Manfredi Rizza: colui che ha riportato l’Italia sul podio della canoa.

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Manfredi Rizza, campione di k1, è medaglia d’argento a Tokyo 2020. A lui va il merito di aver riportato l’Italia della canoa sul podio dopo ben 13 anni. Rivivendo esperienze del passato ci racconta di momenti emozionanti che hanno contraddistinto il suo percorso agonistico. All’età di 9 anni, grazie a suo padre, ha scoperto la canoa: “inizialmente non era lo sport dei miei sogni ma eccomi qui” ci ha confidato

Tokyo 2021: tra pandemia e patriottismo

Come ben sappiamo questo momento storico ha condizionato tutto, persino i giochi olimpici di Tokyo 2021, terminati da pochi mesi. Manfredi Rizza che di olimpiadi se ne intende (ha partecipato anche a Rio 2016) ci ha raccontato le differenze tra i giochi del passato e quelli di questo periodo storico. “Il fatto di non avere il pubblico, per quanto mi riguarda, non mi ha condizionato più di tanto. Questo perché nel mio sport il pubblico è coinvolto sempre a distanza. Ciò che ho notato di diverso è stato il villaggio olimpico; lì purtroppo si respirava la pandemia”. L’olimpiade è per eccellenza un momento di aggregazione ma mai come quest’anno il terrore del Covid ha giocato un ruolo ingombrante.
“Il virus è stato un forte deterrente sul lato relazionale perché tra di noi evitavamo di approcciare con gli sconosciuti”.

Il fatto stesso di partecipare ad un’olimpiade è un traguardo non indifferente e rende speciale la vita di ogni atleta. Il nostro campione ha raccontato un aneddoto particolarmente emozionante: “La sera della vittoria di Jacobs e Tamberi eravamo tutti in albergo a vedere i risultati in tempo reale e c’era nell’aria qualcosa di diverso. Ho sentito, in modo forte, di appartenere a una grande realtà: L’Italia! Proprio perché il lockdown ha rafforzato la nostra voglia di sentirci uniti”.

Passato e futuro: il background di un’atleta

Dopo Rio 2016 Manfredi ha dichiarato che avrebbe rivalutato le proprie priorità non mettendo più la canoa al primo posto. Successivamente è arrivata Tokyo 2021; promessa non mantenuta. “Gli errori che ho commesso nella preparazione e durante la competizione di Rio erano sintomi della mia impreparazione e immaturità. La cerimonia di chiusura di Rio è stata particolarmente emozionante; è proprio lì che ho deciso di provare con Tokyo 2020 al 100% delle mie doti. Ho deciso inoltre di prendermi un anno per finire il mio percorso di studi in ingegneria dei materiali”.  Una mentalità pragmatica contraddistingue Manfredi, capace di conciliare lo studio e lo sport. Si fanno dei compromessi e si prende come una sfida. Ho trovato il giusto metodo di studio. Ho cercato di trarre ispirazione dal mio sport; studiavo a slot di mezz’ora per mantenere alta l’attenzione”. 

“Parigi è l’obiettivo a lungo termine che mi sono prefissato. Dovrò allenarmi per fare i 500 metri in equipaggio in k2 o k4 perché la mia categoria non ci sarà più alle olimpiadi”. Rizza definisce il suo sport come duro e ingrato, gli chiediamo dunque di spiegarci il motivo di tali parole. “E’ uno sport in cui se ci sono -2 gradi esci lo stesso ad allenarti; è bellissimo da praticare, non lo nego, ma prevede una grande forza di volontà”. Forza di volontà che a volte, soprattutto in età più giovane può mancare. E’ da giovani che si è più portati a desistere. Non nel suo caso. “La mia carriera è costellata di insuccessi ma nessuno di questi è mai stato talmente cocente da farmi pensare di smettere, ogni atleta deve trovare il proprio modo per essere tale“.
Missione compiuta per Manfredi, con la speranza di vederlo a Parigi 2024.

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