizione al professionismo degli sport femminili. Dunque se le federazioni vogliono fare questo passaggio hanno la possibilità di usare i fondi.

Nel 2019 la commissione bilancio del Senato ha approvato l’emendamento di Tommaso Nannicini che crea un fondo triennale al fine di sostenere economicamente il passaggio al professionismo degli sport femminili, attraverso uno sgravio contributivo per tre anni al 100% fino a un tetto di 8000 Euro. “Se le federazioni vogliono fare questo passaggio hanno la possibilità di usare quei fondi per il triennio 2020-’22. Per ora quei soldi sono soltanto della federazione calcistica. Il sindacato ha spinto molto, non si può aspettare che le cose cadano dall’alto. Io sono 16 anni che mi batto per questa cosa, dal 2011 con l’arrivo del presidente Damiano Tommasi, il vento è cambiato, si è costruita una squadra guidata ora dal nuovo Presidente Calcagno. Oggi il calcio femminile sta crescendo molto nonostante i molti limiti culturali“.

Riforma dello sport: professionismo femminile

Arriviamo al punto. Cosa cambia in sostanza con la riforma? Cosa vuol dire professionismo? “Professionismo significa tutele”. Ci risponde senza indugi Katia Serra, che aggiunge “Le tutele sono quelle tipiche del lavoro. Contributi previdenziali ai fini pensionistici (al 33% per l’Inps), tutele assicurative (Inail), salario minimo per le giocatrici e la tutela per la maternità, che per ora è parziale” spiega. In altre parole si tratta delle stesse tutele che la legge 91 dell’81 regola nel professionismo maschile ma con l’aggiunta della maternità nel caso delle donne. “Si è raggiunta una parità di genere nei diritti e nelle tutele, il professionismo è paritetico ad ogni livello: contributivo e assicurativo. E’ limitante vederlo solo dal punto di vista delle giocatrici. Dà tutele anche ad altri figure: è un modo anche per i club di patrimonializzare i propri investimenti. ” conclude Serra.

In un secondo momento la responsabile AIC ci spiega cosa si intende per maternità parziale. “Fino a due anni fa in Italia non era prevista la maternità per nessuna sportiva. Con il ministro Luca Lotti del precedente governo, nella legge di bilancio del 2017 abbiamo ottenuto la copertura per la maternità, entrata in vigore il primo aprile del 2018. Si definisce parziale perché ha ancora delle limitazioni: il contributo ad esempio è a fondo governativo, ossia lo paga il governo. Le disposizioni di questi giorni della FiFa pongono degli obblighi anche in capo al club. Ad esempio: le 14 settimane obbligatorie di congedo maternità postpartum e due terzi di stipendio garantiti. Per continuare a giocare, alle medesime condizioni economiche esistenti prima della gravidanza, devi avere un contratto in essere perché se è scaduto non ti tutela nulla. Quindi anche a partire dalle disposizioni emanate dalla FiFa cercheremo di farla diventare completa. La maternità è un diritto fondamentale per una donna che vive di sport. Non si tratta di raddoppiare un diritto ma di colmare una mancanza” conclude seraficamente Katia Serra.

Professionismo femminile: ecco alcuni limiti

Dunque un’importante transizione sia nel mondo dello sport che nella lotta per la parità di genere. Un piccolo passo ma una grande conquista che tuttavia potrebbe essere perfezionata. “Perché come sempre si fanno le cose benino ma non benissimo.” Quando chiedo se ci sono dei limiti alla legge Katia Serra non ha dubbi: “Un limite è che demanda alle singole federazioni la possibilità di fare questo passaggio oppure no. Il calcio ha già messo le mani avanti, con una delibera del Consiglio Federale di introduzione del professionismo dalla stagione ’22/’23, quindi i fondi del 2020 stanziati per la transizione dovrebbero andare interamente alla federazione calcistica, poi se ci saranno altre federazioni verranno suddivisi” continua Serra. Ovviamente siamo molto grati della collaborazione del governo e della Figc, e ringraziamo il ministro Spadafora e tutti coloro che si sono spesi perché l’emendamento poteva essere cancellato invece è diventato legge“.

L’ultima domanda riguarda il motivo per cui le federazioni non dovrebbero attuare questo passaggio al professionismo. “Per il raddoppio dei costi” spiega la responsabile.
I club spesso si tirano indietro perché non possono sostenerli
. Un conto è avere un’atleta in busta paga, un conto è a rimborso spese. I fondi contribuiscono in tal senso”.
Un altro passaggio che dovrà essere fatto è infatti la defiscalizzazione del professionismo sportivo. “Meno costerà più le federazioni saranno incentivate ad attuare questo passaggio. Piano piano proveremo a fare tutto. Intanto il dialogo iniziato col governo ci dà più forza per arrivare fino in fondo“. Katia Serra ha già ottenuto per le calciatrici i contratti pluriennali e i fondi di solidarietà in caso di fallimento societario per non far perdere i soldi alle atlete. Molto è stato già ottenuto ma qualcosa ancora c’è da fare. Che vinca il migliore.

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