Ad Alice Broccoli è stato impedito di allenare la sua squadra per una foto

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Alice Broccoli è una ragazza di origine lombarda ma ormai romana d’adozione. Si occupa, o meglio si occupava, di gestire e allenare un gruppo di bambini di nemmeno di 12 anni in una società sportiva a Sud di Roma finchè un giorno è stata sollevata dall’incarico per delle foto pubblicate sul proprio profilo Instagram.

Una delle foto "incriminate" di Alice Broccoli
Una delle foto “incriminate” di Alice Broccoli

Nel 2021 accade ancora questo

La storia di Alice è la storia di una ragazza che ha provato a farsi largo in un mondo, quello del calcio, dove è ancora vivo e vegeto il sessismo e la differenza di genere. Alice ha lavorato per anni per il San Martino a San Leone, società sportiva legata all’ambiente ecclesiastico, nel quartiere del Pigneto di Roma. Alice è stata sollevata dall’incarico lo scorso 11 gennaio, per via di alcuni scatti pubblicati su Instagram ritenuti diseducativi – così si legge nella nota del San Martino – da parte delle “alte” cariche societarie. “Come è possibile che nel 2021 possa accadere ancora questo?”. Questa è la domanda che si sono posti i ragazzi dell’Atletico San Lorenzo. Una volta venuti a conoscenza della vicenda hanno espresso la loro solidarietà verso la ragazza. “Se nel 2021 fanno ancora così scalpore le gambe di una ragazza, vediamo se anche le nostre fanno lo stesso effetto”.

I ragazzi della prima squadra decidono quindi di postare sul profilo Instagram della società una foto che li ritrae con le gambe scoperte, raccontando la vicenda. Il bello arriva proprio qui. I ragazzi volevano informare sull’accaduto e denunciarlo ma mai avrebbero pensato di avere un eco così grande. La notizia è rimbalzata su molte testate nazionali facendo diventare il licenziamento una notizia di dominio pubblico. Sembra assurdo che ancora oggi ci sia questo perbenismo, che gambe e tatuaggi di una ragazza possano essere motivo per un licenziamento. La società “colpevole” del fatto si è difesa dichiarando che la ragazza non è mai stata licenziata. Con una nota ufficiale però ci tiene a precisare che il comportamento fosse diseducativo e non in linea con l’ispirazione cristiana.

La foto dell'Atletico San Lorenzo in solidarietà ad Alice Broccoli
La foto dell’Atletico San Lorenzo in solidarietà ad Alice Broccoli

Le parole di Alice Broccoli

Alice per sua fortuna ha trovato l’appoggio di molte persone che hanno difeso il suo comportamento e la sua professionalità. Alcuni colleghi del San Leone a San Martino hanno indetto uno sciopero mentre altri hanno addirittura compiuto un gesto più forte, le dimissioni. La stampa nazionale ha colto la palla al balzo, come detto, rimbalzando la notizia su molti giornali nazionali. “In realtà ho rilasciato tre interviste, – ci dice Alice – anche se ho letto miei virgolettati un po’ovunque”. Ancora un po’ scossa dagli avvenimenti degli ultimi giorni, la coatch ci racconta quello che è accaduto. “Sono venuta a sapere di essere stata sospesa dall’attività dai miei colleghi, convocati dalla dirigenza proprio per comunicare del mio licenziamento. Io non sono stata nemmeno convocata“.

Il profilo Instagram di Alice non compare con il suo nome ma ha un nickname. “Ed era così anche prima che uscisse la notizia e i follower erano limitati agli amici“. Quindi nessun rischio che qualche bambino potesse vedere le sue foto e anche se fosse, diciamocelo chiaramente, non avrebbero visto niente di traumatico. Evidentemente, però, qualcuno le ha viste e le ha considerate un motivo sufficiente per un licenziamento. “Quando i miei colleghi hanno deciso di boicottare la decisione della società, astenendosi dagli allenamenti, sono arrivati anche i messaggi di solidarietà dei genitori. Nessuno di loro si aspettava una cosa del genere e mi hanno dimostrato la propria solidarietà”.

Foto con la maglietta della Dea, licenziata

Coatch Broccoli racconta la sua storia con la voce ancora turbata dagli avvenimenti. “La cosa che fa più male è vedere svilita la propria professionalità“. Quello che pubblichiamo sui nostri social, per di più se privati, dovrebbe riguardare solo noi. Di certo, non dovrebbe avere a che fare con la professionalità di chi è ritratto nelle foto. “Avrei accettato più facilmente se fossi stata licenziata per motivi tecnici o che riguardassero la mia professionalità. Ho lavorato tanto per meritare quel ruolo e con i ragazzi stavamo facendo un lavoro eccezionale. Fa male ma questa è la mia passione oltre che il mio lavoro e rinuncerò né a questo, né a esprimermi come voglio, nel rispetto di tutti“.

Il calcio femminile sta crescendo? Vero ma non altrettanto si può dire di chi il calcio lo vive. Ogni tanto si getta nella mischia un arbitro, mossa che sembra obbligata, solo per rispettare la cosiddetta “quota rosa”. Arrivati al giorno d’oggi bisogna avere più coraggio. Se una donna ha lavorato sodo, ha le capacità, ha sognato per anni il suo momento, è giusto e doveroso che possa avere la sua possibilità. In Inghilterra da un paio d’anni ormai arbitri e guardalinee donna non fanno più notizia. Lo scorso 7 dicembre la Uefa ha fatto il grande passo, la prima donna ad arbitrare una partita di Champions League. In Italia purtroppo siamo ancora indietro da questo punto di vista ma è arrivata l’ora di mettere da parte il maschilismo e tirare fuori il coraggio perché la competenza non ha differenza di genere.

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