Carmen Rocchino: “Il nuoto sincronizzato è la mia vita, ogni mio giorno. La fortuna? Esiste ma non è casuale”

Ultime notizie

La fame di Vito Dell’Aquila: “Non mi basta vincere una volta”

La cosa più difficile è confermarsi, ma questo non...

Valori in Campo: il progetto dove sostenibilità e sport primeggiano.

Valori in campo è il progetto biennale di Gruppo Cap che...

PGNats 2023: i primi rumors

Se la preseason di LEC e tutte le altre...

Verdasco positivo al doping: squalifica troppo breve?

Il tennista spagnolo Fernando Verdasco, 39 anni, è risultato...

Share

Nata nel 2001 a Genova, all’età di 12 anni, si trasferisce a Savona in una delle squadre più forti d’Italia. Carmen Rocchino è una sincronetta con le idee chiare e già molte medaglie collezionate. Pensa a Parigi 2024 ma con cautela

Carmen Rocchino: storia di sacrifici e traguardi

Non è scaramantica, non crede alla fortuna ma confida nella giustizia che alla fine decide sempre di premiare chi si impegna e chi fa del sacrificio una strada per arrivare al successo. Ha 21 anni studia ed è un atleta plurimedagliata, Carmen Rocchino ha fatto dello sport di bambina prima una passione poi il suo lavoro.
Oggi il nuoto rappresenta la mia vita, il mio lavoro, tutti i miei giorni. Quando ho iniziato non sapevo neanche nuotare bene perché ho cominciato direttamente dal sincronizzato. Chiaramente a quel livello non era propriamente sincronizzato”.
Da allora è stato amore, che ha richiesto impegno e sacrifici, appunto. “Già ai tempi delle elementari mi allenavo 4 ore al giorno e quando ho iniziato al Savona mi spostavo dalla mia città, Genova, per gli allenamenti. Partivo alle 14 dopo scuola e tornavo la sera alle 9 con due ore di macchina. Mangiavo pranzo e cena in auto.”

Una storia familiare quella di Carmen, che ci racconta il sacrificio di una ragazzina e di suo nonno, che la accompagnava. E che alla fine vede un’intera famiglia spostarsi da Genova e Savona quando lei aveva 12 anni, età in cui i suoi allenamenti si sono intensificati. Non era più possibile fare avanti e indietro. “Senza di loro non ce l’avrei fatta. Un mio traguardo è anche loro” confida l’atleta.
A proposito di  traguardi, il più bello nella, ancora breve per la giovane età, carriera di Carmen è il bronzo agli europei juniores del 2018, secondo quanto raccontato da lei stessa. L’esibizione era un combinato. Infatti, nel nuoto sincronizzato esiste il doppio, il singolo e il combinato. “Il singolo è quello che preferisco perché posso esprimermi al meglio. Il combinato è anche più difficile perché devi seguire dei canoni precisi e devi stare attenta al gesto tecnico perfetto altrimenti rischi di urtare ed essere urtata. Per sincronizzarci sotto acqua c’è la musica” spiega.

Carmen Rocchino: presente e futuro

La gara è soltanto la punta di un iceberg che si compone di sacrifici ogni giorno e di un allenamento lontano dai tempi in cui era composto da “sole” 4 ore. Oggi l’allenamento di una sincronetta è fatto di 7/8 ore al giorno ed è molto vario. “Abbiamo molti aspetti da curare anche fuori dall’acqua. Facciamo ginnastica ritmica con un ex olimpionica, preparazione atletica in palestra, quindi allungamento e forza, e facciamo acrobatica. A questo si aggiunge il nuoto e anche l’apnea, su cui ci alleniamo due volte a settimana.” E dopo tutte queste ore la sera Carmen torna e studia. Sì perché segue i corsi di ingegneria informatica che è il campo in cui un giorno vorrà lavorare senza abbandonare la carriera militare, che ha iniziato nel 2019 entrando in Marina grazie al nuoto sincronizzato. “Mi piacerebbe continuarla e salire di grado” confida la Rocchino.

Obiettivi futuri chiari sia a lungo termine che quelli a breve, nonostante le incertezze dei tempi che corrono. “Ora ci sono i campionati italiani invernali a Riccione e sempre a Riccione ci saranno a giugno quelli estivi. Per Parigi 2024 vediamo io ce la metterò tutta ma si vedrà di anno in anno.” Ci va cauta Carmen quando parla di Parigi. Scaramanzia? No perché a parte una canottiera che porta sempre con sé in qualunque gara, la 21enne di Genova non crede alla fortuna e spiega “Nello sport la fortuna conta ma non è mai casuale. E’ più il coronamento di quello che fai. Se tu fai sacrifici e dai il massimo semplicemente prima o poi sarai fortunato, perché vieni ripagato. Non è mai capitato che se uno si impegna non ottiene risultati.” La fortuna non è mai solo fortuna. Essere giudicate bene dai 15 giudici (5 per pannello, i pannelli sono 3) che danno voti alla gara sull’esecuzione, la difficoltà e impressione artistica è una questione di voglia di fare, di impegno, di sacrificio. E la giustizia farà il suo corso.

spot_img