Alessandro Moretti, procuratore tra passione e professione

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‘I procuratori hanno in mano il calcio’ oppure, ‘i procuratori decidono i prezzi dei calciatori, le società sono impotenti’. Quante volte abbiamo sentito (o pensato) queste frasi? Alessandro Moretti è un avvocato, laureato all’Università Luiss di Roma, specializzato in diritto civile ed è membro della commissione di diritto sportivo presso l’Ordine degli Avvocati di Roma. Il suo lavoro è anche la passione che si porta dietro da quando è bambino, il calcio. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per capire meglio il ruolo del procuratore sportivo e di quanto ‘illimitato’ potere dispongono.

Gli studi e i primi passi nel mondo dei procuratori

Alessandro ci ha aperto le porte della sua vita, spiegandoci come il calcio fosse la sua passione fin da piccolo. Dopo essersi laureato e specializzato in diritto dello sport ha intravisto una strada professionale legata proprio a questa sua passione. “L’idea di fare il procuratore mi affascinava molto, essere pagato per vedere le partite e scoprire nuovi talenti era un sogno per me. Dopo essermi laureato, ho mandato curriculum a tutte le agenzie di procuratori e ai procuratori sportivi presenti nell’albo allora tenuto dalla F.I.G.C. Fortunatamente ho ricevuto riscontri positivi e da quel momento è iniziata la mia collaborazione con Roberto De Fanti e RDF football.

Alessandro ci ha spiegato in cosa consiste il ruolo del procuratore che non deve solo contrattare con le società per ottenere un salario maggiore per il suo assistito, ma spesso la sua figura diventa quasi un altro genitore. “Molti credono che il ruolo del procuratore finisca nel momento in cui viene firmato il contratto, invece è proprio lì che inizia il lavoro vero. I contratti dei giocatori sono molto semplici, la difficoltà è la gestione dell’atleta e di tutto quello che gli gira attorno. Questi ragazzi sono molto giovani e spesso anche lontani dalle famiglie, il mio lavoro è anche gestirli e consigliargli le scelte giuste”.

Japhet Tanganga, difensore classe ’99 del Tottenham, assistito dalla RDF Football

L’incertezza del periodo storico

Con Alessandro ci siamo addentrati nel periodo storico che stiamo vivendo. L’emergenza Covid-19 ha messo in difficoltà molti settori e anche quello sportivo ne ha risentito. Nonostante ciò, i procuratori sportivi non hanno mai smesso di lavorare. Come ci spiega Alessandro, il calcio non dorme mai. “Quello del procuratore è un lavoro che ti impegna 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. In questo periodo particolare c’è un nodo molto importante da sciogliere, quello relativo alle scadenze dei contratti e ai prestiti.

La stagione sportiva, in caso si possa concludere, slitterà inevitabilmente fino ad Agosto. I contratti dei calciatori, firmati almeno un anno fa, prevedono invece la scadenza a fine Giugno. “Finendo la stagione ad Agosto anche le scadenze dei contratti dovrebbero slittare in avanti. Staremo a vedere, per il momento non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale”. Resta l’indicazione della FIFA che ha aperto ai prolungamenti dei contratti fino al termine dei campionati.

Fabio Borini, attaccante Hellas Verona, assistito da RDF Football

Come è cambiata la figura del procuratore

La figura del procuratore sportivo è stata aiutata nell’ascesa dalla sentenza Bosman nel 1995 . Bosman era un calciatore in forza all’RFC Liegi e una volta scaduto il contratto con la società belga, la sua volontà era quella di cambiare squadra, andando a rinforzare la compagine francese del Dunkerque. La società francese però non offrì il conguaglio economico preteso dai belgi e così Bosman finì inevitabilmente fuori rosa. Disperato per l’accaduto, si rivolse alla Giustizia, che approvò una nuova norma. Questa formula prevedeva che i calciatori dell’Unione Europea potessero trasferirsi, in un’altra società, gratuitamente alla scadenza del contratto. Inoltre avrebbero potuto accordarsi con un altro club nel momento in cui mancavano solamente sei mesi alla scadenza del contratto stesso.

La sentenza Bosman ha cambiato tutto. Prima non ricordo tanti procuratori, c’erano grandi società e grandi calciatori. C’era uno squilibrio contrattuale a favore delle società, che potevano prendere le decisioni quasi senza consultare il calciatore. Dopo un iniziale livellamento, ora lo squilibrio è tutto a favore dei calciatori, ed è proprio questo che favorisce la figura del procuratore. Il problema però è che molti ragazzi giovani credono che avere un ottimo procuratore sia garanzia di successo, quando in realtà sono i calciatori a scendere in campo. Un procuratore aumenta la propria influenza e visibilità una volta che un suo assistito fa il grande passo nel calcio che conta, non il contrario. Per questo motivo la nostra agenzia punta molto sull’ istruzione dei ragazzi. La percentuale di quelli che potranno vivere solo di calcio è molto bassa e perciò teniamo molto al valore della scuola e della disciplina: fondamentali per l’uomo prima che per l’Atleta”.

In copertina, Alessandro Moretti

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