Miriam Vece: tra consapevolezza e dubbio mira a Parigi 2024

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Miriam Vece è una ciclista italiana che corre per il team Valcar-Travel & Service e il Centro Sportivo Esercito. Forte e brava ci tiene a chiarire che la determinazione è la caratteristica fondamentale per poter andare in bicicletta ed essere un atleta in generale, ma poi negli occhi le si legge la tenerezza e quel pizzico di insicurezza che caratterizzano i 20 anni. La consapevolezza di essere brava, sporcata dall’incertezza che caratterizza quell’età.

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Miriam Vece: vado in bicicletta da quando ho 6 anni

Classe ’97, la passione di Miriam Vece nasce a 6 anni perché vedeva suo fratello correre in bici. “Ho voluto provare e ho continuato – racconta la giovane – poi mio fratello ha smesso e per me oggi, grazie al Centro Sportivo Esercito, è diventato un lavoro, oltre che una passione“. Come tutte le passioni, a volte richiede dei sacrifici e quei sacrifici non sempre sono digeriti bene. “Ho iniziato molto giovane e a 18 anni non è facile rinunciare alle serate con le amiche per una gara. Oggi è diverso nei periodi prima delle gare mi chiudo in ritiro, sono molto più focalizzata e concentrata. Non mi pesa più”.

Ha iniziato giovane infatti, non solo ad andare in bicicletta e a farla diventare una professione, ma anche a vincere. “Il primo premio l’ho vinto a 15 anni, arrivando terza ho vinto una medaglia di bronzo nel campionato europeo junior“. Sono passati quasi dieci anni, non pochissimi, benché sia giovanissima. Una carriera già ricca e soddisfacente per lei che tuttavia quando racconta i suoi risultati lascia che una faccia non pienamente soddisfatta la tradisca. D’allora qualcosa è cambiato, un’evoluzione personale ancora prima che professionale segna questa prima fase della sua vita. “Ho maggiore controllo di me stessa, dell’ansia pre gara ad esempio. A livello di allenamento non cambierei nulla perché mi piace come vado. A livello mentale vorrei credere di più in me stessa” confida Miriam.

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Miriam Vece e Parigi 2024: non mi fermo mai con l’allenamento

Quell’insicurezza ingenua, quell’acerbità del frutto che lo rende incompleto ma con tutto lo sviluppo davanti a séil mio obiettivo massimo sono le Olimpiadi di Parigi 2024” afferma l’atleta. Tuttavia alle Olimpiadi Miriam non può partecipare con la sua specialità, le gare in pista in velocità, 500m o 200m lanciati, perché non sono discipline olimpiche “parteciperei con la velocità endurance“. Ci spiega così la differenza fra le discipline: su strada le gare sono più lunghe come 100/130 km mentre la velocità ha gare più brevi. Così come definisce le differenze delle biciclette per ogni disciplina. La bicicletta della velocità non ha i freni “per frenare si pedala all’indietro” chiarisce aggiungendo le caratteristiche delle ruote che sono più fine e senza raggi nella velocità mentre le biciclette per le gare su strada hanno ruote con profilo più alto e raggi normali.

L’ultima gara vinta è stata a Hong Kong a maggio, dove ha vinto una coppa del mondo. Prima di questa ha vinto poco prima del lockdown, la medaglia di bronzo ai 500 m dei mondiali di Berlino. Ho incamerato una grande dose di energia e non ho mai smesso di allenarmi durante la chiusura dello scorso anno. Non ci si può mai fermare” racconta Miriam. Il suo allenamento quotidiano è infatti serrato: “mi alleno 4 volte a settimana di pomeriggio in pista mentre altri due giorni vado di mattina in palestra. Ho un solo giorno di riposo”. D’altronde la sua musa ispiratrice da sempre, nonché sua omonima, è Miriam Welte, non una qualsiasi.

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