Maxime Mbanda: “Il rugby è una questione di attitudine. In Italia sta crescendo sempre di più”

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Maxime Mbanda è nato a Roma ed ha origini congolesi. Classe ’93 è la terza linea delle Zebre dal 2016 e non riesce a contenere l’entusiasmo per la grande ribalta azzurra al 6 Nazioni. Il presidente Mattarella l’ha nominato Cavaliere al merito della Repubblica Italiana per il volontariato fatto durante la pandemia, era il 3 giugno del 2020

Rugby World Cup 2019, Quilter International, Newcastle, St James’ Park 06/09/2019, Inghilterra v italia, Maxime Mbanda.

Maxime Mbanda: “Che impresa in Galles!”

Il rugby nasce nel 1823 ma in Italia si è sviluppato molto dopo, considerando che soltanto dal 2000 è entrato nel 6 Nazioni. Eppure sabato ha regalato una grande gioia: nonostante non si sia salvata dal ricevere l’ennesimo cucchiaio di legno per essersi classificata ultima al torneo dei grandi, l’Italrugby ha battuto il Galles all’ultimo.
Una bella rivoluzione, ma si può davvero considerare tale? “La Francia che è una vincitrice storica del torneo prima di vincere il primo ha impiegato 40 anni. L’Italia è entrata da soli 20, per costruire dei risultati ci vuole tempo. E’ anche una questione di cultura.” Certo, il rugby è molto seguito ma gli interessi delle prime pagine in Italia sono rivolti ad altro, il calcio ad esempio. “Anche le grandi imprese vengono affrontate in modo innocuo, se un’impresa del genere fosse accaduta nel calcio, il clamore sarebbe stato diverso. Ma devo dire che negli ultimi anno il rugby è cresciuto in modo esponenziale” a dirlo, Maxime Mbanda, rugbista della Nazionale e di uno dei club più quotati in Italia, le Zebre di Parma.

La crescita l’ha vissuta sulla sua pelle Maxime, “quando ero piccolo io si faceva difficoltà persino a costruire una squadra. Oggi c’è più competitività perché più scelta. Così aumenta il livello di competizione”. Eppure ancora tanto c’è da migliorare. Nonostante gli entusiasmi per la vittoria contro il Galles, va detto che si vociferava l’uscita dell’Italia dal 6 Nazioni per lasciare il posto al Sudafrica. “Che l’Italia debba uscire dal 6 nazioni si sente da almeno 6/7 anni. Sono dicerie, nulla di concreto. La realtà è che il Sudafrica ha messo il suo imprinting nell’emisfero boreale entrando nel nostro campionato, e quindi si è parlato di questa ipotesi. Ma soprattutto dopo quest’ultima vittoria, che arriva dopo altre partite in cui, sebbene abbiamo perso, abbiamo giocato benissimo. Abbiamo dimostrato di poter competere a livello alto. Placa molto gli animi.

Guinness Sei Nazioni 2019, Round 3, Roma, Stadio Olimpico, 24/02/2019, Italia v Irlanda. Dean Budd tra Maxime Mbandà e Luca Bigi. Foto Roberto Bregani/Fotosportit

Il rugby è una questione di attitudine, in campo e fuori

Il rugby è lotta sul campo ma unione fuori. Il famoso terzo tempo di cui si parla è la concretizzazione dei valori per cui questo sport si distingue dagli altri. “Coesione e sostegno sono i valori principali perché una partita non la puoi risolvere da solo. Ma poi il rispetto si sviluppa molto forte. Per esempio in campo solo il capitano può parlare con l’arbitro, se non sei il capitano e lo fai lo stesso vieni richiamato e dopo due richiami devi lasciare il campo per dieci minuti e lasci i tuoi compagni con un uomo in meno. Questo senso di rispetto è molto importante, soprattutto in età adolescenziale. Io l’ho riscontrato in quegli anni in molti altri aspetti della vita.” Maxime ha iniziato infatti molto piccolo, a 8 anni. “Appena entrato nel campo da rugby è stato amore a prima vista. Il rugby mi ha salvato la vita. I valori li senti tutti sul campo. Io poi sono cresciuto in un quartiere difficile di Milano, avrei potuto prendere strade sbagliate, invece questo sport mi ha dato una prospettiva.” racconta.

Una prospettiva e l’abbandono della paura. Chi sceglie la strada da giocatore di rugby non può averne. “La paura che sento è quella della performance, il timore di sbagliare nel prepartita. Non ho paura dello scontro anzi passare in pochi attimi dal guardare l’avversario negli occhi al guardargli il numero delle scarpe è la parte più bella” confida Mbanda. Una questione di attitudine, che conta più della fisicità. Ange Capuozzo ce lo ha ricordato, così mingherlino ha portato a casa l’azione della vittoria a Cardiff. “Il fisico conta il giusto. Dipende dal ruolo in cui giochi. La massa comunque ti rallenta quindi anche essere mingherlino è un’abilità, sei più agile. Quello che conta è l’attitudine.” In campo e fuori. E anche fuori Maxime ne mostra parecchia, sempre attento e dedito alla comunità. Per il volontariato fatto durante la pandemia è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella.

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