Dylan Hazan un altro italiano nella gabbia delle MMA

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Il lunedì ormai è MMA lunch. Questa settimana abbiamo avuto il piacere di avere come ospite Dylan Hazan (7-0-0), giovane prospect dell’Aurora MMA di Carfagna e Borgomeo. Fresco reduce da un incontro in Cage Warrior che ha galvanizzato i nostri conduttori, Augusto e Roberto che per lui avevano non poche domande.

Dylan Hazan vs Malone: una prestazione sontuosa, contro un avversario ostico.

Come nella tradizione di MMA Lunch, si entra subito nel vivo dell’azione. “Un match molto difficile – secondo Dylan Hazan, il lottatore barese non ha problemi ad analizzare lucidamente l’incontro. “Malone è una cintura nera di Judo e marrone di BJJ, molto difficile da proiettare. Dopo il primo atterramento ho fatto fatica a scaricare il ground and pound e lui ne ha approfittato. Mi ha attaccato con un armbar molto stretto, cercando poi di transizionare prima su una kimura e poi su una ghigliottina, ma ero disposto a farmi rompere un braccio e alla fine ho avuto ragione io.

Contro Scott Malone, lottatore scozzese di 33 anni non poteva essere un match facile. Non solo per la sua esperienza: “Proprio i fighter come lui sono i più pericolosi: con un ottimo gioco a terra si può portare facilmente a casa la proiezione ma poi non è detto che ci si trovi in vantaggio”. Nonostante, anagraficamente Dylan sia più giovane di 5 anni, anche il lottatore dell’Aurora MMA ha il suo bagaglio d’esperienza. “Io ho iniziato col judo a sei anni, poi quando ne avevo dodici sono passato alla lotta“. L’approccio alle MMA è giunto dopo: “giusto tre anni fa. Stavo in nazionale di lotta da circa dieci anni, sarei potuto entrare in qualche gruppo sportivo ma quello è un ambiente molto ristretto“.

Il presente e il futuro (prossimo) di Hazan

Cosa succede nella testa di un lottatore prima di tentare una proiezione? “Sono sincero, non ci penso” – chiosa Dylan Hazan ai nostri microfoni. “Ormai è una questione di automatismi, di movimenti ripetuti all’infinito in palestra. Ci penso quel minimo per prendere il tempo giusto, tutto qui. Quando me la sento non ci penso due volte ed entro“. Dopo l’incontro di Cage Warrior, non sembrano esserci incontri in vista per il lottatore barese “ma ho già ricominciato ad allenarmi e a fare recupero per ginocchia spalle ecc ecc. Ne ho approfittato anche per farmi un nuovo tatuaggio! Per ora allenamenti molto blandi, una sola volta al giorno. Vado a correre, faccio pesi, aspettando di rientrare a Roma“.

La speranza nostra e di tutti gli appassionati italiani di MMA è di vedere ancora una volta Dylan entrare nell’ottagono. “Lo spero anche io! Molti non sono stati contenti della mia prestazione, molti si aspettano di vedere la scazzottata ma ho i miei automatismi e il mio gameplan, la lotta è il mio punto di forza e devo sfruttarla”. Una delle maggiori difficoltà per un lottatore italiano professionista, è quella di trovare degli sparring partner all’altezza. “Borg e Ricky (Borgomeo e Carfagna, i fondatori di Aurora MMA ndr) fanno di tutto per organizzare i camp all’estero e hanno contatti con le palestre migliori al mondo. Un paio d’anni fa siamo andati in Thailandia alla Tiger Muay Thai, e per l’ultimo match sono andato in Svezia, dove mi sono allenato anche con Khamzat Chimaev. Un mostro, mi ha sottomesso sei volte in cinque minuti. Non si ferma mai, al di là della forza fisica, della velocità o della potenza, quello che fa impressione è la sua testa, la sua tenuta mentale. Oltre a questo è un atleta estremamente umile: pensate che partecipava anche alle classi di BJJ per gli amatori”.

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